PUNTO DI VISTA/ Il Bon Ton ritorna nei teatri romani

di Tony De Santoli

Non tutto a Roma è finito per sempre. Anzi, quel che resiste, resiste bene. Con stile e anche con un pizzico d'audacia. Ci spieghiamo: in questi giorni il celebre, antico Teatro Argentina ripropone "Filumena Marturano" (regia di Francesco Rosi) con Lina Sastri e Luca De Filippo mentre alla "Cometa" va in scena "Carnet des Notes 2008", diretto e interpretato da Franca Valeri, proprio lei, la "signora Cecioni" di tantissimi anni fa, la snob di "Totò a colori", la dattilografa ingannata e umiliata de "Nel segno di Venere". Non solo: fra dicembre e gennaio, "la Cometa" ripresenterà una commedia la cui "prima", pensate, si tenne a Napoli nel 1933: "Quaranta, ma non li dimostra", di Eduardo e Titina De Filippo.

Mettere in scena "Filumena Marturano", "Quaranta, ma non li dimostra" e un testo come quello concepito e elaborato con gusto e raffinatezza da Franca Valeri ("Carnet des Notes", appunto) rispecchia del resto la "tenuta sociale e culturale" di non pochi romani e di non pochi non romani che appunto vivono nella Capitale, concentrati, soprattutto, fra Prati, Campo Marzio, l'Aventino e l'EUR. Eccoci di fronte a donne e uomini che hanno superato i cinquant'anni e che da un po' di tempo avvertono una crescente nostalgia del passato. Vogliono rivedere volti e riascoltare voci associate ai ricordi della fanciullezza e della giovinezza. Vogliono riassaporare la gentile atmosfera d'una volta ignorata o bistrattata dai più; o ai più sconosciuta. Vogliono poter tornare a ammirare un certo stile, una certa classe; a riverberarsi nel bello, nel gradevole. A loro restano del tutto indifferenti comici e intrattenitori d'oggigiorno, rumorosi, egocentrici, spesso volgari. Comici e intrattenitori che, quasi con voluttà, invertono i ruoli, sovvertono gli ordini: essi non sono al servizio del pubblico, semmai è il pubblico al loro servizio... Eccola una delle storture, delle "aberrazioni" dell'Italia dei giorni nostri.

Chiamiamolo allora - per impiegare un'espressione ormai tipica - "zoccolo duro" quello rappresentato da quanti affollano tuttora l'"Argentina", il "Cometa", altri teatri romani ancora. Signore e signori che, oramai, pare che arrivino da un altro pianeta. Non ce n'è uno che smani dalla voglia di attirare su di sé l'attenzione. Non ce n'è uno il cui abbigliamento sia una serie (insopportabile e pacchiana) di "statements". In tutti quanti il gesto è lieve, il sorriso franco. Parlano a voce bassa! Non tutti insomma la domenica vanno a veder la Roma o la Lazio, non tutti si fanno settanta chilometri di strada per andare a mangiare la tale specialità nel tal posto. Non tutti si lasciano pilotare dalla tv, dalla moda, dall'opinione comune. La domenica si pranza a casa, o al ristorantino all'angolo della strada; si va quindi a teatro, si rincasa con animo lieto, ci si prepara a chiudere in letizia, e senza fracasso, una buona giornata, una buona domenica.

Numerosi anche i giovani, le giovani. Il dato "clamoroso", e incoraggiante, è questo. Abbiamo visto, di fronte a questo o a quel teatro, leggiadre fanciulle prendere sottobraccio con affetto e naturalezza mammà o papà; giovanotti ben curati e pettinati motteggiare in modo amabile coi genitori, con amici di famiglia, parenti. Quasi nessuno faceva bella mostra di cellulari. Nessuno, no, che parlasse a voce alta. Negli sguardi la luce della comunicativa, della semplicità d'animo, dell'eleganza autentica.

Non tutto, no, è perduto per sempre!