ARTE/MOSTRE/ La fotografia che unisce

di Gaia Torzini

Singolare e plurale. L'identità dell'artista che si fonde con quella dei luoghi, delle piazze, degli edifici, della gente di altri tempi. Uno scatto fotografico capace di fermare la realtà che ci circonda, unendola all'interpretazione dell'artista. È con questo obiettivo che nasce Parma, Young Photographers: Identity/Identities, una mostra che raccoglie le fotografie di giovani autori parmigiani. La mostra, inaugurata la settimana scorsa e in programma fino al 15 novembre, è aperta tutti i giorni, domenica esclusa, dalle 10 am alle 6 pm, con entrata libera, alla Visual Arts Gallery (601 West 26 Street, tra 11 e 12 Avenue), 15esimo piano.

L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra la città di Parma e la School of Visual Arts di New York e prevede un duplice scambio culturale tra Italia e Stati Uniti: all'esposizione attualmente realizzata nella Grande Mela da parte di fotografi emiliani seguirà infatti un'altra rassegna, curata dalla scuola newyorkese, a Parma, al Palazzo di San Ludovico, nel marzo del 2009. «L'incontro fra culture -spiega Stephen Frailey, a capo del BFA Photography Department of School of Visual Arts -è fondamentale per la formazione di giovani artisti. Anche l'arte ormai è globale. Per questo, quando le istituzioni di Parma ci hanno contattato proponendoci uno scambio culturale abbiamo deciso di accettare l'offerta senza riserve. Del resto, da sempre, la nostra scuola mette in contatto studenti di tutto il mondo e favorisce eventi all'estero». In Italia, l'iniziativa è stata promossa dall'Archivio giovani artisti del comune di Parma, un'organizzazione culturale, nata nel 1993, che sostiene i giovani artisti locali con età inferiore ai 35 anni. In particolare, l'ente si rivolge a tutti i giovani che operano nel campo delle arti visive, delle arti applicate, delle immagini in movimento e della letteratura al fine di documentare, offrire servizi e organizzare attività promozionali che consentano una sempre più vasta conoscenza delle produzioni artistiche giovanili. Tra gli iscritti all'archivio sono state quindi selezionate le opere di nove autori che hanno un legame di identità con il territorio emiliano, e con Parma in particolare: si tratta di fotografi che studiano o lavorano o vivono a Parma e provincia, e che comunque hanno un rapporto con la cultura del luogo. La mostra, curata dal dottor Paolo Barbaro dell'Università di Parma, propone nel complesso 24 fotografie che ruotano attorno al concetto di identità, intesa sia come espressione dell'io personale, sia del rapporto con i luoghi e le tradizioni che ci circondano. Barbaro nota infatti che «nella lingua italiana la parola identità è la stessa sia al singolare sia al plurale. In fotografia poi, i termini dell'identità singola (l'aspetto biografico, l'istante realmente vissuto e visto dal singolo autore) e dell'identità plurale o collettiva (il paesaggio, il sistema sociale, la cultura a cui la singola immagine appartiene) sono legati in maniera indissolubile. Anzi, potremmo addirittura affermare che sono la stessa cosa». Ed ecco dunque che incontriamo gli spazi densi di significato di Dario Catellani, che racconta un luogo mettendo in primo piano un semplice oggetto, come un paio di occhiali abbandonati sul pavimento; gli edifici monumentali della città di Parma, fermati per un istante dall'occhio di Michele Corso; la semplicità del paesaggio agricolo padano, riscoperto da Gianluca Bronzoni; le immagini di Marco Campanini che, attraverso l'interpretazione estetica delle foto e il gioco di luci e ombre, stratifica luoghi e tempi in un unico scatto. E ancora: la documentazione del cimitero monumentale di Staglieno (Genova), realizzata da Gianguido Zurli; lo spazio denso di memoria di Cecilia Comani; lo sguardo familiare di Ivan Migliorati; lo straniamento quasi dadaista di Sara Lodi e i volti espressivi di Marco Circhirillo. «Raccontare le identità è un ottimo tema fotografico -prosegue Frailey - e per questo non cambieremo il soggetto della mostra neppure in Italia. L'unica differenza rispetto a quella in corso sarà con molta probabilità il numero dei partecipanti: ne selezioneremo una quarantina, per dare loro la possibilità di incontrare artisti italiani». E cercare di superare così, una volta per tutte, anche l'identità nazionale.