EVENTI/CULTURA/ Dai “terroni” agli “extracomunitari”

di Samira Leglib

L'Italia è un Paese diviso, in tutti i sensi lo si voglia affermare. Questo si sa dai tempi di Garibaldi e molto dopo ancora. Durante il glorioso Risorgimento si diceva: «Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani». Nino Bixio al Conte di Cavour scriveva: «La Sicilia non è compatibile con il resto della nostra nazione. La Sicilia è Africa». E Luigi Carlo Farini di soggiorno a Napoli, diceva la sua: «Altro che Italia, questa è Africa! i beduini sono fior di signori paragonati a questa gente.»

Questo era quasi due secoli fa.

Oggi l'Africa è propriamente in Italia e con essa l'Albania, la Cina, la Romania. Ci si divide quindi in nuove voci, da quelli che aprono le frontiere e le menti, a quelli che sollecitano dall'alto delle loro cariche ufficiali di bruciare i campi rom. Ancora, un Paese diviso. Se prima la divisione era tra "terroni" e "polentoni", oggi - fermo restando che di questa originaria divisione non si è certo persa traccia - la grande muraglia è tra italiani ed Extra-comunitari, poca differenza fa se poi l'Unione Europea decide di annettere nuovi Paesi. Extracomunitario rimani.

Sono questi gli spunti da cui si è partiti lo scorso lunedì al Calandra Italian-American Institute della Cuny, durante una lettura tenuta da Grace Russo Bullaro, Professoressa del Lehman College. Bullaro sta attualmente lavorando alla realizzazione del libro: "Da terrone a extra-comunitario: la rappresentazione della razza nel cinema italiano contemporaneo". Concetto portante di tale lavoro è lo studio, attraverso una panoramica del cinema italiano recente, dei fenomeni di razzismo, interni nei confronti dei meridionali ed esterni verso gli immigrati, che si verificano in Italia a partire dal "Boom Economico" degli anni '50.

Non l'intero Paese, infatti, riuscì a beneficiare dello sviluppo industriale ed economico di quegli anni. Soprattutto nel Meridione, molti furono costretti ad emigrare in Germania e in Svizzera, ma anche per quelli che si spostarono semplicemente al Nord si trattò di una vera e propria migrazione. «Storicamente», asserisce la Prof. Bullaro, «grossi movimenti di popolazioni sono stati accompagnati da fenomeni di razzismo. A quale punto, però, le differenze culturali tra Nord e Sud sono diventate differenze razziali?». Le ricerche della Professoressa dimostrano come l'uso del termine "terrone" risalga al 1600 dove era sinonimo di latifondista. Oggi, lo stesso termine viene usato per significare, con evidente accento dispregiativo, contadino, villano, burino, buffone. E' alquanto sconcertante, inoltre, ritrovare documenti storici a nome di stimati letterati, in cui si manifesta un'esplicita discriminazione. Giacomo Leopardi in un suo scritto afferma: «Il Sud Italia ha reso merito nel passato e disgrazia nel presente».

Che cosa è cambiato conseguentemente alla forte immigrazione extracomunitaria a partire dagli anni '80? E' errato sostenere che il termine "terrone" sia scomparso dal vocabolario corrente degli Italiani, ma gli atteggiamenti di razzismo hanno anch'essi registrato una migrazione e la nuova parola ombrello sembra essere ora "extra-comunitario". Semplicisticamente, tutte le popolazioni migranti dal Nord Africa vengono appellate sotto il nome -che ormai si lega come il termine "terrone" a una serie implicita di concetti- di "marocchino". Allo stesso modo l'eterogenea popolazione Slava viene raggruppata sotto il termine di "albanese". Tutti insieme sono Extra-comunitari. Cosa buffa, che Grace Russo Bullaro giustamente sottolinea, è che gli Americani in Italia non sono mai stati chiamati extra-comunitari!

La sua tesi, elaborata insieme a un trio di collaboratori, Gloria Pastorino (Fairleigh-Dickinson University), Alberto Zambenedetti (New York University) e Gregory Pell (Hofstra University), è che tutte queste - se vogliamo - evidenze di discriminazione sono rappresentate nei temi e personaggi prescelti dal cinema italiano. L'esempio del meridionale che si trasferisce al Nord in cerca di lavoro è messo in scena in Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Ne I fidanzati di Olmi abbiamo l'esempio speculare dell'industrializzazione portata al Sud. In Pane e Cioccolata di Brusati, Nino il protagonista è un emigrato in Svizzera. Nel cinema odierno, i giovani registi da Ozpeteck ne Le Fate Ignoranti a Placido in Pummarò, offrono altrettanti significativi esempi. Due titoli fungono in particolare come ponte significativo tra il concetto di "terrone" e quello di "extra-comunitario": Quando sei nato non puoi più nasconderti di Giordana e Io, l'Altro di Melliti. Questi due film, spiega la Professoressa, hanno in comune il protagonista, Giovanni Martorana, il quale nel primo interpreta il ruolo di un siciliano, mentre nel film di Melliti veste i panni di un sospetto terrorista tunisino. L'osservazione che la Bullaro consegue è di quanto l'apparenza fisica conta nel concetto di identità. Martorana è siciliano ma facilmente passa sullo schermo per un immigrato africano.

«Questa sezione del Cinema, prende il nome di "Migrant Cinema", ed è uno degli specchi più efficaci per comprendere la società multi-culturale in cui oggi viviamo», dice la Bullaro. «Può aiutarci a capire il tumulto e lo storico turning-point che l'Italia sta oggi sperimentando. Questi fenomeni sono però globali, basti pensare all'America o alla Francia che hanno vissuto prima dell'Italia questi sconvolgimenti interni. Il cinema è in questo senso uno specchio per leggere la società, non un semplice esercizio accademico».