PERSONAGGI/MUSICA/ Maestro per scelta

di Gina Di Meo

Paolo Carignani, milanese, classe '61, ha debuttato il 20 ottobre al Metropolitan Opera Theater di New York alla conduzione de "La Traviata" di Giuseppe Verdi. Carignani vive a Zurigo e svolge la sua carriera prevalentemente all'estero. Si è diplomato al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano in organo, pianoforte e composizione. Ha diretto concerti, recital e opere in festival come quello dei Due Mondi di Spoleto, allo Sferisterio di Macerata, al Rossini Opera Festival e a Martina Franca, in teatri come a Roma, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e con orchestre come quella della Rai di Torino, la Verdi di Milano, l'Orchestra Sinfonica di Palermo, la Haydn di Bolzano e Trento, l'Orchestra della Toscana. Nel 1996, la Rai ha trasmesso in diretta il concerto tenutosi al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per la Festa della Repubblica. A Spoleto ha ricevuto inoltre il premio della critica Principe di Galles per la direzione delle "Nozze di Figaro" di Mozart, dal Principe Carlo d'Inghilterra. Dal 1999 Carignani è Generalmusikdirektor del Teatro dell'Opera di Francoforte e Direttore Musicale della stagione concertistica della Frankfurter Museumsorchester.

Abbiamo incontrato Carignani subito dopo la prova generale de "La Traviata".

Maestro, ci parla del suo debutto newyorkese, in quello che è considerato uno dei teatri più importanti del mondo?

«Arrivo qui dopo una carriera ventennale. Ho debuttato a Sassari e poi ho diretto in numerosi altri teatri italiani. Sono arrivato all'Opera di Zurigo nel 1996 dopo essere stato notato dal sovrintendente Alexander Pereira che mi ha scritturato fino al 2002. Di lì ho diretto nei più importanti teatri d'Europa fino ad arrivare a Francoforte che mi ha offerto un contratto decennale. L'Opera di Francoforte è stata una palestra eccezionale per me, ho studiato tantissimo e diretto 55 opere diverse, molte delle quali erano assolutamente nuove per me, posso dire che qui mi sono fatto i "muscoli musicali". Il Met viene dopo tutto questo, dopo tanta esperienza e visto che si tratta di un teatro meraviglioso e le persone si aspettano il meglio, è bene arrivarci con la giusta maturità».

Chi è stato l'artefice del suo debutto?

«Qualche anno fa qualcuno del Met è venuto a Francoforte e mi ha notato mentre dirigevo il "Macbeth" di Verdi».

Come è nata la passione musicale?

«Non sono figlio d'arte e la cultura musicale della mia famiglia viene dal Festival di Sanremo. Diciamo che da bambino ero piuttosto irrequieto, ero tranquillo solo quando mia madre mi metteva a giocare con il famoso organo Bontempi. Così decise di iscrivermi al Conservatorio di Milano. Ricordo che quando sono arrivato lì pensavo di trovare il mio organo Bontempi, invece mi sono visto d'avanti un enorme organo a canne e non avevo alcuna intenzione di suonarlo. Ma alla fine ho avuto un buon maestro e ho cambiato idea».

Come è passato da organista alla direzione?

«Come organista si suona prevalentemente nelle chiese e lì dirigevo anche un coro. A questo coro ogni tanto si aggiungeva anche qualcuno che suonava e ad un certo punto era diventato difficile per me suonare e dirigere contemporaneamente. Decisi, quindi, di iniziare a studiare direzione, e sempre a Milano. Lì al conservatorio avevo la possibilità di guardare le prove del teatro alla Scala, con due grandi come Riccardo Muti e Claudio Abbado e io cercavo di "rubare" da loro per capire cosa fare e cosa non fare e qui mi è nata anche la passione per l'opera».

E quale repertorio preferisce dirigere?

«Verdi, lui è la mia costante, mi piace per il senso del teatro e per la sua apparente estrema semplicità».

In Italia lei ha lavorato con un grande maestro come Gianandrea Gavazzeni, dove lo ha conosciuto e quale lezione le ha lasciato?

«L'ho conosciuto poco prima che morisse tra il 1995 e il 1996. Ci fu una diretta televisiva della "Carmen" di Bizet al Festival di Spoleto, lui la vide e mi chiamò per dirmi che gli era piaciuta e che voleva incontrarmi. Ci demmo un appuntamento a Bergamo e dopo aver fatto delle osservazioni sulla "Carmen" mi propose di fargli da assistente. Fu con la messa in scena di "L'aviatore Dro" di Francesco Balilla Pratella a Lugo in provincia di Ravenna. Si trattava di un'opera futurista, con una partitura assurda, ma Gavazzeni era sempre alla scoperta di opere sconosciute. Parlai con lui anche della possibilità di fare un "Attila" di Verdi, ma a febbraio del 1996 mi telefonarono per annunciarmi che il maestro era morto. Gavazzeni ha sicuramente cambiato il mio modo di accostarmi a Verdi, mi diceva continuamente di fare attenzione ai colori, alle atmosfere».

Qual è il suo modello di direzione?

«Per me il più grande è sicuramente James Levine, il direttore musicale del Metropolitan Opera Theater, ha un repertorio immenso, ha diretto di tutto».

Oltre alla musica lei ha però un'altra passione...

«Sì, il triathlon, mi serve per staccarmi dalla musica e mi fa sentire bene. Quando non ho prove mi alleno anche quattro ore al giorno. Mi serve anche per la disciplina e mi dà una sensazione di benessere che poi riesco a comunicare anche agli altri».

Dopo "La Traviata" avrà impegni futuri al Metropolitan?

«Con "La Traviata" sarò impegnato fino al 20 novembre, ma mi hanno già chiesto di dirigere "Aida" l'anno prossimo e "Nabucco" nel 2011».