Il rimpatriato

I "misteri' di Piazza Navona

di Franco Pantarelli

Piazza Navona è una delle più belle piazze di Roma. Durante la Roma imperiale era uno stadio per le manifestazioni sportive, con gli atleti che gareggiavano fra loro con grande tenacia. Poi la Roma papale la trasformò in una sorta di trionfo del barocco e i gareggianti diventarono gli artisti: ancora oggi si può vedere una statua del Bernini adagiata sul bordo di una delle tre fontane che rappresenta un signore intento a guardare con aria schifata la basilica costruita lì a fianco dal Borromini, che di Bernini era rivale. D'estate gli scoli delle fontane venivano chiusi, l'acqua che così non poteva trabordava allagava la piazza e il popolino, che di occasioni di gioia ne aveva decisamente poche, poteva riversarsi lì e godersi la frescura. Col passar degli anni i gareggianti sono cambiati ancora (le signore che negli anni '60 si recavano lì per far vedere alle altre signore quanto fossero più eleganti di loro) e ancora, quando i ragazzi del '68 gareggiavano in interminabili discussioni su chi fra loro fosse "più rivoluzionario" (a parole) degli altri.

Ora che Piazza Navona è diventata un regno quasi esclusivo dei turisti, la gara più evidente è quella fra i pittori che offrono loro di farsi fare il ritratto in cambio di pochi euro, e la concorrenza è forte. Ma l'altro giorno (forse lo avete letto sul giornale) c'è stata una gara tutta speciale: una "battaglia" (termine improprio). Da una parte gli studenti che protestavano contro i cambiamenti (tagli alle spese) che il governo ha deciso di imporre alla scuola elementare (una delle pochissime cose in cui l'Italia di oggi sopravanza gli altri Paesi) e all'università, dall'altra un gruppo di energumeni che li hanno aggrediti, ecco perché il termine "battaglia" è improprio. Gli studenti si trovavano lì perché a due passi c'è il Senato, dove si stava consumando l'ultimo atto della vicenda attraverso il voto di approvazione della nuova legge. Gli energumeni, una sessantina, sono arrivati affiancati da un camioncino (prima nota stonata: Piazza Navona è chiusa al traffico, chi lo aveva fatto entrare?). Alcuni di loro erano studenti ma molti altri erano decisamente più vecchi e quello che sembrava il capo aveva palesemente passato la quarantina. A "proteggere" il Senato dalla fiumana di ragazzi c'erano schierati i drappelli della polizia con il compito di sedare eventuali disordini. Ma quando dalla vicina piazza sono cominciate ad arrivare grandi urla (quindi un "disordine") i drappelli non si sono mossi. Anzi (seconda nota stonata), un poliziotto che si è azzardato a dire: "Che facciamo, non interveniamo?", è stato zittito da un suo superiore con un "Interverremo fra cinque minuti".

Che cos'erano tutte quelle urla? Era accaduto che gli energumeni, prelevati dal camioncino dei bastoni (ecco a cosa serviva) avevano cominciato a colpire, gridando "duce, duce", tutti quelli che capitavano loro a tiro. "Ah, i nostri sono arrivati", commentava (terza nota stonata) uno dei poliziotti tenuti fermi.

Passati i cinque minuti stabiliti, che per i più giovani fra gli studenti devono essere stati interminabili, i poliziotti si sono finalmente mossi. Nel frattempo però gli aggrediti avevano preso a difendersi, contrapponendo ai bastoni le sedie dei tanti bar presenti in Piazza Navona, cosicché quello della polizia è diventato "un intervento per sedare una rissa fra studenti di opposte tendenze", il che dava il crisma della profezia alle parole che due giorni prima uno stizzito Silvio Berlusconi aveva pronunciato (i manifestanti sono dei "facinorosi").

Di qui l'elogio al sano "equilibrio manifestato dalle forze dell'ordine" che gli esponenti del governo hanno fatto poi, ricostruendo i fatti a modo loro, cui si sono rigorosamente accodate le tv. Eppure i loro giornalisti erano lì. Avevano avuto tutte le possibilità di "vedere" come erano andate le cose, i loro operatori avevano avuto modo di riprenderle e comunque potevano raccogliere delle testimonianze dirette. Niente da fare: quello che conta, per le tv italiane, non è che cosa effettivamente accade. Conta solo la versione che fornisce il governo. Con le note stonate nelle tv italiane non si fa carriera. Chiedo scusa per essere caduto sul mio "pallino" di sempre: l'indecente informazione italiana. Ma è tutta colpa dell'America e dei miei anni trascorsi all'ombra dei grandi network e del loro mirabile lavoro.