Libera

Seguire noi stessi sempre

di Elisabetta de Dominis

Il problema è essere liberi dentro. Che significa comportarsi anche contrariamente alle imposizioni di un'autorità che ci sovrasta. Sia questa padre, datore di lavoro, capo... premier.

La libertà sta nella forza di dire: per me non è così, io non la penso in questo modo. E nell'impossibilità di non ribellarsi. Perché quella regola, che ci viene imposta, non la sentiamo giusta, corretta, onesta. Percepiamo che sotto ci sia un imbroglio, un tornaconto. Che chi sta sopra di noi, che dice di prendersi cura di noi, faccia solo il proprio interesse. Avvertiamo che stride con i nostri principi morali, che per noi rappresentano la nostra essenza, quella che ci identifica, che ci dà una identità unica. E dai quali non possiamo prescindere se non vogliamo rinnegare noi stessi.

Poi un giorno qualcuno ci offre una bella cifra per comprarsi la nostra identità. Ragionando bene, è intangibile, invisibile, praticamente invendibile. E' una bella occasione economica che non ci cambierà di una virgola, nessuno se ne accorgerà. Affare fatto.

Ma non cambiare fuori, non significa non cambiare dentro. E poi siamo così sicuri di non essere cambiati esternamente? Cambia il nostro modo di rapportarci con gli altri, perché agire per opportunità non è agire secondo coscienza.

Per la filosofia, l'etica è lo studio del comportamento umano. Quell'insieme di norme di condotta pubbliche e private che si sceglie di seguire nella vita: in famiglia, nel lavoro, nell'amicizia... Per secoli i filosofi si sono occupati di strutturare eticamente il dentro: l'anima. Le loro opere, di solito, s'intitolano: Etica. La dottrina etica è, dunque, la filosofia morale.

Qualcuno nasce col suo daimon dentro che gli indica i limiti: sente la propria voce interiore. Qualcun altro lo acquisisce con l'educazione o lo studio umanistico. O semplicemente ne diventa consapevole. Capisce che, a prescindere se si sia governati da un bandito o da un santo, noi dobbiamo risponde solo alla nostra coscienza. La quale non è certo inferiore alla sua. Che ostenta di avere e, forse, non ha.

Poi ci sono quelli che non sentono il dentro: sono insensibili. Fatti di materia plasmabile, possono diventare delle cattive, ma pure delle buone persone, poi scambiare i ruoli a piacere. Si lasciano programmare o si programmano alla bisogna. Sono attori o robot, che è lo stesso perché dentro non sono nessuno.

Qualcuno decide di essere buono e dice di avere un angelo guida, qualcun altro se ne frega e si comporta come un diavolo. Ma tutti sono pronti a riconoscere potere a uno che gli dimostra di essere più angelo e più diavolo di loro, più ricco e più farabutto. Perché si identificano e vogliono assomigliargli sempre di più. Per diventare potenti come lui.

Questi eccellono nel fare i moralisti: sfoggiano sentenze morali.

Poi quando nessuno li vede, pensano di poter fare quello che vogliono. Sono amorali, cinici, corrotti, disonesti. Ma se sono la maggioranza, e se pure governano, riescono ad imporre il loro modo di condursi. Socrate venne condannato a morte con l'accusa di corrompere i giovani insegnandogli una dottrina che mirava al disordine sociale. Attraverso il dialogo esaminava insieme a loro i concetti morali fondamentali.

Insegnava a confutare le asserzioni investigando e ricercando la verità. Era un metodo particolare, che chiamò maieutica: portava alla luce la verità morale, tirandola fuori come una levatrice.

Riferendosi ai politici di Atene, disse: "Capii di essere il più sapiente, perché ero l'unico a sapere di non sapere".

Insegnava a non cadere negli eccessi, a conoscere se stesso, i propri limiti e a non presumere di essere di più. L'uomo saggio non pretende di essere un dio e si conduce con moderazione.

Se si leggesse di più, acquisiremmo quell'umanità che, se non insegna a fare di conto, di certo potrebbe farci tornare i conti della nostra vita.

Impareremmo che non va edificata su somme di dare e avere, bensì sulla virtù che è amica della saggezza (questo significa filosofia in greco) e conferisce serenità morale.

E anche se non c'è più un Socrate, basta rileggerlo in Platone, perché - come diceva Cicerone - "ha richiamato la filosofia dal cielo alla terra".