ARTE/DOCUMENTARI/ L’artista-artigiano ritrovato

di Olivia Fincato

Sono tanti gli Italiani che lasciano la loro terra per giungere al compimento della loro ricerca, sia questa artistica o individuale. Alcuni tornano, più o meno soddisfatti di quello che hanno trovato. Altri se ne restano lontani e di loro si perdono le tracce, mentre all'insaputa di molti, lasciano altrove un segno importante. Di Henry Bertoia non si sa molto. Alcuni, forse quelli più vicini al mondo del design, se lo ricordano per la Diamond, la sedia prodotta da Knoll che ancora oggi è oggetto di culto in tutto il mondo. Pochi però sanno che il friulano Arieto Bertoia, Henry per gli americani, è stato uno degli artisti più rappresentativi e influenti della scultura americana del secondo dopoguerra. Non a caso lo scorso lunedì il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura Renato Miracco ha inaugurato la mattinata in suo onore con la battuta:«Sono lieto di essere riuscito a trovare nel nostro fitto calendario il giusto e meritato spazio per Hernry Bertoia, una delle eccellenze italiane che è stata un po' dimenticata».

All'evento dell'Istituto, parte del programma di avvicinamento alla grande mostra celebrativa di Arieto (Henry) Bertoia che si terrà nella sua terra natale nel maggio 2009, è stato proiettato in anteprima assoluta il documentario per la regia di Bruno Mercuri e prodotto per Videe, con la consulenza di Gilberto Ganzer, Direttore dei Musei Civici di Pordenone e curatore insieme a Marco Minuz della retrospettiva sull'artista.

All'evento, oltre al Console Generale Francesco Maria Talò erano presenti Sergio Bolzonello, Sindaco del Comune di Pordenone, Antonio Sartori di Borgoricco, Presidente del Consiglio della Provincia di Pordenone, Elio De Anna, Assessore della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia insieme a una delegazione di Sindaci della Provincia di Pordenone.A onorare il padre erano presenti anche i figli americani , Val e Vesta Bertoia.

A introdurre il documentario e la vita di Henry è Gilberto Ganzer che, con entusiasmo e grande passione verso l'artista, ha saputo trascinare il pubblico all'interno del suo immaginario, svelandone l'anima più autentica: «Bertoia era un artista-artigiano, il suo era un design "sostenibile"; i suoi lavori durano nel tempo, donano emozioni e sono costruiti con la tecnica e le capacità di un artigiano. La creatività e il talento di questo artista si fondano sulla sua conoscenza verso la materia. Egli, può essere considerato uno "sciamano della scultura" poiché quando tocca le sue sculture musicali e le fa vibrare esse suonano non solo al vento ma universalmente, come in contatto con la cetra d'Apollo». E questa è solo un'anticipazione della grande retrospettiva sull'artista per la prossima primavera, frutto di una capillare ricerca tra collezionisti privati e musei che permetterà di ripercorrere le tappe di questo importante artista friulano, legato visceralmente al suo territorio, nonostante le sue esperienze abbiano toccato mondi diversi e lontani. «La sua opera svela un legame profondo con la natura, quella friulana, tipica della sua fanciullezza, le sue sculture sonore infatti ricordano i "soffioni" , i canneti oracolo dei bambini, segmento della sua ritrovata felicità attraverso la memoria» continua Ganz, mentre il pubblico rimane affascinato dinnanzi alle stupende immagini delle opere presentate nel documentario. Sono infatti queste a parlarci di lui, della sua vita, insieme alle parole di chi lo ha conosciuto e amato come artista e come uomo, nel viaggio da San Lorenzo d'Arzene fino ai boschi della Pennsylvania.

Il documentario rivela in maniera poetica e intima, grazie a interviste con parenti, amici e figure note del mondo dell'arte internazionale, quanto Henry fosse legato, nonostante vivesse lontano da anni, all'Italia e alla natura, in tutte le sue forme. Le sue sculture sembrano plasmarsi al suono del vento tra gli alberi, al loro ritmo e movimento, trasportando tutta la sua energia emotiva nel metallo e così rendendola permanente.

Nel 1950, a vent'anni dallo sbarco in America, Herny Bertoia frequenta un corso di Design Industriale e disegna la famosa poltrona per Knoll, apprezzata per la sua forma simile ad un'estensione del corpo umano e per la sua impeccabile qualità scultorea, ma dopo il successo decide di lasciare il mercato per dedicarsi totalmente alla sua arte e ritrovare la sua espressione personale più pura, quella vicina al suo spirito. «Alla fine della sua vita non aveva più voce ma ciò che parlava erano le sue sculture, con una musica universale e d'amore» racconta emozionato il figlio Val Bertoia dopo aver ricevuto un riconoscimento per il padre da parte della Provincia di Pordenone.

Il documentario si conclude con un primo piano della sorella Ave, mentre in dialetto friulano, ci svela una delle sue ultime conversazioni con il fratello:«Henry m'ha detto ‘Ave siediti lì. Ho sempre pensato di fare un viaggio con te a San Lorenzo, ma ora è troppo tardi. Vai tu e porta a tutti i miei più cari saluti e ricorda loro che mai mi sono dimenticato della mia terra».

E, come ha ricordato il Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello a conclusione della mattinata dedicata al grande scultore designer:«Non ci siamo dimenticati della promessa di Bertoia grazie a una serie di iniziative della provincia di Pordenone, porteremo a tutti il suo saluto».