Libera

Etica ed economia in crisi

di Elisabetta de Dominis

Ma dove sta l'etica? Dentro o fuori di sé? E' una o due? Nel senso che si può essere etici nella vita privata e disonesti in quella pubblica?

È una norma scritta o non scritta? Deve essere imposta da una comunità, dallo stato? Deve stare alla base del capitalismo? O piuttosto etica e capitalismo non hanno niente da spartire, come la storia ha spesso dimostrato, perchè l'economia non può seguire norme etiche per realizzare il capitalismo e pertanto il capitalismo etico è un ossimoro? Una definizione paradossale perchè riunisce due concezioni contraddittorie?

Sappiamo tutti (più o meno) qual è la risposta, ma l'abbiamo scordata. Per comodità. Quelli che non la sanno, sono irrecuperabili. Allora bisogna contarli perché, se costituiscono la maggioranza, siamo tutti spacciati. E la recessione, che sta arrivando, non avrà termine.

Dopo 2.407 anni ci siamo accorti che soffriamo di una grave lacuna: la mancanza di etica (dal greco ethnos: norma morale di vita). Conteggiando dalla morte di Socrate, avvenuta nel 399 avanti Cristo, poiché è stato questo filosofo greco, il più grande, che l'ha inventata; o meglio scoperta tirandola fuori dalla nostra anima. E, di fatto, riconoscendoci un'anima. Ma non basta: per averla, bisogna sentirla, prendere coscienza, divenirne consapevoli e non poter più fare a meno di ascoltarla. Sì, perché parla dentro di noi. E' il nostro daimon, il nostro dio interiore, la nostra coscienza che ci dice quello che non possiamo fare, quello che la fa soccombere, ammutolire, sparire, quello che ci fa morire dentro.

Ma chi se ne frega! Come dice Berlusconi, che ha sotto i suoi alti tacchi Veltroni, il quale in questo momento critico gli offre il contributo dell'opposizione. Il più grande capitalista italiano non ascolterà di certo uno che si è mantenuto facendo politica e non ha mai lavorato in vita sua, pensa. La sua maleducazione, che sembrerebbe attenere soltanto all'etichetta invece che all'etica, rivela uno spirito privo di scrupoli, i quali o si avvertono sempre o non si avvertono mai. Il che favorisce il raggiungimento della ricchezza senza stare tanto a preoccuparsi di mezzi e maniere utilizzate. L'etica diventa etichetta quando è mera osservanza di un cerimoniale, adottato per di più solo verso gli amici, non i nemici.

Il capitalista (non sto dicendo tutti, per carità) non si rende conto che è lui il nemico di se stesso, perché la sua spietatezza verso gli altri ci ha condotto a questo collasso.

Non sto dando la colpa a Berlusconi, ma lui è il prototipo italiano del capitalista (dal latino caput: capo) menefreghista. Sua figlia, accortasi di qualche carenza nel comportamento imprenditoriale, si sta facendo paladina dell'etica d'impresa, ma sostiene che "la Fininvest è un'impresa etica" e "mio padre mi ha insegnato il rispetto degli altri"... Forse le regole di buona educazione che, quando vuole, il premier sa sfoggiare. L'etica è etica e basta: non si divide in etica professionale, familiare o comportamentale.

L'apparenza non inganna più nessuno perché di apparenza stiamo soccombendo. Non basta mettersi dalla parte dell'etica per essere etici, come non basta fare beneficenza per essere buoni. Il problema è che questa gente non si pone nemmeno il problema di essere in pace con la propria coscienza, perché non la sente. Vuole solo fare bella figura e salvare la faccia. Gli psicopatici, per la psicanalisi, mancano d'anima, hanno il deserto dentro.

Tuttavia l'occasione è propizia per fare il deserto dell'opposizione. Dopodichè il Nostro allargherà le braccia e ci inviterà ad abbandonarci con fiducia alle sue qualità imprenditoriali per risollevare il Paese. "La mancanza di fiducia - ha dichiarato Roberto Mazzotta, banchiere cattolico - è la vera bomba della crisi, richiederà l'intervento della forza del sovrano. Un'economia colbertista che cerca di trovare il bene comune fuori dal mercato ed è al servizio di un sovrano. Uno stato apparentemente democratico, ma in realtà oligarchico e aristocratico. Noi vogliamo mantenere un'economia di mercato che consenta una società libera".

Avremo un'oligarchia (governo di pochi) che in Italia sarà un eufemismo. E un'aristocrazia (governo del migliore) nemmeno nell'etichetta. Quanto alla libertà, è un lusso pregio dell'etica, perché se non si è liberi dentro non si è liberi nemmeno fuori.