PRIMO PIANO/EVENTI/ Gargiulo, l’insolito pianista

di Gaia Torzini

Ha eliminato le barriere tra palco e pubblico, intervallando l'interpretazione di brani musicali con un ironico dialogo con gli spettatori. In giacca di pelle e con un nuovo look "casual" che rompe con il suo stile classico precedente, il pianista Julian Lawrence Gargiulo ha aperto mercoledì scorso il programma "Crossing borders", promosso dal dall'Hunter College di New York.

"Il programma -spiega Gargiulo- ha l'obiettivo di dar spazio a quegli artisti che sono arrivati negli Stati Uniti con differenti background culturali, e che sono poi riusciti a unire la loro cultura originaria con quella americana".

Nato da un'idea di Nadya Peterson, professoressa all'Hunter College, l'iniziativa si rivolge ad artisti di ogni genere (musicisti, scrittori, film makers), purché cresciuti all'estero e poi emigrati in America. L'obiettivo dell'Hunter College, che promuove il programma, è riuscire a organizzare tra i quattro e i sei eventi all'anno. "Siamo ancora agli inizi -commenta Gargiulo- e stiamo cercando di attrarre professionisti di diverse aree. Per il momento, dopo il mio concerto inaugurale, è prevista la partecipazione di Lara Vapnyar, scrittrice sul New Yorker. Ma la data è ancora da definirsi".

Come evoca lo stesso nome del programma "Crossing borders", si tratta dunque di un'iniziativa rivolta agli artisti immigrati che hanno saputo modellare la loro identità con quella statunitense, in un rapporto biunivoco di scambio e influenza. "Del resto -puntualizza il pianista all'inizio del concerto -qua a New York siamo quasi tutti crossing borders, ossia persone arrivate da un altro Paese, con tradizioni e abitudini da reinventare e integrare". A partire proprio da lui, Julian, influenzato così profondamente da tre culture (italiana, americana e russa), da non riuscire neppure a definirsi con esattezza: "Mi sento perfettamente italiano quando sono circondato da italiani; russo quando sto con i russi; americano quando esco con gli amici a New York. Che debba ancora trovare la mia vera identità?" ironizza durante l'evento.

Nato e cresciuto in Italia, da padre napoletano e madre americana, Julian si è formato al Conservatorio di Verona e alla Mugi Accademia di Roma. Poi ha proseguito gli studi al Conservatorio di Mosca, dove ha fatto proprio lo stile russo assorbendone completamente la cultura. Nel 1995 è emigrato negli Stati Uniti, conseguendo vari titoli (tra cui il dottorato in Musical Arts) alla University of Maryland ed aderendo a varie iniziative che lo portano ad esibirsi sia a New York (dove attualmente risiede) sia in altre parti del mondo (Julian è anche direttore del Sacred Heart Concert Series, un programma che promuove la musica classica tra i giovani).

Nel corso del concerto ha interpretato con passione e originalità alcuni brani classici di Scarlatti, Beethoven, Chopin e Rachmaninov, ai quali, alla fine, ha aggiunto anche due sue composizioni, presenti nel quinto Cd Appassionata. Il tutto, sempre cercando di attrarre l'attenzione degli spettatori con excursus su aneddoti relativi alla vita dei compositori, nonché rispondendo a domande tecniche e sulle sue scelte artistiche. "Mi piace eliminare le barriere tra me e il pubblico -commenta il pianista- credo che anche gli spettatori si appassionino di più agli eventi se hanno la possibilità di dialogare con l'artista". E, stando ai commenti del pubblico in sala, l'ironia, unita alla qualità della musica, riesce davvero a lasciare il segno.