ARTE/INTERVISTA/ Nel segno veloce di Zito

di Michelina Zambella

La famiglia è il luogo in cui si cresce, si sperimentano i primi legami della propria esistenza, dai quali poi si forgiano i caratteri e le personalità di ciascun individuo. Anthony Zito, o semplicemente Zito, come adora farsi chiamare sin dai tempi del college, ha ereditato la passione per l'arte dai suoi genitori, con i quali va a completare la strabiliante triade familiare. Oggi 7 lo ha incontrato in occasione della mostra tenutasi a Governor Island, dove si è appena conclusa la Fiera dell'Arte in cui Zito ha esposto i suoi Ritratti (http://www.zitogallery.com/).

Rapido nell'eseguire dipinti, tempo stimato 5-15 minuti, questo artista/artigiano ama lavorare su ispirazione ma principalmente su commissione. I Ritratti esposti sull'isola sono smaltati su materiali riciclati e riprendono il soggetto di una foto da lui ritrovata, foto invecchiata di fine secolo scorso, che immortala una bellissima Venere. Definiti "sensuali" dal New York Post, quelli di Zito non sono dipinti su tela, ma su tutto quanto gli capiti sottomano. Abilità questa che gli ha fatto guadagnare la nomea di "maestro degli oggetti ritrovati". Quella Venere viene infatti ripresa in colori, forme e contesti differenti, addirittura su spartiti musicali che Zito ha volontariamente disfuso sul pavimento, sui bordi delle finestre, ad ornamento di quella calda ed accogliente sala. «Era un mucchio di fogli rilegati che ho trovato venendo al museo per allestire la mostra; li ho raccolti e ci ho disegnato sù. Gli altri li ho sparsi per terra perchè in fondo sono anche un musicista e vedere note e pittura mescolarsi mi rendeva felice». Musica, pittura ma anche scultura. Nella sala, Zito ha esposto tre elaborate lampade che ha creato, neanche a dirlo, con materiali riciclati. Una cassetta della posta - mi indica - un cestino della spazzatura nonchè ferraggi da buttare che ha saldato e tagliato. Lampade uniche e inimitabili, frutto della sua creazione, ma anche modellate su esplicita richiesta dei clienti, che il Mastro artigiano ama accontentare.

«Mi piace pensare all'arte in molti modi e fare arte mentre si fanno tante altre cose, come dipingere, cantare, suonare, fare scultura».

Ma nello specifico di cosa si occupa Zito? «Principalmente di ritratti. Se è vero che il disegno di una faccia è un ritratto, io definisco il ritratto come un disegno di qualcuno in particolare. Se si tratta di un anonimo o di un'immagine categorizzata allora abbiamo a che fare con un dipinto».

Racconta così la vita da artista che non ha mai rinnegato, nonostante i momenti di ripensamento dovuti alle difficoltà economica. Abbandonare? Manco a parlarne, perchè come lui stesso ammette: «non avrei potuto fare altro che l'artista, l'artigiano, lo scultore, il pittore». Secondogenito di John e Rosemary Zito, Antony Zito nasce nel 1969 e cresce in una piccola fattoria tra i boschi di East Granby, in Connecticut, tra libri di storia dell'arte e musei del Nordest. Si laurea all'università del Massachusetts in Disegno nel 1991 e si trasferisce a New York City nella notte di Halloween del 1992. Dopo una notte trascorsa al Mars Bar nel 1996, Zito ritrova al suo risveglio l'autoritratto dipinto su vetro, la notte precedente, ma rotto. Da allora ha cominciato a collezionare oggetti trovati, rotti, frammenti, dando inizio alla sua "Storia Visiva" nel Lower East Side. Avventura che lo vede impegnato come guida di un tour artistico tra i meandri di 30 studi d'arte indipendenti e gallerie, ogni mese.

I suoi dipinti sono comparsi al The Sundance Film Festival, The National Arts Club, The American Museum of Natural History, P.S. 122 Gallery, Chelsea Market Arts Collective, Angel Orensanz Foundation e Anthology Film Archives, giusto per citarne alcuni. Nel maggio 2004 il ritratto di Lee Marvin è divenuto parte del film Coffee and Cigarettes, diretto da Jim Jarmusch, con un'ultima comparsa nel suo recente film Broken Flowers. Pubblicato sul The New York Press, Zito esegue anche murales come quelli di Pizzeria Lombardi e The Spring Lounge a Little Italy.

Quanto ai progetti futuri, spera di riaprire una galleria e di concludere la sua autobiografia, materiale utile per il documentario che sta girando su sè stesso. «Sono stato fortunato perchè i miei genitori hanno conservato sempre tutto, sin dai miei primi disegni e adesso ho tantissimo materiale».

Ma perchè Zito parla di "riaprire"? Frutto del sogno di una vita, la Zito Studio Gallery fu inaugurata a Ludlow Street nel gennaio 2002; fu un successo, immediatamente notata da Time Out New York per essere una galleria d'avanguardia nel Lower East Side, fu però costretta a chiudere nel 2006 per esigenze di ristrutturazione dell'area.

Figlio dell'Espressionismo e del Surrealismo, Zito disegnava inizialmente qualsiasi cosa venisse a contatto col suo ambiente o con la sua mente. Poi ha cominciato con dipinti di uomini, in diversi stili, di cui due portati in mostra. Ma il suo primo ritratto è stato suo padre, che ricorre frequente tra le sue parole e memorie. A Governor Island, padre e figlio si ritrovano. In un'altra sala, al piano superiore, sono infatti esposti i dipinti di John T. Zito Jr. che Zito commenta tra orgoglio, ammirazione e commozione. Per lui Zito ha allestito nel 2007 una mostra al The Slater Memorial Museum in Connecticut. Sei stanze in cui si ritrovano i lasciti di suo padre: dipinti, sculture, legni, pietre, pezzi di ceramiche e bronzo, fotografie. Zito sta pensando di scrivere e illustrare il libro che parli della vita dello Zito senior, per mostrarne i capolavori. Risposta ovvia alla domanda alquanto scontata. «Zito, qual è stato il primo soggetto dei tuoi ritratti?» Neanche a dirlo, il suo amato padre.