A modo mio

I fenici tra di noi

di Luigi Troiani

A fine ottobre, per lavoro, sono tornato a Nicosia. L'ultima grande passione cipriota è la cucina etnica; niente di strano che i miei ospiti mi abbiano trascinato ad una cena messicana, in un ristorante appena aperto ad un soffio dalla linea di separazione tra comunità greca e turca. Serata buttata sotto il profilo culinario (alla larga da un greco che cucina messicano...), ma tutta da ricordare per un paio di scoperte interessanti.

La prima: che il passaggio attraverso la linea di demarcazione dove fino a poco tempo fa c'era un muro vigilato da soldati armati e pronti a sparare, è divenuto un punto di incontro interetnico. La gente si sposta ora tra le due parti regolarmente senza particolari formalità, in attesa di una soluzione politica alla divisione in atto dall'invasione turca del 1974. La libertà di movimento sta, peraltro, consentendo una serie di approfondimenti sulla natura della gente isolana, che potrà aiutare il processo di riunificazione. La sera della cena messicana, gli interlocutori hanno presentato i risultati di un'indagine promossa dal Centro studi di Politica europea, ripresa dal Cyprus Mail con il titolo a tutta pagina "More similar than we think". I greco e turco ciprioti risultano "più simili di quanto ritengano sotto il profilo dei valori personali condivisi". In ambedue le comunità, la maggioranza mostra senso dell'indipendenza personale, si considera religiosa, dice di non tenere alla ricchezza, scansa l'avventura, non si fida di nessuno, rigetta immaginazione, creatività, altruismo. Non compaiono divergenze fondamentali sul piano dei valori e delle ideologie, e le diversità sono fondate piuttosto su contesti specifici e taluni sviluppi storici. L'altruismo, ad esempio, è virtù che appartiene soltanto al 23% dei greco ciprioti e al 24% dei turco ciprioti. Specularmente, solo il 5% dei greci ritiene che gli altri non tendano ad approfittarsi di loro contro l'11% cento dei turchi; e più del 95% in ambedue le comunità tende a fidarsi solo dei familiari.

Sono, quelle elencate, caratteristiche tipiche della gente mediterranea, che spiegano molto dei guai, anche italiani, delle popolazioni rivierasche, delle magagne di regimi politici e sistemi economici, dei limiti delle loro vicende sociali, culturali. religiose.

La responsabilità (e questa è la seconda scoperta della serata cipriota) è probabilmente dei Fenici. Quell'antico e nobile popolo di commercianti e artigiani (2750-146 a.C.), è ancora tra di noi, afferma Chris Tyler-Smith, dell'istituto The Wellcome Trust Ranger, in una ricerca, supportata da National Geographic e Ibm's Genoghraphic Project, pubblicata dalla rivista American Journal of Human Genetics, della quale stanno parlando i giornali di mezzo mondo. Gli amici del tavolo messicano mi hanno mostrato un simpatico articolo cipriota, con titolazione piuttosto esplicita: "Gene study shows the Phoenicians still with us".

Tyler-Smith scrive che "almeno un alunno in ogni classe di una scuola tunisina o di Cipro è un diretto discendente dei fenici". Un maschio mediterraneo su 17, in particolare nella zona orientale e nelle fasce afro-italiana e afro-ispanica baciate dalla colonizzazione punico-fenicia, detiene un cromosoma Y trasmesso dai maschi fenici. Le sequenze genetiche di un popolo di artigiani e navigatori commercianti, che ha lasciato un alfabeto e preziose tradizioni per la lavorazione di vetro avorio e stoffe (Phoinikes viene da phoinix, rosso porpora), sono tra di noi, e qualificano il patrimonio in Dna del 6% della popolazione mediterranea, con buona pace dei tanti che nel cosmo latino e arabo si ostinano ad arrogarsi un tronfio esclusivismo etno-cultural-religioso su una regione tuttora in cerca di pace e progresso.