EVENTI/LIBRI/ Il prezioso lascito italiano in Eritrea

di Elisa Calpona

Nazioni Unite, 9 ottobre. Nell'auditorium del Palazzo di Vetro, l'Italia e l'Eritrea s'incontrano, rivivendo il proprio passato e puntando al futuro.

La presentazione del libro "Architettura italiana in Eritrea" unge da trade union tra idue paesi.

Anna Godio, giovane architetto di Verbania, ha investito in una minuziosa ricerca di quattro anni durante un soggiorno in Eritrea, per tracciare quest'opera: un vero reticolato in cui s'intrecciano gli assi della storia e della colonizzazione italiana con quelli dell'architettura e dell'urbanistica da essa derivanti.

Come decorso naturale, l'autrice filtra una ricca realtà sociale ed antropologica, che vede coesistere per generazioni la popolazione europea con quella africana, sullo sfondo delle città di Asmara, Massawa ed ancora dei centri minori, quali Agordat, Keren e Dekemhare.

Fedele la documentazione, ricca d'immagini che sono riuscite a fare presa sull'uditorio, puntuale ed avvincente lo stile descrittivo, con cui la copiosa iconografia viene narrata.

Un'escursione attraverso l'Eritrea che ripercorre il periodo della colonizzazione italiana (1882-1941) e lo sviscera nelle sue due fasi portanti: "Nella prima fase, dalla fine del XIX secolo fino al 1920, gli edifici sono caratterizzati per tecnica, impiego di materiali e morfologia architettonica, soprattutto dallo stile eclettico, nel quale gioca un particolare ruolo la libera interpretazione di differenti linguaggi architettonici appartenenti al mondo classico, all'epoca medievale, al Rinascimento. La seconda fase, dagli anni Venti agli anni Quaranta, è influenzata dale tendenze razionalistiche emergenti e dibattute in Europa in quell periodo: si può parlare addirittura di una innovative concezione artistica, in cui il linguaggio architettonico si confronta con le conoscenze tecniche e scientifiche dell'epoca, e forme e volume si articolano attraverso l'analisi dello spazio e delle sue funzioni in modo originale e quasi unico".

L'evento si apre con il Benvenuto dell'Ambasciatore Italiano alle Nazioni Unite, Giulio Terzi di Sant'Agata, e dell'Ambasciatore d'Eritrea Araya Desta, entrambi uniti da un profondo e reciproco rispetto verso due culture che sono entrate in contatto fondendosi e corroborandosi. Eloquente è stato il riconoscimento da parte dell'Amb. Terzi di Sant'Agata di una consistente minoranza Eritrea in Italia e dell'indiscusso contributo che essa apporta al nostro paese. Altrettanto pregnante la testimonianza dell'Amb. Desta che ha sostenuto il forte retroterra culturale italiano ereditato dall'Eritrea.

Bilaterale l'interesse verso una politica internazionale di avvicinamento, che rinvigorisca i rapporti, già amichevoli intercorrenti tra i due paesi.

A conferire un taglio ancor più scientifico alla presentazione è il moderatore Naigzy Gebremendhln, direttore del Progetto di Riabilitazione degli assetti culturali ad Asmara. A lui è toccata l'onore e l'onere di guidare lo sforzo eritreo di conservazione dell'architetttura di Asmara. Questo quanto dice di colei che ha supportato il suo Progetto: "Anna Godio è uno dei principali incaricati ad assistere il CARP (Progetto di Recupero del Patrimonio Culturale) nell'attuazione del suo mandato. Anna ha contribuito a definire sia una politica generale, che una politica di soluzioni tecniche specifiche per il restauro di molti edifice di Asmara e Massawa".

Quello su cui Anna Godio ha saputo puntare è stato il recupero di una fetta di storia del nostro paese, che si è intersecata con quella Eritrea: si tratta di un atto tangibile per tessere le lodi di quei co-protagonisti della storia che hanno preservato l'architettura italiana in Eritrea: pionieri, architetti, impresari, costruttori ed ingegneri.

Lavoratori che altrimenti sarebbero caduti nel dimenticatoio.

Il volume, già presentato al XXIII Congresso Mondiale di Architettura, UIA Torino (29 giugno-3 luglio 2008) è riuscito ad impressionare la critica, da potersi permettere di sostenere la nomina di Asmara, presso l'UNESCO, per la classificazione tra i siti del patrimonio mondiale dell'umanità.

La giovane professionista piemontese, con l'appoggio del Circolo Culturale degli Italiani alle Nazioni Unite, dell'Istituto Italiano di Cultura di New York e la sponsorizzazione di ENI, Lavazza ed Alisped, è riuscita a promuovere un'indiscussa presa di coscienza verso l'importanza di riscoprire le proprie radici e di aprirsi a nuovi influssi,derivanti dalla fusione con altre culture.

La lettura del libro "Architettura Italiana in Eritrea" vi farà beneficiare di questo tripudio d'immagini ed acquisire una più profonda coscienza storica del nostro paese. Per maggiori informazioni si può contattare l'autrice del libro al seguente indirizzo email: agodio@libero.it