Libera

I sottoscritti e la plebe

di Elisabetta de Dominis

Giù le mani dal nostro futuro" titolava uno striscione degli studenti universitari romani in questi giorni di tafferugli per i tagli all'Università, dopo il decreto Gelmini sulla scuola.

Ma che preoccupazione c'è se, come ha scritto il Washington Post, gli italiani si dividono in due categorie: "Quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lavoreranno per lui"?

C'è che, anche se è il padreterno in terra italiana, non riuscirà mai a sistemarli tutti, perché tutti non potranno fare i sottoscritti. "I sottoscritti", come chiama i suoi ministri un finto Berlusconi di una gag televisiva, sono dei sottoposti che hanno la funzione di replicarlo. Tutti gli altri non servono. E cosa ne faremo di loro? Plebe. Si torna all'impero romano: i patrizi saranno quelli che dispongono di pecunia, i plebei di penuria. Ma siccome nella nostra era i tempi sono molto sincopati, passeremo in un lampo anche il medioevo con vassalli, valvassori e valvassini stremati dalle tasse, finendo alla rivoluzione che questa volta sarà italiana.

Perché agli italiani puoi togliere tutto, anche la libertà (purtroppo), ma non i soldi. Si sono troppo ben abituati a fare gli americani.

A meno che Berlusconi non faccia prima la fine di Mussolini... "Chi troppo vuole, nulla stringe", mi insegnava mia nonna.

Qui il rischio è questo: la società divisa in due, con i ricchi da una parte, pochissimi, e i poveri dall'altra, tantissimi. Berlusconi cercherà di sistemare più gente che potrà, perché sa bene che la gente affamata gli si rivolterebbe contro. Ma credo non sarà come stendere la pasta della pizza: per quanto lui sappia fare anche il pizzaiolo, non arriverà a delineare un cerchio che racchiuda tutti. La maggioranza resterà fuori e sarà fame nera. Il fatto è che il Nostro se ne accorgerà troppo tardi, perché è troppo abituato a vivere nella ricchezza per rendersi conto che gli italiani sono stremati. E' lontano dalla gente. Anzi, continua arrogantemente a voler privatizzare, per dare i bocconi migliori a pseudo-imprenditori che coopta così nella sua corte dei miracoli.

La scena in piazza Navona è stata vergognosa: degli studenti manifestavano pacificamente, sono arrivati i neofascisti, dei figli di papà sui 25/30 anni (lo si vedeva dall'abbronzatura e le camice azzurre inamidate, anziché nere, che indossavano) muniti di bastoni tricolori e hanno fatto una barriera, impedendo agli studenti di avanzare. Poi hanno cominciato a provocare, urlando insulti e spaccando i tavolini dei bar (pagherà Berlusca?). Solo dopo sono arrivati i caschi blu, che hanno costretto a terra alcuni studenti, e un poliziotto ha urlato a un ragazzo in camicia: "Mettili giù, Francesco!" Dunque, lo conosceva? Era tutto architettato? Del resto, lo testimoniavano anche alcuni studenti in tv.

L'odio sociale che il governo sta fomentando, pensando di far ordine, sfocia in queste scene di disprezzo dei ceti ricchi verso quelli poveri, che ormai racchiudono anche la borghesia italiana. Se vorremo sopravvivere, dovremo pensare che non viviamo più nel bosco e non possiamo fare più i lupi, perché abbiamo distrutto anche gli alberi fra i quali nascondere le nostre nefandezze. Siamo troppi e o dividiamo fraternamente la pagnotta o non ci sarà pace per nessuno. Il lupo verrà stanato con le fauci ancora calde grondanti di sangue, anche se all'inizio crederà di averla vinta. Come succede in questi giorni, dove si impongono leggi a forza di decreti e si manda la polizia anche se non a scuola, nelle piazze contro ragazzi inermi (tre con il cranio fracassato in ospedale). Berlusconi ci aveva avvisati che non sarebbe arretrato. Pensa di essere il padrone del bosco che si estende fino al mare, dalle Alpi alla Sicilia. Gli fa giocoforza un governo ombra che ha manifestato al sole, ma è corroso da beghe interne, odi e rancori. L'invidia si taglia con il coltello nel Partito democratico e gli alleati sono guardati con livore come fossero nemici. I comunisti hanno perso il pelo ma non il vizio: si stano facendo terra bruciata.

Se non risorge un sentire liberale e sociale, basato sul rispetto, la condivisione, l'uguaglianza, finiremo tutti sbranati. Il benessere deve essere benessere sociale, di tutta la società, con meno ricchi e più benestanti. Il lusso non è necessario per vivere, la serenità sì.