Il rimpatriato

Pio XII alla Bush

di Franco Pantarelli

Tu vo' fa' l'americano", deve aver pensato Shear-Yashuv Cohen, il rabbino di Haifa, quando giorni fa, al sinodo vaticano cui era stato invitato, ha sentito Benedetto XVI magnificare i grandi meriti di Pio XII, commemorandone il cinquantenario della morte. L'invito a partecipare al sinodo che gli era stato rivolto aveva fatto un certo scalpore e lo stesso Cohen aveva confessato di essersi presentato alla cerimonia "con un pizzico di trepidazione". Si trattava infatti di una "prima" assoluta, dopo secoli di vituperi della Chiesa cattolica contro gli ebrei, accusati di "deicidio" (perché decretarono la morte sulla croce di Gesù Cristo, mentre Ponzio Pilato si lavava le mani) e sembrava costituire un passo importante (e finalmente concreto) verso il dialogo fra le grandi religioni che tutti dicono di volere ma che da anni si scontra con ostacoli apparentemente insormontabili. L'invito di Papa Ratzinger al rabbino Cohen rappresentava una sorta di "rottura" con il passato, e di qui la "trepidazione" dell'uomo venuto da Haifa, il gran parlare che dell'evento si era fatto quando la notizia della sua presenza al sinodo era stata diffusa, nonché la grande aspettativa che l'evento stesso aveva suscitato in coloro che al dialogo fra le grandi religioni credono sinceramente e che erano già pronti a perdonare a Benedetto XVI tutto il perdonabile - dalle gaffe teologiche alle scarpe di Prada - in nome di questo gesto "coraggioso".

Ma non c'era voluto molto perché le "vere intenzioni" dell'invito rivolto al rabbino Cohen venissero alla luce. La cosa che stava a cuore a Benedetto XVI, infatti, non era il dialogo con le altre religioni ma per l'appunto la beatificazione di Pio XII, sul cui papato incombe da sempre l'ombra del suo "silenzio" riguardo allo sterminio degli ebrei compiuto dal nazismo. Il fatto che ad ascoltare il suo elogio di Pio XII ci fosse un rabbino, cioè in pratica un rappresentante delle vittime dello sterminio, doveva servire a chiudere la bocca a tutti i perplessi (anche all'interno del Vaticano stesso) sull'opportunità di beatificare quel suo lontano predecessore, un po' come George Bush, durante i suoi discorsi sullo Stato dell'Unione, invitava regolarmente i parenti di qualche soldato morto in Iraq per farsi "avallare" quella guerra sciagurata. Sta qui l'espressione (tradotta in napoletano) che - si diceva all'inizio - è probabilmente venuta alla mente del rabbino Cohen. Con una differenza: mentre i poveri parenti dei soldati morti, un po' per patriottismo e un po' per l'emozione di essere additati dal presidente in persona, mettevano da parte il loro dolore e stavano al gioco, l'anziano rabbino non ha avuto remore nel dichiarare pubblicamente che se avesse saputo che l'occasione cui era stato invitato era l'apologia di Pio XII, se ne sarebbe volentieri rimasto a casa.

Ma naturalmente non sarà quello sfogo sommesso a fermare Benedetto XVI. Proprio l'altro ieri si è infatti detto impegnato a "pregare perché prosegua felicemente la causa di beatificazione del servo di Dio Pio XII", il che rappresenta un'inedita pratica di uno che rivolge una preghiera a se stesso, visto che, stando ai meccanismi vaticani, affinché quella pratica "prosegua felicemente" serve una sola cosa: che lui lo decida. E che quella decisione l'abbia di fatto già presa lo dice la "ricostruzione" del pontificato di Pio XII che lui stesso ha compiuto poco dopo. I punti principali? Pio XII fu "un precursore del Concilio" (cosa che finora non era risultata a nessuno); favorì il ruolo dei laici (riferimento evidente alla leggendaria campagna elettorale del 1948) e promosse le missioni, cioè un'aspetto dell'attività della Chiesa che (a prescindere dall'opera meritoria di qualche singolo missionario) è ampiamente discusso per via dell'automatica associazione fra le missioni e il dominio coloniale. Quanto al dibattito storico su ciò che Pio XII fece e ciò che avrebbe potuto fare durante lo sterminio degli ebrei, tutto ciò che Benedetto XVII ha saputo dire è che quel dibattito non è stato "sereno". Traduzione: basta con lo scavo negli archivi vaticani per "capire" chi davvero fu Pio XII, perché su uno che si avvia ad essere santo, non c'è più nulla da cercare.