Punto di vista/ Ottobre 1944:Firenze e gli Alleati

di Toni De Santoli

A Firenze, ottobre '44. L'ottobre di sessantaquattro anni fa. Da due mesi la città è occupata dagli Alleati, che l'hanno strappata ai tedeschi e ai repubblichini. Ma americani e inglesi nei quartieri di Santa Croce, San Frediano, San Lorenzo, ora ricevono - specie dai comunisti - occhiate ostili, dure. Vengono guardati in cagnesco: la "plebe medicea" col suo fiuto pare anticipare l'inizio della Guerra Fredda che, come dimostra Paul Johnson nel suo "Modern Times" uscito nel 1983, verrà scatenata da Stalin fra il gennaio e il febbraio del '45. Prima ancora, quindi, che finisse la Seconda Guerra Mondiale.

Ma in altri ambienti si fa bisboccia. Si fa bisboccia alla Buca Lapi, celebre ristorante nei pressi di Santa Maria Novella, locale di classe dove all'incirca un anno e mezzo prima furono girate scene del film "Le sorelle Materassi", con Massimo Serato, tratto dall'omonimo e fortunatissimo libro di Aldo Palazzeschi. Alla Buca Lapi si riuniscono commercianti, avvocati, imprenditori, con le loro signore, con gli accompagnatori delle loro signore, i gagà... E poi seducenti, bionde cantanti della vecchia EIAR, qualche irreprensibile nobiluomo, ma anche qualche avventuriero comunque di stile, dotato di aplomb, comunicativo, simpatico insomma.

L'aria è gaia. Frizzante. Mussolini aveva chiesto troppo al popolo italiano! Troppo aveva preteso dagli italiani! Ma ora, per fortuna, è arrivata la libertà...! Nessuno potrà più dirci cosa fare, cosa non fare, come esprimerci... E poi a noi che cosa importa chi è che detiene il controllo dei minerali della Terra, chi è che domina le grandi rotte marittime...! Ma Firenze, due mesi dopo l'arrivo degli Alleati, è una città ancora ferita. Una città che sanguina ancora. In questi mesi è uscito in Italia un libro di Romano Bracalini, "Paisà" (Garzanti), sulla vita quotidiana nell'Italia occupata dagli angloamericani. L'opera di Bracalini è mirabile per forma e contenuto. Ma vi si riscontra un'inesattezza, una grossa inesattezza: l'autore afferma che gli Alleati già nel '42 decisero di risparmiare dai bombardamenti aerei Firenze in quanto città d'arte. Firenze venne invece bombardata, specie nella primavera e nell'estate del '44. Ben poco in confronto ai martellamenti subiti per anni da Napoli, Milano, Torino, Palermo. Ma fu comunque colpita, con durezza. Americani e inglesi picchiavano sulla ferrovia, sul Campo di Marte. Bastino pochi esempi: in Via degli Artisti un caseggiato andò distrutto, vi morirono parecchie persone, fra le quali due coniugi e la figlia. Un intero edificio fu polverizzato fra Via San Gervasio e Via Duprè; vi persero la vita famiglie intere, bambini e bambine. Le ricordo bene le macerie di quel fabbricato: le scorgevo dalle finestre della mia casa; le vedevo ogni volta che uscivo per andare a giocare o per raggiungere la scuola. Mi sembravano imponenti, quasi quanto la Cupola del Brunelleschi. Erano lugubri. Bambino, pensavo che sarebbero rimaste là per sempre. Solo fra il '53 e il '54 vi si costruì un altro edificio.

Ma non c'erano soltanto i bombardamenti. Spesso, arrivavano anche i mitragliamenti. La gente aveva più paura del mitragliamento che del bombardamento. Il bombardamento è "impersonale", il mitragliamento è "personale": il pilota del caccia vede bene uomini e donne che intende colpire. S'avvicina, piglia la mira, fa fuoco. Ecco: Firenze non uscì affatto illesa dal cataclisma della Seconda Guerra Mondiale. Anzi.