PRIMO PIANO/MOSTRE/ Riccio, la passione per l’antico

di Laura Caparrotti

L'arte è fatta di tanti tesori, molti dei quali ancora sotterratti nella terra della poca conoscenza e di studi non ancora approfonditi. In Italia, l'arte e gli artisti che hanno riempito i secoli sono talmente tanti e di alta qualità, che è comprensibile come molti di essi siano ancora in attesa di un riconoscimento adeguato nei libri di storia.

La Frick Collection, deliziosa residenza del signor Frick, situata sulla 70ma strada e Quinta Avenue, rende omaggio, fino al 18 gennaio 2009, ad un maestro italiano, artista del bronzo, ancora non troppo conosciuto. Il suo nome è Andrea Riccio e l'epoca in cui è vissuto è il Rinascimento. Sappiamo che Andrea Riccio nasce a Trento nel 1470 e che la sua fama di artista crebbe a Padova, una città allora famosa in tutta Europa, grazie alla Basilica di Sant'Antonio, luogo continuo di pellegrinaggio, e all'università, centro primario di studi aristoteliani.

La consacrazione di Andrea Riccio come scultore del bronzo la troviamo nel "De Scultura" di Pomponio Guarico, in cui l'artista viene citato come uno scolaro, un poeta e un retorico del bronzo. Proprio parlando di Riccio, Guarico proporrà l'idea, considerata estremamente radicale, che modellare il bronzo richieda la stessa capacità creativa dello scrivere. Fra il 1505 e il 1532, anno della sua morte, Riccio continua a lavorare soprattutto a Padova: ancora oggi poche sono le opere che sono certamente attribuibili al suo lavoro. Su tutte c'è il "Candelabro Pasquale" realizzato fra il 1507 e il 1516 per la Basilica del Santo di Padova. La mostra alla Frick Collection, prima retrospettiva monografica del lavoro di Andrea Riccio, si prefigge di far conoscere meglio e più profondamente un artista che certamente ha tutto il diritto di soggiornare fra i grandi della nostra arte. Basta fare una breve passeggiata nelle due salette che la Frick ha voluto dedicate a Riccio. Vi consigliamo di partire dalla "Lampada a Olio", presente al centro di una delle sale.

Questa Lampada, ci dicono alla Frick, costituisce il punto di partenza dell'intera mostra. Come sempre accade in questo delizioso e prezioso museo, le mostre partono dalla collezione che il generoso magnate Henry Clay Frick mise insieme nella sua vita. Oltre ad essere appassionato di pittura, il signor Frick aveva un amore sconfinato per i piccoli oggetti in bronzo e la Lampada in questione ne è la prova. Essa venne acquistata dalla collezione J. Pierpoint Morgan, famosa per essere stata presentata sia al Victoria and Albert Museum che al Metropolitan Museum e per essere stata protagonista nel 1910 di un prezioso catalogo illustrato da Wilhelm von Bode, un eminente studioso di scultura rinascimentale italiana. La Lampada ad Olio è stata realizzata fra il 1516 e il 1524 circa e venne commissionata probabilmente da uno studioso padovano, vista la simbologia aristotelica che la adorna.

Questa lampada era dunque destinata ad illuminare i pensieri e gli scritti di qualcuno che passava ore sui libri e nella scrittura. Provate ad immaginare la lampada illuminata da una tenue fiammella interna. La luce bagna il lavoro esterno in modo da svelare dolcemente la forma di una arpia alata o una maschera maschile, che nell'immaginario rinascimentale significavamo immaginazione e creatività. In breve, la Lampada, così concepita, unisce la nozione di ‘ingeniò (genio creativo) al concetto aristotelico di ‘pneumà, la fiamma vitale. In più, la stessa lampada possiede nel suo disegno citazioni di grandi pensatori romani e grandi oratori della Repubblica e dell'Impero romano.

Il tutto doveva fungere come continua ispirazione per lo studioso sulla cui scrivania la lampada giaceva solitaria. Se questo lungo discorso può essere fatto per un solo oggetto, immaginate quale tesoro prezioso costituisca la mostra alla Frick Collection. Le due sale presentano, infatti, ben trenta bronzi recanti la firma dell'artista, due frammenti, alcune terracotte, e una selezione di statuette confezionate nel suo studio dai suoi discepoli. Statuette come la serie dei pastori o dei satiri. Molte delle composizioni di Riccio sono basate su temi classici, anche se spesso l'artista non cita direttamente dal passato. La sua è spesso solo una ispirazione che rende omaggio al desiderio di molti suoi contemporanei di vedere ciò di cui si legge. Esempio ne è il pastore con uno strumento musicale vicino allo zuffolo. Le forme del pastore e il suo atteggiamento ricordano l'arte classica, anche nel consegnare emozione al volto e alle membra di questo giovinetto rilassatamente seduto. Lo stesso vale per un altra statuetta intitolata "Il ragazzo con l'oca" (circa 1515-1520). In questo caso, la citazione si fa più diretta, visto che l'immagine viene citata in testi classici come la "Storia Naturale" di Plinio. In questo caso, Riccio abbandona l'immagine poetica per consegnare la visione di un bambino che con l'ingenuità, l'incoscienza e la cattiveria smaliziata tipica dell'etò gioca con l'oca fino quasi a strozzarla. E ancora, il bellissimo "San Martino e il mendicante" (1513-20), creato per la Chiesa di Santa Maria dei Servi a Venezia, racconta una storia in maniera apparentemente classica. Le decorazioni sono tipiche dell'arte romana così come la fattura del santo nell'armatura. Eppure le linee di tensione fra le due figure suggeriscono emozioni piene di una pietas sicuramente più religiosa.

Un modo, insomma, per celebrare l'arte classica attraverso la visione cristiana di Riccio e di coloro che hanno commissionato il pezzo. Per vedere ancora meglio quanto questi bronzi raccontino del movimento interno ai personaggi, bisogna soffermarsi a lungo sulle statuette dei satiri. Il volto, che ricorda una maschera, ma che ha il movimento di un volto umano, le membra, la tensione fra i personaggi nella serie di Satiri Innamorati, possiedono qualcosa di unico, di vitale, fatto di sensi e di pulsioni che sembrano trasudino la materia.

Per meglio spiegare Andrea Riccio al pubblico, la Frick Collection ha realizzato un catalogo che sostituisce l'ultimo, e unico, realizzato sull'artista risalente al 1927. Il catalogo include saggi sulla vita e la carriera di Riccio e sull'arte in bronzo e le firme presenti sono fra le più autorevoli al mondo, da Denise Allen, curatrice insieme a Peta Motture della mostra, a studiosi del Metropolitan Museum, piuttosto che dei Musei Civici a Padova, del Museo del Louvre, del Museo del Bargello a Firenze e così via. Sempre per approfondire la conoscenza dell'artista, la Frick Collection offre alcune conferenze nel corso dell'anno. Il 12 novembre alle 6 pm, il professore Alexander Nagel, professore di Storia dell'Arte Rinascimentale alla New York University terrà una conferenza intitolata "Avatars on Golden Cals in the Work of Andrea Riccio" e sponsorizzata anche dall'Istituto di Cultura Italiano, mentre il 10 dicembre Denise Allen, curatrice della mostra per la Frick Collection, parlerà alle 6 pm di "Andrea Riccio: A Sculptor and an Exhibition" Per maggiori informazioni, vi invitiamo a telefonare al numero 212-288 0700 oppure a visitare il sito della Frick Collection: www.frick.org.