PRIMO PIANO/GLI ITALOAMERICANI E OBAMA FOR PRESIDENT

di Chiara Zamin

Bensonhurst, due giorni dopo la vittoria di Barack Obama. Forse è ancora il quartiere più italiano di Brooklyn, ma le insegne cinesi lasciano intendere che la zona sta cambiando completamente fisionomia.

In un negozio di liquori a pochi metri dall'uscita della stazione metropolitana, linea N, "18 Avenue", scorgo la scritta "Sopranos" sull'etichetta di un vino esposto in vetrina. Il signor Valentino, per gli amici "Val" , un italoamericano di circa 50 anni, è il proprietario del negozio di liquori "J.Trovato". I suoi nonni, originari dell'Abruzzo, inagurarono la loro attività commerciale settanta anni fa.

Val, che ne pensa di Barack Obama? E' felice per la sua vittoria?

"Felice?" Mi risponde, "No, felice non proprio. Barack Obama ha dimostrato di avere un'ottima parlantina, ma bisogna vedere se riuscirà a realizzare tutto quello che ha promesso".

Val è indaffarato e tra un cliente e l'altro mi svela con l'espressione facciale i suoi mille punti interrogativi. Arriva Salvatore, 70 anni; occasionalmente aiuta al bancone Valentino. Anche lui italoamericano, i nonni erano originari di Avellino.

"Vuole sapere cosa penso di Obama? E chenneso. Non sono in grado di rispondere perché è troppo presto per dare un giudizio. Signorina, ritorni tra 6 mesi e qualcosa saprò dire. Certo, il fatto che voglia fare un po' come Robin Hood mi fa piacere. Trovo che sia giusto distribuire in maniera un po' più equa le risorse di questo Paese."

Un po' più avanti nella via, seduto al Caffé Italia c'é Pasquale di 90 anni (in realtà ne dimostra 10 in meno). Originario di Palermo, con accento marcatamente siciliano, a volte incomprensibile e con la grinta di un diciottenne risponde: "Ma questu è un burattino nelle mani di altri. Lui firmerà le carte e baschta".

Francesco invece, il proprietario del bar è più pacato e con il sorriso sulle labbra mi confessa di essere abbastanza fiducioso su Obama anche se, puntualizza, rimane ancora un grosso punto interrogativo sul risultato del suo operato.

Angela di 35 anni, anche lei originaria di Palermo, gestisce una grande pasticceria di famiglia poco più avanti. Alla mia domanda timidamente risponde: "Mi sembra che Obama abbia le capacità per diventare un bravo Presidente, sono fiduciosa, staremo a vedere".

Il tempo è incerto, a tratti piovoso, ma il nostro viaggio prosegue lontano, verso un altro quartiere popolato di italiani: la "Little Italy" del Bronx, ad Arthur Avenue. Gaetano, 72 anni, un passato da operaio stradale, attende fuori dal panettiere la moglie indaffarata con gli acquisti. Introducendo il tema "Obama" si dichiara ottimista. "Chi se ne frega se è bianco, nero o giallo. Ormai questa distinzione non esiste più. L'importante è che faccia qualcosa di buono per il Paese. Le carte per essere un Presidente di talento non gli mancano e sono contento per i neri, perché vedono finalmente uno di loro trionfare".

Dopo il panettiere è la volta del salumiere. Pietro, detto Peter, ha 53 anni e dal 1966 gestisce il negozio "Pork store Calabria". Appesi alla perga del soffitto del suo negozio un trionfo di salami dal profumo inebriante, di tutte le tipologie e dimensioni. Ha l'aspetto un po' teso, è intento a distribuire i compiti tra i suoi dipendenti.

Per Peter era necessario un netto cambiamento nel modo di fare politica. "Non ne potevamo più di Bush, ha distrutto il Paese. Era necessaria una svolta decisive e Obama rappresenta questo. Io non so prevedere come sarà ma sono abbastanza ottimista".

Decisamente convinto della positività del "tornado" Barack Obama è Paolo Palombo, docente di storia italiana e letteratura della Fordhan University nel Bronx e proprietario della nota pasticceria "Colombo" sulla Arthur Avenue. Secondo il professore "Obama è riuscito a cambiare il mood non solo degli Stati Uniti ma del mondo intero".

Tommaso, 60 anni, proprietario del ristorante "Rigoletto" sostiene che Obama è come un tartufo dalle mille fragranze, e aggiunge solennemente: "Sarà il Presidente più bravo di tutta la storia politica americana", mentre Saverio, amalfitano, un simpatico barbiere titolare dello storico "Saverio Unisex Hair Styling" è convinto che con Obama le cose non si aggraveranno ma si aggiusteranno di sicuro, e sorridendo bonariamente precisa: "Ora la Casa Bianca si dovrà chiamare Casa Nera!" .