A modo mio

Tutta colpa di Cecco Peppe

di Luigi Troiani

Nell'ottobre di cento anni fa, l'imperatore Francesco Giuseppe firma il decreto di annessione all'Austria-Ungheria della Bosnia Erzegovina. Gli Absburgo avevano ricevuto in dote il territorio nel 1878 con gli accordi di Berlino, chiamati ad amministrarlo nell'ambito delle prerogative imperiali. Nominalmente, la regione era però rimasta, sino all'autunno di un secolo fa, sotto sovranità del Divano di Istanbul, forte dell'influenza che il sultano poteva esercitare su una popolazione fortemente islamizzata (la conquista dei turchi ottomani risale al 1463). Nella manovra che allarga il controllo degli Absburgo nei Balcani, contestualmente Vienna "libera" la Bulgaria dal rapporto di sudditanza alla Porta di Costantinopoli, per farne un principato indipendente.

Inevitabili le vibranti proteste di Kiamil Pasha e del suo Consiglio dei ministri, per quello che viene percepito come un tradimento del trattato di Berlino. Nel rifiuto ottomano del progetto del principe Ferdinando, è coinvolto anche l'ambasciatore tedesco, barone Maresciallo von Bieberstein, nel segno della grande amicizia che lega Berlino e Vienna.

Del nuovo quadro politico ed economico che si viene a creare nei Balcani, soffre sopratutto il nazionalismo serbo, che grida alla guerra con l'Austria, per la violazione dei diritti del milione circa di connazionali trasferiti d'imperio sotto il dominio dell'Austria-Ungheria. La Russia, oggi come allora, campione delle rivendicazioni dei popoli slavi, acconsente al progetto di indipendenza bulgara, ma titilla le pretese belliche del nazionalismo serbo.

Se si torna con la memoria agli avvenimenti di cent'anni fa, è perché là si ritrova il seme dei disastri sofferti dalla Bosnia Erzegovina nello scorso decennio, dopo la dissoluzione della Jugoslavia di Tito. Là si percepisce come la soluzione architettata dalle nostre diplomazie, in particolare da quella americana, alla questione della convivenza pacifica tra serbi, croati e bosniaci, abbia realizzato una situazione poco soddisfacente rispetto al futuro delle popolazioni coinvolte.

L'assetto imposto alla regione dagli Absburgo ispirò malumori e condizioni per nuovi conflitti, perché non godeva del consenso delle comunità e popolazioni coinvolte. Altrettanto può affermarsi per la soluzione odierna: tant'è che l'attuale stato della Bosnia Erzegovina è costituito da due entità sub-statali: la Federazione della Bosnia Erzegovina i cui membri sono croati e musulmani, la Repubblica Serba (Rs), e in più il distretto autonomo di Brèko.

Si tratta di un assetto regionale "artificiale", imposto dall'esterno, segnatamente dagli accordi di pacificazione di Dayton del dicembre 1995. Può obiettarsi che altrettanto "artificiali" sembrano gli assetti bosniaci del primo (dopo i trattati di Versailles la Bosnia finì nel regno di Jugoslavia) e del secondo dopoguerra (l'assorbì la Repubblica socialista federale di Jugoslavia del maresciallo Tito), benché nell'ultimo caso possa dirsi con certezza che il regime fosse frutto di dinamiche autentiche e locali, per quanto autoritarie.

Con tutto il rispetto per chi guarda al decentramento, occorre ridare forza e smalto all'azione dello stato centrale, debilitato dalla mancanza di prospettiva e attore di una devoluzione senza precedenti, a favore di un maggiore equilibrio tra centro e periferia.