Il rimpatriato

Il Cavalier “travisato”

di Franco Pantarelli

Se giovedì, leggendo il giornale, avevate capito che Silvio Berlusconi aveva minacciato di risolvere il problema delle agitazioni studentesche spedendo nelle università la polizia invece dei finanziamenti per lo studio e la ricerca, avevate capito male. Lui - ha sostenuto l'indomani - aveva detto tutto il contrario. Ma non allarmatevi e soprattutto non datevi i pugni in testa come per punirla di avere capito fischi per fiaschi: la stessa cosa è accaduta ad altre decine di milioni di persone che praticano la lingua italiana. E' accaduta ai genitori dei bambini delle scuole elementari e ai direttori delle scuole che quei bambini frequentano; è accaduta agli studenti liceali e ai loro presidi; agli universitari e ai loro rettori; nonché ai deputati e senatori dell'intero schieramento politico, compresi i ministri del governo presieduto da Berlusconi medesimo; a tutti i giornalisti cui lui si stava rivolgendo e a tutti i direttori dei loro giornali, i quali infatti vi hanno fatto riferimento nei loro commenti, chi per protestare contro quella che a loro sembrava il contrario della democrazia e altri per accogliere quella minaccia come un toccasana. Insomma è accaduto a tutti. L'unico che aveva capito bene era lui, Berlusconi, che infatti si è arrabbiato molto di fronte a una così generalizzata mancanza di comprendonio e se l'è presa con i media, colpevoli di averlo "travisato".

Inutile dire che non era vero nulla. Lui aveva detto proprio quello che aveva detto e - essendosene pentito (o più probabilmente dopo che gli era stato fatto notare che il capo del governo di un Paese democratico cose del genere non deve dirle) - ha negato, negato, negato, nonostante le riprese fatte dalle telecamere lo sbugiardassero senza pietà. La figura che ha fatto è quella classica della pochade: uno viene sorpreso dalla moglie a letto con un'altra e reagisce accusando la povera consorte di farsi accecare dalla gelosia. Ma fin qui tutto "normale". Berlusconi è quello che è. Quando parla a distinguerlo da Sarah Palin c'è solo la lunghezza dei capelli e poi devono pensarci i suoi cortigiani - proprio come accade allo staff elettorale di McCain - a mettere le toppe. All'indomani del fattaccio, infatti, i suoi tanti portavoce si sono imbarcati nella solita, avventurosa arrampicata sugli specchi che non giova molto alla loro faccia ma al loro portafoglio sì.

Chi invece della propria faccia si preoccupava di brutto erano i giornalisti televisivi. Il problema che gli si presentava - salvare la "figura di statista" di Berlusconi e allo stesso tempo conservare un minimo di dignità professionale - era decisamente arduo. I vari Gianni Riotta, Clemente Mimun, Mauro Mazza, cioè i direttori dei principali telegiornali italiani, devono essersi arrovellati per ore e chissà quanto è stato grande il loro sollievo quando finalmente hanno trovato la soluzione, che in fondo era semplice, quasi l'uovo di Colombo. Bastava riferire i rimproveri del marito fedigrafo alla moglie gelosa, senza fare riferimento al fatto che lei lo aveva sorpreso a letto con un'altra. Che ci vuole?

Così, ad andare in onda è un diligente "Il presidente Berlusconi ha affermato di non avere mai detto di voler mandare la polizia all'università". E il nastro di 24 ore prima in cui lui dice tutto il contrario? Lasciamolo perdere, tanto ormai è vecchio! A voi, nel Paese del Premio Pulitzer, una cosa del genere può sembrare incredibile. Ma l'Italia, come sa bene chi vi è tornato dopo un "bagno" lontano, le cose che fuori sono inconcepibili diventano normali e le cose che fuori sono normali diventano inconcepibili. "Senza una buona scuola questo Paese non ha futuro", scandiscono gli studenti in questi giorni nelle strade delle maggiori città italiane. Piacerebbe anche a me scendere in piazza e gridare che "neanche senza una infomazione seria questo Paese ha un futuro", ma ben pochi mi starebbero a sentire.