All’IIC LE LETTURE DEI CAPOLAVORI DI ANNA MARIA ORTESE/ Parole e melodie per raccontare una Napoli disumana

di Natasha Lardera

Napoli, vigilia di Natale. 
In una casa nel quartiere di Monte di Dio, Anastasia Fininzio, una donna non più giovanissima e da definirsi non proprio di bell'aspetto, tra il vociare dei parenti e amici che si preparano al pranzo e il fumo del cibo che bolle in pentola, ascolta distratta il mondo intorno a sé mentre ansiosamente si interroga sul proprio futuro, specialmente quello amoroso.

Ha sentito che Antonio Laurano, un suo vecchio spasimante, è tornato a Napoli per le feste e vuole passare a salutarla. Forse è ancora interessato a lei? E così vede spuntare una casetta tutta sua, e si immagina di stendere i panni e cantare in una mattina assolata, o di mangiare, con lui, in terrazza, una sera d'estate.

Nel suo cuore regnano tante speranze, tanti sogni dettatagli dall'immaginazione, ma anche tanti rimpianti. Piccole e grandi tristezze, ma soprattutto la voglia di scrollarsi dalle spalle il peso del passato per incontrare chissà quale futuro... per poi accogliere, comunque, la rassegnazione.

In poche righe questo è Interno Familiare, testo di Anna Maria Ortese, oggi considerata dalla critica italiana ed internazionale una tra le massime scrittrici del nostro paese, uno spaccato vivido in maniera sorprendente, un racconto che è un ritratto di equilibrio tra ragioni del cuore, solitudini dei pensieri, descrizioni di rapporti e verità di dialoghi.

Giovedì 15, l'Istituto Italiano di Cultura ha presentato, come parte integrante del programma dedicato alla Lingua Italiana, una lettura del racconto, tratto dalla raccolta Il Mare non Bagna Napoli, capolavoro della Ortese, che con sensibilità dolorosa ci racconta Napoli attraverso il corpo e la voce della grande interprete Iaia Forte e la musica del pianista spagnolo Octavio Vazquez. Dopo aver messo in scena Corpo Celeste, raccolta di scritti e saggi della scrittrice partenopea, qui l'attrice "con quell'espressione da scugnizza che la contraddistingue" indaga l'universo della Ortese narratrice invece che saggista, e ci racconta il percorso interiore di una donna, un ritratto familiare spietato, in cui la lingua della Ortese trova assonanza nelle sonorità dal vivo di Vazquez.

Il Mare non Bagna Napoli (1953) è la raccolta di novelle che per prima diede notorietà ad Anna Maria Ortese e che al tempo stesso produsse l'ingiusto giudizio di anti-napoletanità che accompagnò in seguito l'autrice. La stessa Ortese nella nota in una nuova edizione di Adelphi del 1994, scrisse del suo libro, "fu giudicato, un libro contro Napoli. Questa condanna mi costò un addio, che si fece del tutto definitivo negli anni che seguirono, alla mia città".

In effetti la Ortese scruta e testimonia minuziosamente le condizioni disumane in cui è costretta a vivere la plebe di Napoli nei primi anni del secondo dopoguerra e ci fa capire che la risposta ad un mondo senza speranza non è, comunque la fuga, perché anche quella lascia un gusto amaro quando, inevitabilmente, bisogna fare i conti con la realtà,. Una voce intensa e una pioggia di note dal pianoforte... parole e musica si sono diffuse nella sala dell'Istituto e così siamo stati magistral-mente trasportati nella realtà ironica e terribile di una donna che anche se ha vissuto nella prima metà del 1900, il libro della Ortese risale al 1953, è più che contemporanea; ha le nostre stesse paure, obbligazioni, desideri, emozioni e rimorsi...è un essere umano senza limiti posti dal tempo.