PRIMO PIANO/EVENTI/ La sessualità secondo Dante

di Marco Gulieri

Alla vigilia dell'inaugurazione della settimana della lingua italiana, giovedì 16 ottobre si è aperta, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Manhattan, la serie di conferenze "Dante in Public" dedicate al grande poeta Dante Alighieri. L'evento, dal titolo Dante's Sympathy for the Other-or the Non-Stereotyping Immagination:Sexual and Racialized Others in the Commedia, condotto magistralmente dalla dottoressa Teodolinda Barolini, vuole offrire un approccio non convenzionale alla lettura e all'interpretazione di alcuni temi della Divina Commedia: la sessualità e la concezione dell'altro, del diverso, sia nell'aspetto etnico, sia in quello religioso.

Lo studio dell'opera, per essere esauriente ed approfondito, non può non tener conto del periodo storico e culturale in cui ha vissuto e scritto Dante; partendo proprio da questo presupposto la Dottoressa Barolini affronta con occhi nuovi i due temi sopra citati e presenti nella Commedia.

Prendendo spunto dalla produzione dell'arte figurativa del ‘200, la relatrice evidenzia come essa ci tramandi scene raccapriccianti delle pene corporali alle quali i peccatori carnali erano sottoposti; il Cristianesimo in particolare - di cui un esempio per tutti sono alcune opere di Giotto - infliggeva torture crudeli a questi peccatori.

L'atmosfera creata dalle parole di Barolini è resa ancora più suggestiva dalla proiezione di tali opere pittoriche che danno risalto al contrasto con le immagini e le situazioni descritte invece nella Divina Commedia; nel suo lavoro infatti Dante non riserva pesanti castighi ai peccatori carnali; sebbene condannati all'inferno questi non subiscono gli atroci flagelli corporali tipici dell'immaginario collettivo medievale (Dante riserverà ad altri peccatori questo tipo di condanna e di pena), a conferma della forma mentis non stereotipata e anticonformista del poeta. Un esempio di ciò lo si ritrova anche nel celeberrimo episodio di Paolo e Francesca con il quale il poeta offre un'interpretazione alternativa e incredibilmente moderna del tema del peccato.

È il sentimento di amore fra i due amanti a prevalere sulla loro colpa e, oltre a rappresentare i due innamorati come lettori piuttosto che peccatori, (galeotto fu il libro e chi lo scrisse) Dante assume anche il ruolo dello storiografo, dando a Francesca da Rimini un rilievo storico che mai le era stato attribuito prima nonostante la sua nobile discendenza familiare.

La condanna di Francesca è mitigata dalla celebrazione della sua figura ed ella sarà per sempre ricordata nella storia non come peccatrice, ma vittima della situazione.

La modernità di Dante quindi non sta tanto nello sminuire di intensità le pene corporali alle quali vengono sottoposti i peccatori, quanto nel relegarle al di fuori della centralità delle immagini descritte, spostandole in un secondo piano.

Anche la concezione del diverso conferma la modernità di Dante: dal punto di vista etnico quella dell'ebreo è una figura che non è menzionata nella Commedia, nonostante già da prima del ‘200 gli ebrei fossero oggetto di leggi speciali e persecuzioni.

Al contrario di quanto afferma la critica Debra Higgs Strickland però, questo fatto non denota un atteggiamento razzista del poeta, ma piuttosto un atteggiamento di tolleranza verso lo straniero: il fatto che gli ebrei non compaiano nell'inferno tra i peccatori ci fa comprendere come la mente dantesca sia di natura non stereotipata e non convenzionale verso la diversità religiosa.

Lo stesso concetto vale anche per i musulmani, che non solo sono inclusi nell'opera, ma vengono addirittura posizionati nel Limbo, luogo che prima di allora era destinato esclusivamente alle anime dei bambini che non avevano ricevuto il battesimo.

Questo atteggiamento di comprensione e clemenza per l'altro, che caratterizza e valorizza l'opera di Dante, può essere da una parte la conseguenza di una totale incuranza di quelli che erano gli stereotipi medievali, ma allo stesso tempo si può supporre che derivi da un'identificazione del poeta in queste figure solitamente emarginate. Grazie all'intervento di un pubblico appassionato, la Dottoressa Barolini riflette sul fatto che l'esilio a cui fu sottoposto Dante può avere influenzato le sue idee, rendendolo maggiormente aperto nei confronti della diversità che descrive e affronta senza quel tono autoritario e di condanna che caratterizza proprio il medioevo. La serie di conferenze su Dante avrà seguito il 24 ottobre con l'intervento The Square, the Language, the Games: The Case of Dante Alighieri a cura di Stefano Bartezzaghi e il 21 novembre con l'intervento di Giulio Tononi The Divine Comedy as a Map: A Neuroscientist's guide to Hell, Purgatory and Paradise. Entrambi gli eventi avranno luogo presso l'Istituto Italiano di Cultura. Teodolinda Barolini è Professoressa di Italiano presso la Columbia University, tra le sue numerose opere ricordiamo Dante's Poets, The Undivine Comedy, e Dante and the Origins of Italian Literary Culture. Dal 1997 al 2003 ha inoltre ricoperto la carica di Presidente della Dante Society of America.