SPECIALE LIBRI/ Molto più di una star

di Laura Caparrotti

C'era una volta la Diva, quella dei grandi drammi, dal gran talento, dai bellissimi vestiti e dai molti amanti. C'è poi la Diva di oggi, quella il cui significato si è perso nei mille rigoli del potere commerciale che la parola ha assunto. Eppure ci fu una Diva, quella protagonista dei film muti di prima della Prima Guerra Mondiale, che ebbe una valenza profondamente diversa. "L'uso della parola Diva oggi è molto più vicino all'antico uso della parola nel mondo dell'opera dell'800 quando significava una celebrità molto arrogante, che arriva sempre in ritardo, che vuole sempre fare di testa sua. La parola Diva nell'ambito del cinema muto voleva dire sì celebrità, attrice, ma voleva anche dire una donna nel cinema che aveva il coraggio di apparire in film in cui venivano trattati problemi controversi e che avevano a che fare con la fragilità del nucleo familiare."

Così ci spiega Angela Dalle Vacche, esperta di estetica e storia del cinema, e autrice del libro, "Diva: Defiance and Passion in Early Italian Cinema" (University of Texas Press), presentato alla Casa Italiana Zerilli Marimò martedì scorso. "La Diva - ci dice l'autrice - se da una parte e' frutto di tendenze quali il futurismo, l'orientalismo e l'art noveau, dall'altra e' un vero e proprio simbolo di battaglie socio-politiche come quella sulla legge sul divorzio. Mi spiego meglio. Prima che scrivessi questo mio saggio, l'idea generale era che tali film muti trattassero semplicemente di donne ricche e annoiate che si preoccupavano troppo della loro bellezza e di conquistare un uomo per ridurlo in cenere.

In realtà, la maggior parte di questi film sono melodrammi su problemi molto specifici, che riguardano come separarsi, come impostare la custodia dei figli quando un matrimonio crolla, come comportarsi in caso di adulterio, cosa fare quando si rimane incinta e non si è sposati, che cosa fare quando non si hanno mezzi economici e si finisce in un giro di prostituzione." La Diva, ci dice Angela Dalle Vacche, è un prodotto tutto italiano da non confondersi con la Vamp o la Star di origine nord europea o hollywoodiana. La nascita di tale Diva risale al 1913 con l'uscita del film "Ma l'Amor Mio non Muore" diretto da Mario Caserini e interpretato da una delle dive per eccellenza, Lyda Borelli. "Si è detto che le dive italiane sono state l'ispirazione di Theda Bara, la prima donna americana che cominciò a lavorare in cinema nel 1915. Theda Bara è una vamp, ovvero una donna fatale basata sulla pittura e la letteratura del Nord Europa; al contrario la diva del cinema muto italiano prima della Prima Guerra Mondiale è una madre dolorosa. Se assume un atteggiamento di vamp è perchè viene incastrata in questo ruolo da pregiudizi e da congiure maschili.

Un esempio perfetto è il film ‘Il processo Clémenceau' del 1917 con Francesca Bertini. La trama racconta di un artista senza una lira, totalmente dipendente dalle risorse finanziarie della moglie.

Lui scrive un memoriale in prigione, dove si trova per aver ammazzato la moglie, in cui la descrive come sperperatrice, insensibile e non attenta al figlio, quando le immagini stesse del film contraddicono queste accuse." "Diva: Defiance and Passion in Early Italian Cinema" è un vero e proprio viaggio in un genere poco frequentato e analizzato. L'opera di Angela Dalle Vacche è preziosa, non solo per quello che insegna in campo cinematografico e estetico, ma proprio per quello che racconta della storia della società italiana, dei suoi cambiamenti e delle sue lotte interne.

Angela Dalle Vacche illustra con semplicità e chiarezza i punti, le scoperte, i legami fra arte, società, cultura, cinema e così via. "Spero che il mio libro- aggiunge l'autrice - sia spunto di nuove ricerche più approfondite sul rapporto fra cinema e ruoli sessuali in Italia, nel periodo che precede la prima guerra mondiale.

Una ricerca che include moltissime esperienze descritte o suggerite nel cinema, in modo velato, perchè dal 1912 ci fu una fortissima censura, che intervenì laddove apparirono travestiti, donne lesbiche, situazioni di omosessualità o di adulterio troppo scabrose. Ci sono così tante pellicole sopravvissute e bisognose di restauro che sono certa che ci sarà una generazione di studiosi che andrà anche più a fondo."