SPECIALE/DOCUMENTARI/ Giovani italiani sull’isola di vetro

di Samira Leglib

Chi sono oggi gli Italiani che vivono a New York? Non più una generazione costretta ad emigrare per via dei tempi difficili, bensì un popolo di nuovi naviganti che salpano alla ricerca di orizzonti culturali più estesi. Non con l'intento di abbandonare, ma con l'entusiasmo di esplorare. Non alla conquista del Sogno Americano dei propri nonni, ma sull'esempio della Beat Generation dei propri padri. Generazione in movimento, aperta più che mai a plasmarsi in questo melting-pot di etnie, arti e linguaggi. Per riscoprirsi un po' americani, un po' cinesi, un po' latini ma, in fondo, italo-italiani.

È questa la riflessione a cui si è giunti lunedì scorso all'Istituto Italiano di Cultura, al seguito della visione dei due documentari realizzati da Marina Catucci e Daniele Salvini per il progetto poi provocativamente chiamato "Found in Translation".

"Italoitaliani" fu filmato nella primavera del 2001 ed esplora le aspettative e i sogni dei giovani Italiani a New York. Successivamente ai fatti dell'11 Settembre, LA7 TV comprò il documentario con il proposito di intervistare nuovamente le stesse persone per indagare come si erano sentiti dopo l'accaduto. Il secondo reportage, "Manhattan Amore Mio", è andato in onda esattamente l'11 Settembre del 2002.

In "Italoitaliani" abbiamo una carrellata di commenti, impressioni, conversazioni di e tra gli Italiani che si sono trasferiti a New York spinti da diverse motivazioni:

«Quella di New York è una visione che tutti si creano prima o poi nella vita. Detto questo ci sono due tipi di persone: quelli che rimangono e semplicemente accrescono il bagaglio culturale che si sono portati dietro dall'Italia. E quelli che si allontanano invece dale loro radici». «Io si può dire sia cresciuto in America, precisamente a Paperopoli e in parte a Topolinia. Siamo in fondo tutti Americani come ai tempi dei Romani eravamo tutti latini». «È qui che diventi più consapevole della tua italianità e l'America è il posto migliore per esserne orgogliosi» «Nel momento in cui arrivi a New York senza una data di ritorno...sei Americano. Alla stessa maniera in cui lo era tuo nonno quando è stato forzato a lasciare la sua terra».

Il documentario si pone anche domande, sempre mantenendo un piacevole tono semi-serio, sui rapporti tra la nuova generazione di Italiani e gli Italo-americani che sono nati qui. Ma anche la visione che gli Americani hanno tuttora degli Italiani. «Gli Italo-americani ci vedono in larga parte come artisti o figli-di-papà che vengono a studiare cinema a differenza di loro stessi che lavorano tutti i giorni. A volte ci vedono come degli alieni non riconoscendo nell'Italia di oggi il ritratto che ricevettero dai loro nonni. Quella era la vera Italia, quella di oggi è un non-luogo difficile anche da localizzare». «Gli Americani come vedono gli Italiani? Quelli che sanno che esistono, li vedono come persone allegre e armoniose che mangiano pasta e lasagne e ogni tanto ammazzano qualcuno tanto per sport. Questa è la visione che hanno avuto attraverso il cinema».

Italoitaliani è il termine scanzonatamente coniato da un bizzarro personaggio. C'era questo marinaio che tutti chiamavano Garzanti perchè aveva girato il mondo e conosceva ogni cosa. Pur tuttavia continuava a sbagliarsi ogni qualvolta gli chiedevano "Ma tu, da dove vieni? Chi sei?" E lui rispondeva: "Io sono Italo-italiano". «Gli Italiani che oggi lasciano l'Italia per altre mete», dice nel documentario uno degli intervistati, «sono una nuova generazione di naviganti al pari di Magellano e Cristoforo Colombo. Vanno alla scoperta del mondo e si insediano alla ricerca di conoscenza». Qualcuno idealmente gli risponde:«Non mi sento di essere uscito dall'Italia. Non l'ho mai lasciata, ho semplicemente cambiato quartiere»

Il secondo documentario, "Manhattan Amore Mio", più breve, riprende le fila del primo e affronta i mutamenti scatenati dall'11 Settembre. C'è chi commenta: «Dopo 9/11 la città si è come spenta. Ma allo stesso tempo si è anche tranquillizzata che è un bene». E chi sostiene: «New York ora è Americana. Prima la chiamavano "La separata" perchè era una città a sè, idealmente e culturalmente indipendente». «Ritengo cheT l'11 settembre abbia cambiato più quello che sta fuori dalla città di New York che la città al suo interno».

Pensieri, considerazioni, esperienze che tutte insieme servono a fornirci un quadro di quello che vivono gli Italiani oggi a New York. Marina Catucci e Daniele Salvini hanno realizzato un valido puzzle incollando insieme, con acuta sensibilità e autoironia, immagini, idee, parole. Abbiamo chiesto loro se vi sarà un terzo documentario: «Sì», ci risponde Marina, «iniziamo a girare domani ed è un progetto in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura nell'ambito del mese della Lingua Italiana. Questa volta, infatti, analizzeremo maggiormente l'aspetto linguistico legato al trasferimento in un Paese di lingua straniera. Ci serviremo di interviste bi-frontali, a Italiani che parlano inglese e a Americani che parlano Italiano, per cercare di capire come la lingua sia una "Chiave Hardware", ciò significa che quando iniziamo a parlare una seconda lingua, tutto il nostro modo di pensare viene da essa modificato, non solamente il linguaggio». Il documentario verrà poi presentato presso l'Istituto di Cultura il 12 Dicembre prossimo.