Libera

Dagli USA una lezione per gli italiani

di Elisabetta de Dominis

Non ha vinto Obama, ha vinto il popolo americano. Una grande lezione di democrazia che il popolo, finanziando e votando Obama, ha dato alla classe politica ed economica. La classe politica veniva finanziata dall'industria bellica e petrolifera; quanto alla classe economica: per la ricchezza di pochi, si è perso il benessere di molti. Affossati nella slealtà.

E questi molti, miserabili e impotenti, hanno dimostrato il loro potere: il potere del popolo, la demo-crazia. Sono loro che hanno fatto la differenza: quegli americani che si sentono Americani con la A maiuscola (come una volta era corretto scrivere), prima che ricchi o poveri, colti o ignoranti. Parte di essi non aveva mai votato prima, perché tanto il potere era roba irraggiungibile, per ricchi. E che fossero repubblicani o democratici non faceva differenza. Perché non potevano comprendere le necessità della gente comune. Così la vedo io, che vivo in Italia.

In Italia la democrazia generalmente ha l'accezione di liberalismo, inteso come libertà individuali pressoché illimitate; economicamente è liberismo, interpretato come libertà mercantili garantite; politicamente significa il potere dei democristiani. In sintesi: si può fare i propri comodi, purché ci si professi di fede cristiana. La lealtà è un concetto d'oltremare che si profila all'orizzonte: si accarezza con lo sguardo, ma sta fuori di noi. Essere leali è una dote scomoda che non permette di adattarsi alle circostanze. E' da fessi. Essere liberi un anelito di superiorità raggiungibile calpestando gli altri. Invece si calpesta soprattutto se stessi. Quando si vota un uomo politico non per la sua probità, non per i valori che vuole rispettare e le classi meno abbienti che si prefigge di difendere con una ridistribuzione della ricchezza, bensì perché manterrà le nostre rendite di posizione, ci assegnerà un ruolo di potere in cambio di qualche bieco servigio e soprattutto non ci farà rompere il salvadanaio per dare qualcosa al vicino che ha fame, mentre ‘sicuramente' ci farà diventare ricchi come lui o quasi, questo è da pavidi velleitari.

Martedì sera chi ha guardato i programmi televisivi italiani, ha avuto l'ennesima conferma che gli italiani sono un popolo di maggiordomi. A destra e a sinistra facevano a gara a chi era più amico di Obama. Antonio Leone, vicepresidente della Camera del Pdl, ha delineato la somiglianza tra Obama e Berlusconi, a partire dalla "comunicazione". Si è detto che è l'Obama italiano. Mi pare grave. Sul fattore estetico, possiamo invece chiudere un occhio, come fa chi ha una brutta moglie. Dunque, stessa età, perché il Nostro è senza tempo; stessa altezza, perché il Nostro ha i tacchi; stessa carnagione, perché il Nostro ha il cerone; stessa pettinatura, perché il Nostro ne ha una posticcia... praticamente separati dopo la culla. La ministra Mariastella Gelmini ha avuto la spudoratezza di dichiarare che si è ispirata ad Obama per la sua riforma scolastica. Perché, appunto, noi siamo fessi. Francesco Storace, segretario de La Destra (i cui seguaci salutano ancora con il gesto fascista del braccio teso), ha addirittura titolato un suo intervento: "Obama o morte" sostenendo che, in caso di vittoria di McCain, "la triste storia della gendarmeria mondiale continua". Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, ha accusato Veltroni di "cavalcare la vittoria di Obama per farla sua", poiché il Pd l'ha festeggiata con diversi party a Roma. Appropriazione indebita di vittoria.

Ma non si vergognano? Sembra di no, se neppure si vergogna l'assessore forzista all'Ambiente del Comune di Roma Fabio Di Lillo che, per la figlia che compiva un anno, ha organizzato di domenica una festa con 150 invitati nella sede dell'assessorato, una serra di fine Ottocento a due passi dalle terme di Caracalla, affittabile solo per attività culturali pubbliche. Si è difeso sostenendo che contro di lui erano in atto "sinistre manovre politiche", perché "quella era un'occasione pubblica aperta a tutti" e che per lui "era un giorno di lavoro". Che fessi siamo stati a perdere un'occasione culturale come il compleanno dell'erede Di Lillo, il quale ha coperto il soffitto della serra di palloncini rosa con la scritta "happy birthday". Purtroppo è ancora molto lontana una happy end di tale genia politica.