PUNTO DI VISTA/ Il vizio totalitario dell'italiano

di Toni De Santoli

La psiche degli italiani è la psiche delle genti dalla spiccata tendenza al totalitarismo. Non sopportiamo chi la pensa in modo diverso da noi. Crediamo che la ragione sia sempre la nostra e che agli altri non resti, fatalmente, che sbagliare. Quando perdiamo la contesa politica, diamo segni di insofferenza, anche di collera: ci sentiamo incompresi, ci auguriamo che i vincitori vadano prima possibile incontro alla catastrofe, e poco importa se il disastro riguarderà "anche" la nazione e milioni e milioni di nostri connazionali.

Giorni fa, il presidente del Consiglio Berlusconi con strafottenza ha suggerito al leader del Pd, Veltroni, di andarsi a riposare, poiché a "governare" ci pensa lui. Quest'atteggiamento, questo linguaggio ricordano in modo, secondo noi impressionante, il Giulio Andreotti il quale parecchi anni fa di tanto in tanto ricordava che "il potere logora chi non ce l'ha"... Il potere in Italia è un'acquisizione da difendere, da conservare con le unghie e coi denti. Così lo difende il centro-destra, come, a più riprese, lo ha difeso il centro-sinistra. La procedura democratica ci è d'impaccio. Proclamiamo di accettare di buon grado, e con genuina convinzione, i principi della democrazia, ma non è così: in realtà fingiamo di apprezzare il retaggio di antiche civiltà: l'Ellade, la Roma del miglior Senato, l'Inghilterra della Magna Charta, i Comuni, le Repubbliche Marinare. Magari avvertissimo ancora i palpiti che animavano Amalfi, Venezia, Genova... Troviamo molto più comodo comandare con la forza dei numeri. Sbraitare "ora il capo sono io" e procedere a colpi di decreti come nemmeno Crispi si sognava di fare. Ma è giusto governare con decisione. Altrimenti, la ricerca continua dell'intesa con l'opposizione, la quale opposizione a sua volta divisa potrebbe anche far finta di auspicarla questa benedetta intesa (...), condurrebbe alla paralisi e sarebbe quindi di grande detrimento al Paese. Governare con decisione, e bene, richiede, tuttavia, parecchie qualità, secondo noi nobilmente "old-fashioned": competenza, maturità, buona disposizione d'animo, sincerità e anche quella "levitas" romana (molto salutare) del tutto sconosciuta a Berlusconi, Brunetta, Bondi e ai tanti campioncini del centro-sinistra.

D'altra parte, il nostro è il Paese in cui se a scuola osavi dichiarare che Manzoni non ti appassionava, e, anzi, trovavi che fosse soltanto un indigesto novelliere, come minimo venivi considerato "un mentecatto"... Il nostro è un Paese che ascoltava, e forse ascolta tuttora, soltanto le ragioni dei vincitori e mai quelle dei vinti. Il nostro è un Paese in cui non basta superare l'avversario: l'avversario lo si deve, soprattutto, annientare, ridicolizzare. Umiliare. Come fa Berlusconi, come faceva Andreotti, come facevano i radical-chic alla Crespi. Coi fascisti non si parla, il potere logora solo chi non ce l'ha, lei vada a riposarsi, che a comandare ci penso io... Eccolo l'italiano totalitario.