MUSICA LEGGERA/ Elena “cantattrice”

di Laura Lombari

E' la nuova icona della canzone romana dopo Gabriella Ferri. È cantante, attrice e personaggio carismatico. Elena Bonelli è anche una fucina di idee, come quella, avuta qualche anno fa, di reinterpretare e rilanciare l'inno italiano, idea che piacque moltissimo all'allora presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi.

Qualità che nella sua vita si sono incontrate con l'altra, importantissima, di sapersi circondare delle persone giuste. E infine, con una giusta dose di fortuna. Elena Bonelli è anche il bel volto che si vede in questi giorni su alcuni manifesti di New York: il 12 ottobre infatti, nel giorno di Colombo, l'artista celebrerà la italoamericanità alla Carnegie Hall (Zankel Hall) con il suo spettacolo di canzoni romane. America Oggi ha voluto incontrarla in attesa di sentirla cantare.

Il 12 ottobre sarà su una delle più prestigiose platee del mondo. È emozionata?

«Si è la prima volta che canto alla Carnegie Hall, e mi auguro che sia la prima di una lunga serie di eventi a New York con questo spettacolo. È di certo la tappa più importante di tutte le tournée che ho fatto in giro per il mondo. Pur avendo fatto spettacoli in teatri importantissimi la Carnegie è la Carnegie ed il pubblico americano è un pubblico di altissimo livello, preparatissimo, abituato al meglio nel settore dello spettacolo. Quindi so che mi aspetta una platea colta, capace di distinguere e valutare. Ma proprio per questo è stimolante e naturalmente molto emozionante... per non dire di più».

Che riscontro ha avuto il suo repertorio di canzoni romane negli altri teatri del mondo?

«Un riscontro eccezionale, un successo di presenza di pubblico incredibile ma soprattutto una risposta calda, eclatante. Questo è successo ovunque, da Tokyo, dove i giapponesi alla fine del "Barcarolo romano" si sono alzati in standing ovation durante lo spettacolo, fino al Centro America, passando per l'Europa tutta. Le porto un esempio. Due settimane fa nel Sud della Turchia ad Antalia, nel meraviglioso Teatro Romano di Side, che contiene seimila spettatori, il pubblico turco è letteralmente impazzito. Ha battuto il tempo delle canzoni con me dall'inizio alla fine del concerto, quando a tutti ho fatto intonare con me "Arrivederci Roma". L'ambasciatore Italiano Carlo Marsili non stava più nei panni, ha detto che non aveva mai visto il pubblico turco (in genere molto morigerato e contenuto) scaldarsi così tanto».

A New York canterà anche l'inno d'Italia?

«Assolutamente sì. Ormai è diventato il brano più applaudito in assoluto. È la classica ciliegia sulla torta. E canterò la versione integrale quella che quasi nessuno conosce e che decisamente è la più bella e commovente, incisa nel cd "Inno di Mameli". Un progetto che ha dato i suoi frutti e grazie al quale l'Italia ha ricominciato a cantare l'Inno».

Si sente l'erede di Gabriella Ferri?

«Dopo il progetto sulle canzoni romane la stampa ha scritto e continua a scrivere: "È l'erede della Ferri", oppure "È l'erede della Magnani". Obiettivamente sono miti ineguagliabili, che non si toccano, sono ambedue fonti di emozioni uniche. Anche se tra le due come tipologia e temperamento mi sento più vicina alla Magnani, essendo io una attrice di teatro, televisione e cinema. La Ferri era solo cantante ed io non mi sono mai sentita una cantante. Io vengo dal teatro ed ho fatto la carriera ed il percorso da attrice di teatro. Poi per fortuna il buon Dio mi ha dotato di due corde vocali miracolose ed il mio desiderio fin da ragazza era quello di portare la canzone e l'italianità oltre frontiera. Allora alla recitazione ho unito il canto ed eccomi a girare tutto il mondo con le canzoni della tradizione italiana. Ad essere precisi mi sento una "cantattrice", un'interprete musicale, non riesco a sentirmi cantante e quando la stampa o la gente mi definisce "cantante" non è il termine appropriato e mi viene da correggerlo».

Quando non canta o lavora cosa fa?

«Ho davvero poco tempo libero. Il lavoro assorbe tanto della mia vita. Quest'anno ho contato quante volte ho fatto e disfatto la valigia: 29. Sono sempre in giro per tournée. Ma in tutto questo cerco di non farmi mai mancare il tempo preziosissimo per stare il più possibile vicina alle persone che amo e che mi sono state sempre devotamente a fianco nella mia carriera. Gli affetti e la famiglia sono importantissimi per me. Io non dimentico mai e cerco in ogni modo di ricambiare tutto l'amore che ricevo. Lo metto sempre al primo posto, davanti a tutto. Anche perché l'amore è la ruota motrice della nostra vita. Puoi avere uno chassis di un'automobile splendida, ma se le ruote motrici sono sgonfie l'auto non cammina.

