LIBRI/ Lo storico Andrea Graziosi analizza l’ex impero russo/ Storia dell’Urss dal ‘45 al ‘91

Un  libro per riflettere sull'esperienza dell'ex Unione Sovietica, dalla sua ascesa fino al declino dell'impero.

Il libro di Andrea Graziosi, L'Urss dal trionfo al degrado (ed. Il Mulino) storico e presidente della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, propone una lettura accurata degli eventi determinatisi nell'Unione sovietica a partire dalla fine della seconda guerra al 1991, data che, per convenzione, è quella della caduta del comunismo, ricordando come il 'regime' che si sbriciolò lentamente, quanto inesorabilmente, toccò anche il "trionfo" quando ad esso si attribuirono meriti forse non veri, ma che avevano portato il mondo intero a chiedersi da che parte stare.

Secondo Graziosi, una guerra non la vince un solo uomo, al di là dell'agiografia che spesso segna la scrittura della Storia da parte dei vincitori. E' sempre il frutto dello sforzo di un popolo, che nel pericolo comune trova la forza farsi un'unico elemento, quasi una sola entità. La celebrazione della vittoria di un popolo è anche il momento in cui, tra i vincitori, si apre un dibattito per capire cosa abbia determinato l'esito positivo di un conflitto. La seconda guerra mondiale, da questo punto di vista, è stata emblematica, perché quando si è trattato di dividere i meriti della vittoria, c'é stato chi ne ha fatto una mera questione di onestà (vedi Occidente), chi, invece, una faccenda di opportunità politica (vedi Unione sovietica).

E quando Stalin indicò nel popolo russo l'unico artefice della vittoria non lo fece solo per dare una risposta alla Storia, ma anche perché quello era, nella specifica contingenza, l'unico modo per dare al Paese quel senso di unità che le vicende di prima e durante il conflitto e quelle che sarebbero potute arrivare potevano seriamente mettere a rischio.

All'Unione sovietica, alla storia che essa scrisse a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, sino a quando il comunismo d'oltre cortina cadde sotto le spallate dell'ira popolare, è dedicato 'L'Urss dal trionfo al degrado', con il quale Andrea Graziosi ripercorre gli anni tra il 1945 al 1991, analizzando e non solo raccontando. L'Unione sovietica se dalla guerra era uscita vittoriosa, doveva anche fare i conti con la sua estensione, con il fatto di avere tra i suoi confini genti ed etnie che non si amavano, anzi, che erano pronte a rimproverarsi in armi il comportamento tenuto durante i lunghi mesi dell'invasione tedesca.

Così, ad esempio, se la vittoria sul nazismo aveva segnato un'epoca, quella di cui alcuni popoli sovietici sognavano l'inizio (soprattutto l'affrancamento dal gioco di secolari dipendenze) non si manifestò mai, lasciando in molti l'amarezza per il contributo dato forse invano perché l'Urss vincesse. Si determinò, in questo modo, una visione quasi strabica del Cremlino, del quale si accettava, in un certo senso, il sistema, ma di cui si rigettava il regime.

Una storia che è andata quasi affinandosi con il passare degli anni, quando le scelte fatte dallo stalinismo portarono a uno stravolgimento del tessuto sociale russo, visto solo come materia da piegare appunto al regime e da cui certo non farsi condizionare.

Tutto questo mentre andava attenuandosi, sino a mutare radicalmente puntando in senso assolutamente contrario, l'attenzione al limite del plauso che il comunismo e l'Urss vittoriosa sul nazismo avevano saputo generare anche in nazioni come gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna che sarebbero assurte a protagoniste della 'guerra fredda'.