CASA ITALIANA ZERILLI MARIMO'/LIBRI/ Riflettendo sull’Italian Colonialism

di Marco Gulieri

Sono passati tre anni ormai da quando la prima versione di Italian Colonialism ha preso vita in forma stampata. Il suo vero scopo però lo ha potuto raggiungere solo quest'anno, quando il libro di Ruth Ben-Ghiat e Mia Fuller è stato pubblicato da Palgrave in edizione tascabile.

Per celebrare questo evento, mercoledì 15 ottobre, presso la sede di Manhattan della Casa Italiana di Cultura Zerilli-Marimò della New York University, si sono ritrovate le due autrici dell'opera insieme ai due critici dell'Università inglese di Bristol Charles Burdett e Derek Duncan, i quali, di fronte a un numeroso e interessato pubblico, hanno spiegato l'importanza della pubblicazione del volume in edizione economica.

Il libro risponde alla necessità della realizzazione di un manuale di taglio didattico pedagogico accessibile al grande pubblico, che affronti la questione, da sempre negletta, del colonialismo italiano.

Pur essendo stata l'Italia una potenza coloniale per un periodo alquanto breve, come illustra Charles Burdett, tale fenomeno non poteva essere ancora trascurato; il libro cerca quindi di dare rilievo a un capitolo della storia italiana non ancora indagato a fondo, ma che ha segnato profondamente la relazione del paese con il resto del mondo. Ancora oggi è possibile ravvisare le conseguenze del suo passato coloniale, sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista culturale, nel suo rapporto con altri paesi quali - tra gli altri - la Libia, l'Etiopia e l'Albania.

E' grazie all'intervento della professoressa Fuller che possiamo comprendere come il rapporto dell'Italia con il colonialismo sia alquanto complesso: essendo stata per vari decenni colonia di altri paesi considerati sovrani ed indipendenti, la nazione ha sentito di potersi dichiarare, a sua volta, sovrana ed indipendente solo nel momento in cui ha avuto colonie proprie.

Grazie all'opera Italian Colonialism è possibile riscoprire l'Italia alla luce di un passato interpretato diversamente, che scopre ed evidenzia alcuni aspetti che, fino a pochi anni fa, erano stati completamente trascurati dalla storiografia. Esempi in tal senso sono riscontrabili nella documentazione relativa ai campi di concentramento, in cui i conquistatori coloniali rinchiusero migliaia di nomadi libanesi, oppure a quella relativa alle innumerevoli bombe a gas usate contro l'Etiopia negli anni '30.

Un aspetto culturale interessante affrontato nell'opera riguarda la produzione cinematografica italiana del periodo coloniale italiano, con la quale l'immagine della nazione che si trasmetteva glorificava gli aspetti tipici dell'italianità. I film prodotti erano diffusi all'estero, in quelle stesse colonie conquistate, e che, secondo le parole della professoressa Fuller, diventavano uno specchio della nazione colonizzatrice.

L'opera si compone di numerosi trattati di specialisti del settore, italiani, americani e africani, che hanno tentato di affrontare il tema della colonizzazione con una prospettiva generale, senza limitarsi ad un unico aspetto della questione. La ricerca del materiale è stata alquanto difficoltosa, sia per la mancanza di letteratura sul tema, sia per l'apparente tentativo di mantenere il più possibile nascosto un argomento che gli italiani avrebbero preferito dimenticare piuttosto che approfondire.

L'opera è disponibile per ora in lingua inglese, ma è auspicabile che presto sia tradotta anche in italiano per essere fruibile anche dai più diretti interessati.

Ruth Ben-Ghiat è titolare del Department of Italian Studies e Professor of Italian Studies and History presso la New York University, ed è anche autrice di Fascist Modernities: Italy 1922-45 (edito dalla University of California Press nel 2001) e curatrice di Gli imperi: dall'antichità all'età contemporanea (che sarà pubblicato nel 2009 da Il Mulino).

Mia Fuller è Professore Associato presso la Berkeley, University of California. È l'autrice di Moderns Abroad: Italian Colonial Architecture and Urbanism (edito da Routledge nel 2006).