A modo mio

La scuola che non c’é

dI Luigi Troiani

Molte facoltà universitarie bloccate, studenti in piazza, aule utilizzate solo per dibattere la proposta di legge Gelmini per la cosiddetta "riforma" dell'istruzione. Della proposta, il minimo che si possa dire, è che non sia riuscita a farsi capire, vista la reazione sconcertata dei diretti interessati. Tuttavia, inutile gettare la croce sulle spalle dell'attuale ministro: la crisi della scuola e dell'università italiane non è certo di oggi. Ho scritto una volta in questa rubrica, se non ricordo male, che il ceto di governo italiano al quale sarebbe andato il mio gradimento, sarebbe stato quello che avesse messo al primo posto del suo programma la riforma radicale dell'insegnamento. Sto ancora aspettando. Nel frattempo scuola e sistema educativo calano a picco, tanto che in un'inchiesta del gennaio 2007 promossa dalla "Fondazione per la sussidiarietà", il 61% degli italiani dichiarava l'emergenza educativa più grave di quella economica o politica. Beato chi può pagare gli studi dei figli in scuole private o all'estero. Gli altri ragazzi bivaccano, salvo lodevoli eccezioni, in strutture che la malafede della politica e l'ignavia di docenti per niente motivati, fanno funzionare al minimo indispensabile.

Solo una profonda riforma degli istituti educativi del nostro paese, consentiranno all'Italia di superare la crisi in cui si dibatte da almeno tre decenni. Si può criticare la contestazione dei nostri ragazzi rispetto alle misure del ministro: non si può non capire che sono la spia del malessere che ammorba le aule delle scuole superiori e delle università italiane. Purtroppo in Italia l'assetto del sistema educativo non ha tenuto conto di quanto scriveva Wilhelm von Humboldt nel 1810, all'interno del memorandum "Sopra l'organizzazione interna e esterna delle istituzioni di insegnamento superiore in Berlino": "Nell'organizzazione di istituzioni di insegnamento superiore, tutto dipende dall'afferrarsi o meno al principio che la conoscenza non è stata ancora scoperta del tutto e resta sempre da scoprire interamente, e pertanto deve essere incessantemente perseguita". Poca conoscenza, e soprattutto poca conoscenza "utile", è quella che risulta nel nostro sistema scolastico: per questo, la partita tra ministro e ceto studentesco avrà un impatto rilevante sulla politica italiana.

Bisognerebbe probabilmente tornare al messaggio che il grande patriota Rosmini lanciava alla gente del suo tempo, mettendo l'uomo al centro della vicenda educativa. Di quel messaggio, ha parlato recentemente il libro "Eclissi dell'educazione, la sfida educativa nel pensiero di Rosmini". Sotto accusa un sistema di apprendimento "post-educativo", che va per la maggiore nel nostro paese e penalizza la funzione delle istituzioni scolastiche, attraverso quella che Bauman ha definito la "modernità liquida". Per stare a quanto affermava, già nel 2004, l'arcivescovo di Bologna Caffarra, la cultura dominante, ha reso"impossibile l'educazione perché prima l'ha resa impensabile".

L'apporto del pensiero di Rosmini è tutto nel richiamo all'unità della formazione : "l'educazione dell'individuo umano deve avere una perfetta unità; ed è un grande errore il credere che l'educazione fisica, intellettuale e morale sieno tre cose separate ed indipendenti". Benissimo insegnare ciò che il mercato del lavoro chiede, e che risulta appagante anche sotto il profilo economico. Ma non va dimenticato che al primo posto, in un progetto educativo, risulta il fattore etico. I tanti che protestano contro il ministro Gelmini, denunciano l'assenza di principi nelle soluzioni che il governo sta approntando per la nostra scuola.