Che si dice in Italia

Il sangue non fa genitori

di Gabriella Patti

Due commenti a notizie dal mondo dello sport (di politica, quella italiana, vorrei riuscire a non parlare: è meglio). Amara lettera-sfogo quella che Mario Balotelli, il 18enne calciatore ganese ma oggi italiano, ha affidato al suo blog. Il super Mario dell'Inter, abbandonato da piccolo e ammalato dai suoi genitori biologici e curato e cresciuto da una coppia italiana, scrive che di suo padre di sua madre naturali non vuole sapere più nulla. Perché si sono fatti vivi solo ora che lui è diventato famoso e ricco. "Quando ero piccolo, dovevano essere quelli che io considero i miei veri genitori, i Balotelli, a portarmi da loro. Sennò non si sarebbero mai fatti sentire. Loro mi avevano semplicemente abbandonato in ospedale. Addirittura non chiamavano nemmeno il giorno del mio compleanno. Adesso, invece, si fanno fotografare e intervistare con la faccia triste e la mia foto, dicendo che io li ho dimentivati".

E' una triste storia, certamente non unica: di bambini abbandonati è purtroppo pieno il mondo. Ha ragione la psicologa Maria Rita Parsi: "Per essere considerati madre e padre non basta fare un figlio. Ci vuole l'amore, l'educazione, l'esempio".

Quelli che Franco e Silvia Balotelli, da Concesio in provincia di Brescia, hanno dato a Mario. Che ora, raggiunta la maggiore età e ottenuta finalmente per legge la cittadinanza italiana, ha ricompensato scegliendo definitivamente il loro cognome e non quello dei ganesi Barwuah.

E POI C'E' ALEX DEL PIERO. La notizia, a dire il vero, viene da Madrid e quindi a rigor di logica non dovrebbe trovare spazio in quesa rubrica. Ma ne parlo per l'eco che ha avuto, nei bar e nei salotti di tutta Italia. Lo sapete: il bomber juventino, al termine della strepitosa partita vincente contro il Real Madrid è uscito tra gli applausi dei tifosi del Bernabeu. Non quelli bianconeri. Gli spagnoli. Grande sportività, d'accordo. Ma, in fondo, non dovrebbe colpirci più di tanto. Invece i cronisti sportivi e anche non sportivi si sono sperticati nel sottolineare l'evento. Da noi, dicono tutti, non sarebbe mai successo. E' un segno di quanta strada ancora dobbiamo fare sulla via della democrazia.

STESSO GIUDIZIO a proposito del discorso con cui John McCain ha riconosciuto la vittoria di Barack Obama. Un discorso indubbiamente molto bello e nobile, diverso e più profondo da quelli a cui ci hanno abituati i precedenti sconfitti nella corsa alla Casa Bianca. Giustamente la stampa internazionale l'ha messo in evidenza. Ma da noi lo stupore è stato davvero grande. I commenti della gente sono stati tutti dello stesso tenore: "Ve li immaginate i nostri politici, di destra o di sinistra, che ammettono di avere perso, che non denunciano brogli, che non tuonano contro complotti "comunisti"?

E VA BENE, NON RESISTO. Una battuta sulla politica italiana (ma può essere definita politica?) devo farla. E non può che essere sulla ennesima infelice sortita del nostro Capo del governo. Quel definire "bello abbronzato" il prossimo presidente americano, eletto tra l'entusiasmo non solo del suo paese ma di buona parte del resto del mondo (compreso quello della vostra umile scrivente) ci sta esponendo, ancora una volta e non ce n'era proprio bisogno, all'indignato ludibrio dei commentatori internazionali e della gente per bene. Ma ridiamoci sù, è l'unica cosa da fare. Registrando, come ha fatto qualche arguto giornalista, che - in fondo - si tratta di un record da Guiness. Fermate il cronometro. Appena 35 ore dall'elezione e il Presidente del Consiglio italiano ha già fatto la sua prima gaffe.