Inoltre mi piace dedicarmi alla mia casa, adoro arredare le case in cui vivo nei minimi particolari, in modo personale e questo mi porta via tempo perché vado a cercarmi le cose più strane, quelle che nessuno ha, mi faccio venire delle idee che rispecchiano nell'arredamento quello che sono. Ma nel farlo mi rilasso molto e mi diverto. Ora per esempio sono alle prese con l'arredo della casa di Miami che è la mia seconda "casa del relax". È proprio sul mare e l'idea di prendere l'ascensore e tuffarmi nell'oceano mi fa impazzire. Quando lavoro tutta la giornata, torno a casa e faccio bagni notturni di fronte alla skyline di Miami... una passione a rischio di... squali!»

Prima il progetto sull'inno nazionale, poi gli stornelli romani e qualche volta le canzoni napoletane. Come è nata la passione per le espressioni artistiche popolari?

«Non so da che cosa è nato, so solo dire che è stato un mio desiderio fin da quando ho iniziato questa professione. Ho sempre avuto il pallino dell'italianità nel mondo e tutta la mia carriera è stata incentrata su questo. Primo spettacolo "Liza Napoli-New York", poi tanti programmi su RadioRai sugli italiani che vivono all'estero, poi la musica popolare passando dalla tradizione al rinnovamento. Mi piace portare nel mondo i segni dell'Italia e soprattutto far conoscere all'Italia, tramite i miei programmi radiofonici, la ricchezza che l'"altra Italia" produce e l'immagine che porta nel nostro Paese».

Il suo è un personaggio poliedrico che ha avuto intuizioni molto preziose e iniziative di successo. È ben consigliata?

«Le idee mi vengono da sole senza nessuno sforzo. Quando nel 2000 ero al concerto di Capodanno al Quirinale e ho visto che nessuno cantava l'Inno di Mameli ho pensato: "Perché?". L'indomani ho scritto a Ciampi e gli ho proposto il progetto di rilancio dell'Inno. Ciampi ha accolto l'idea, sulla quale ho lavorato due anni. Poi ho trovato gli sponsor Uliveto e Rocchetta, ho cercato il Corriere della Sera che lo distribuisse e così un milione e mezzo di Italiani il 2 giugno ha ricevuto a casa l'Inno di Mameli. Gli italiani nel mondo ancora mi ringraziano perché prima non si trovava nessuna altra incisione comprensibile. Ora lo possono ascoltare, farlo imparare ai propri figli, nipoti. Dentro quell'inno c'è tutta la mi passionalità».

Si sente "arrivata" o le manca qualcosa?

«Grazie a Dio ho la salute e non mi manca niente altro, ma non mi sento arrivata da nessuna parte, mi piace sentirmi sempre al primo giorno di scuola, con la voglia irrefrenabile di imparare ogni giorno una cosa nuova, di fare sempre qualcosa di diverso, di mettermi continuamente in discussione. Valuto con orgoglio e soddisfazione tutto ciò che ho fatto e dove sono arrivata, sono già felicissima del fatto che sono riuscita a fare esattamente quello che desideravo da bambina ed era nei miei sogni, ma domani è un nuovo giorno. E il mio prossimo progetto artistico è un film tratto dal mio primo spettacolo portato a New York, che molti dei vostri lettori hanno visto nel lontano '96. Si intitola "Napoli Nova Yorke-andata e ritorno" e parla, guarda caso, del sogno americano che si realizza. È finanziato anche dal Ministero delle Attività Culturali, ma i soldi non sono sufficienti e allora necessitano gli sponsor. Anzi ne approfitto per lanciare dal vostro giornale un appello: "Cercasi uomo di buona volontà che voglia investire le sue proprie fortune realizzate grazie a un sogno americano realizzato... nel mio film!" Insomma sto cercando un produttore americano...»

Il suo prossimo progetto come donna?

«Ne ho uno grande, il più bello della mia vita, e lo realizzerò entro l'anno ma sono timida per dirlo apertamente».

C'è una persona (personaggio pubblico o persona a lei vicina) che più di tutti l'ha sostenuta nei suoi progetti o l'ha aiutata a credere in se stessa?

«Sì, è il mio fedele e bravissimo Claudio. Insieme abbiamo creato le società che si occupano di tutti i progetti sull'italianità. Claudio mi assiste pazientemente da 16 anni. È una persona meravigliosa, colta, capace, preparata, comprensiva, professionale, che guida il mio staff. Ogni progetto che mi è venuto in mente ha trovato in lui un totale credo e sostegno, ha grande fiducia in me e non ci spaventa niente. Abbiamo fatto le cose più difficili, come organizzare il concerto di Natale per la pace a Kabul durante la guerra. Con gli aerei dell'ONU abbiamo portato un "service sound" completo dal Pakistan lavorando in condizioni davvero particolari. Infatti mi sono ammalata a Kabul e ci ho messo un mese per riprendermi, ma è stato meraviglioso. E ne potrei raccontare tante altre sul genere».

C'è un luogo dove ancora non è stata e dove le piacerebbe andare?

«Mi manca la Cina, la Nuova Zelanda, l'India, il Cile, il Perù, il Venezuela e ogni tanto mi mancano... le Maldive per fermarmi un po' e non fare proprio niente! Perché riesca a non fare niente devo essere su un'isola deserta, senza telefono né computer!»

Grazie e in bocca al lupo.

«Grazie a voi. Saluto i lettori di "America Oggi", e, mi raccomando, non mancate a questa serata davvero curiosa, piena di soprese e inaspettati momenti di emozione».