IL COMMENTO DA CHICAGO/ Ero scettica ma ora sento la bellezza di Obama

di Gina Di Meo

L'elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti è stata per molti la cronaca di una vittoria annunciata. Non per la sottoscritta. Chi scrive è tra quelle persone che all'inzio della campagna elettorale non avrebbe scommesso un centesimo sul senatore di colore dell'Illinois. Per carità sono quanto di più lontano dall'essere razzista, ma uno non è stato "amore a prima vista" con Obama, due ho sempre nutrito scetticismo nel confronti del popolo americano. Ho sempre pensato che questo paese, nonostante per molti sia un modello di democrazia, abbia ancora profonde radici razziste e quindi che non avrebbe mai eletto un presidente di colore. Ho continuato a pensarlo fino all'ultimo momento, anche quando trovandomi tra la folla a Grant Park a Chicago, tutti lo esultavano come presidente ancora prima che i risultati fossero definitivi.

Sono ben contenta di essermi sbagliata e di aver ricevuto ieri (4 novembre per chi legge, ndr) una grande lezione dal popolo americano. Ho capito che questo è un paese che quando è stanco di ciò che non funziona, quando vuole cambiare, si butta nelle battaglie anima e corpo. Forse solo ora ho compreso pienamente il significato di Change, yes we can. Volere è potere! Gli americani, specialmente una certa parte di loro, ci hanno insegnato che la tenacia, l'impegno alla fine premiano. Avevano solo bisogno di una spinta, di una persona con un carisma eccezionale che li prendesse per mano e gli facesse sentire che anche le minoranze contano.

Ho cominciato ad avere piena percezione del potere del presidente Obama, abituiamoci a chiamarlo così!, A Denver, durante il suo discorso all'Invesco Field, ho visto 80mila persone in delirio, ho visto gente piangere e allo stesso tempo gioire, ho visto volti disperati in cerca di un riconoscimento e volti festanti speranzosi per il futuro. Il mio feeling personale nei confronti di Obama è iniziato in quel momento. Ho pensato: Quest'uomo è speciale, è un eletto, bisogna seguirlo, anzi lasciarsi trascinare, cominciare a riconquistare la speranza che in fondo un futuro migliore può esserci. La vittoria di Obama non è solo il trionfo della democrazia negli Stati Uniti, piuttosto è la vittoria del mondo intero, è il primo presidente del mondo. Un commander in chief che non avrà fissa dimora solo a Washington, ma sarà global. Come ho imparato io la lezione, vorrei che la imparassero anche i miei connazionali. Vorrei soprattutto che quei giovani che mi hanno inondata di messaggi su Facebook per la vittoria di Obama, si sentissero in diritto ed in dovere di iniziare un cambiamento anche in Italia. Basta vegetare oppure scappare (mea culpa!), scrolliamoci di dosso il vecchiume e riappropriamoci del mondo. Obama ci ha dimostrato che nulla è impossibile. Certo l'Europa, ed in particolar modo l'Italia, non è l'America, il nuovo fa paura e arranca sempre, ma arriva un momento che bisogna smetterla di essere timorosi e cominciare a farsi sentire, gridare forte la propria esistenza. Professionalmente e personalmente sono orgogliosa di aver assistito alla vittoria di Obama, e anche umanamente parlando, ho visto tanti miei colleghi piangere! Sono orgogliosa che il mio scettiscismo iniziale si sia trasformato in una grande fiducia, e sono contenta che quell'amore a prima vista che non c'è stato all'inizio si sia trasformato in una relazione stabile e duratura. Certo Obama, senza fare eufemismi e cadere nei luoghi comuni, non avrà vita facile, sarà costantemente sottotiro, ma penso che abbia tante armi per controbattere, tra tutte il potere di incantare la gente con le sue parole e con il suo fascino.

John Keats a suo tempo scrisse: "A thing of beauty is a joy forever", Obama in questo momento è una cosa bella e come tale darà gioia.