Visti da New York

“Defining Moment” per Obama

di Stefano Vaccara

Un anno fa ero a Coney Island con la mia famiglia e, inevitabile, si è presentata la sfida col colossale Cyclone. Mentre mia figlia e mia moglie, colte da un momento di prudente ragionevolezza, rimanevano giù a guardarci, con mio figlio mi sono avventurato in questo monumentale roller coaster construito a Brooklyn alla fine degli anni venti. Quei cinque minuti passati dentro una mini e traballante carrozzina decrepita che precipitava tra cigolanti binari di legno, sono stati terrificanti. La netta recriminazione in quei minuti che non passavano mai era sulla mia irresponsabilità: come si può essere così idioti da cercare il brivido della velocità e della caduta nel vuoto in una struttura così fatiscente? Quando sono uscito abbracciato a mio figlio di dieci anni, col sorriso sulle labbra e ancora il terrore negli occhi, ho balbettato: mai più.

Credo e spero che la maggioranza dei cittadini americani che si recheranno a votare il prossimo 4 novembre, si sentano come me quel giorno a Coney Island e col loro votano dicano: mai più l'America a leader impreparati, mai più un voto a uno come Bush. Lo stato dell'America appare proprio come quella struttura da luna park costruita anni fa per "the pursuit of happiness", ma ormai inadeguata per una nazione fondata sul carattere di un popolo intrepido, sempre in movimento, ottimista e mai intimorito dalle nuove sfide, che però si ritrova ad affrontarle in strutture scricchiolanti e soprattutto senza una guida capace di infondere fiducia. Non può fermarsi l'America, non può rallentare, rassegnarsi al declino, ad avere paura del progresso. Ma come ha sempre fatto in questi "turning point", potrà riprendersi se saprà valorizzare le sue capacità migliori, non dando più responsabilità a rigide menti ideologiche impreparate e incapaci di rinnovarsi, quelle che fanno precipitare tutti nel vuoto.

Deve rinnovarsi quindi per riavere fiducia nel suo spirito ottimista e pragmatico, e il primo passo obbligato è la sostituzione della leadership. Mai più Bush, mai più chi trasmette le stesse paure. Ecco perché Barack Obama resta in netto vantaggio su John McCain. In questa colonna il suo messaggio di cambiamento è stato riconosciuto subito, anche quando i più sostenevano che quelli del senatore dell'Illinois fossero solo slogan privi di sostanza. "Messianico" così lo criticavano Obama, dimostrando di non riconoscere più la storia che ha reso grande questa democrazia.

Questo è invece un altro "Defining moment in our history," come dice da oltre un anno Barack Obama. "Defining Moment", ama ripetere nei suoi discorsi il candidato democratico, come il titolo di un bel e soprattutto puntualissimo libro di Jonathan Alter, l'autorevole columnist di "Newsweek", che già nel 2006 pubblicava "The Defining Moment: FDR Hundreds Days and the Triumph of Hope". FDR, l'uomo che da una sedia a rotelle seppe ridare fiducia ad un'America in ginocchio fino a rialzarla salvandone la democrazia. Prima di quei fatidici iniziali cento giorni della sua amministrazione, prima di quel discorso inaugurale con "the only thing we have to fear, is fear itself", FDR era stato considerato dagli "opinionmaker" dell'epoca un peso "leggero", un ricco politicante gran manovratore dietro le quinte, più capace a limare le parole preparate dai suoi "ghostwriter" che a governare un grande paese, figurarsi a ispirarlo. E invece FDR nella sua lunga marcia verso la Casa Bianca approfittò della sottovalutazione dei suoi avversari, per poi risultare l'uomo giusto al momento giusto per infondere fiducia allo spirito americano umiliato dalla grande depressione.

Ecco FDR durante le combattutissime primarie del 1932: "The country needs, and unless I mistake its temper, the country demands bold, persistent experimentation... It is common sense to take a method and try it: If it fails, admit it frankly and try another. But above all, try something". Come fa notare Alter, il politico che era stato ritenuto senza principi, aveva inventato un magnifico slogan: la flessibilità come principio!

Leggendo questo libro sul trionfo di FDR, pubblicato nel 2006, non si può non pensare ad Obama e al nuovo "Defining Moment" per l'America. Non importa quanti "Cyclone" ci sarannno da affrontare nei prossimi anni, la democrazia americana che sa scegliersi i leader adatti alle sue sfide, non avrà mai paura di affrontarle. Le parole di FDR pronunciate a Chicago nel discorso di accettazione della nomination democratica del 1932, sarebbero perfette anche oggi per Barack Obama: "I pledge you, I pledge myself, to a new deal for the American People. Let us all here assembled constitute ourselves prophets of a new order of competence and courage... Give me your help, not to win votes alone, but to win in this crusade to restore America to its own people".

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