Che si dice in Italia

Tempi duri per tutti, o quasi...

di Gabriella Patti

Tempi durissimi per tutti. Anche qui in Italia, ovviamente. Crisi delle Borse, portafogli familiari sempre più poveri, commerci e scambi verso l'alt, industrie in calo, eccetera. Ma il nostro capo del governo ci assicura - e rassicura - che tutto va bene, che da noi la situazione è diversa, che le banche non falliranno perché, male che vada, sarà il solito Stato a garantire per loro. Alla faccia delle leggi del mercato e del liberismo capitalistico e "anticomunista" propugnati fino all'altro giorno proprio dal Berlusconi imprenditore-manager-politico. Ma non formalizziamoci: il nostro Presidente del Consiglio ci ha già abituati a simili rovesciamenti di fronte del suo pensiero. Vedi il caso Alitalia, per dirne una. E' vero, però, che in questa allarmante stagione economica, qui in Italia qualcosa è diverso. Paradossalmente a mettere parzialmente al riparo le banche italiche - ma per quanto? - è la loro storia provinciale di istituti di credito poco esposti sul fronte degli investimenti esteri e che, in un qualche modo, sono stati sempre e comunque assistiti dal sistema pubblico. Ha ragione Massimo Fraccaro, giornalista economico del Corriere della Sera: «I conti correnti e i depositi italiani sono i più protetti d'Europa. Nel caso molto improbabile del fallimento di una banca, il Fondo di tutela coprirà le somme depositate fino a poco più di 103mila euro. La stragrande maggioranza delle famiglie italiane è, quindi, al sicuro. Anzi, c'è anche chi vede delle possibilità di guadagno. Come Pietro Giuliani, presidente e amministratore delegato di Azimut, importante gruppo di investimento. «Investire in azioni oggi può essere un affare». Perché, con il valore dei titoli più affidabili pure loro in picchiata, «chi avrà il coraggio di investire in questo momento, nel giro di qualche anno si troverà rivalutazioni interessanti». Sarà. Ma, prima di tutto: siamo sicuri che la gente abbia ancora soldi avanzati da poter rischiare in Borsa dopo le spese alimentari, quelle per la casa, per il mutuo, per l'istruzione dei figli ? E poi: la storia insegna che il cittadino normale, quanto si tratta di soldi, non fa mai programmi a lunga scadenza. Speriamo bene.

CI VOLEVA UNA STRAGE per catturare un po' di criminali appartenenti a una delle bande più sanguinarie degli ultimi tempi, quella cosiddetta dei casalesi di Castelvolturno? Pare di sì. E, stando alla spiegazione molto condivisibile di Aldo Giannulli, storico e esperto di problemi della giustizia, l'arresto di 107 camorristi dopo la mattanza del 18 settembre in cui hanno perso la vita, massacrati, sei immigrati è solo dovuta al fatto che i guaglioni stavolta hanno davvero esagerato. La realtà, scrive Giannulli sul settimanale Oggi, è che l'enorme quantità di soldi derivata dallo spaccio della droga «ormai scorre nelle vene del sistema finanziario come linfa vitale e la classe politica e la grande finanza hanno finuto per "abituarsi" al fenomeno». Per cui «da almeno 15 anni nessuno pensa più di sradicare la grande criminalità dal nostro Paese». E questo «sia sotto i governi di centrosinistra sia sotto quelli di centrodestra». Un suggerimento: per capire andate a leggervi "Gomorra", il best seller di Roberto Saviano e andate a vedere l'omonimo film girato da Matteo Garrone e che è il candidato italiano agli Oscar (a proposito, nei salotti intellettuali fervono le scommesse: la pellicola è troppo "forte" per gli americani oppure no?).

MOURINHO, PERO', NON SI PREOCCUPA. Per l'allenatore portoghese dell'Inter la crisi economica non esiste. Lui ha un contratto garantito. In tre anni - ha confermato il suo presidente Massimo Moratti, sciogliendo un giallo che appassionava i cronisti sportivi e ha irritato i capi famiglia alle prese con buste paghe sempre più magre - guadagnerà 27 milioni di euro. Sta tranquillo anche l'ex allenatore neroazzurro Roberto Mancini, pur licenziato e a spasso, continua a ricevere dal club sei milioni di euro netti. Da dire: se rinasco faccio l'allenatore di calcio.