NY-RAI/PRESENTATO IL DOCUMENTARIO SUL SOPRANO/ Scotto, per dar voce alla Dante

di Samira Leglib

Un'anteprima d'eccezione, quella che si è realizzata lo scorso venerdì nella sede di Rai Corporation a Manhattan. Su iniziativa di RaiSat, con la collaborazione dell'Istituto Italiano di Cultura e il contributo della Fondazione Dante Alighieri, è stato prioettato il documentario: "Renata Scotto, il teatro in musica", ideato e realizzato da Lucia Bonifaci la quale ci offre uno squisito ritratto della soprano italiana celebre nel mondo.

La Società Dante Alighieri, che nell'occasione si rilancia come nuovo polo della cultura italiana a NY, non poteva scegliere madrina migliore se non una sì valida promulgatrice del Bel Canto. Tra i nuovi orizzonti della Dante Alighieri infatti, ci spiega il suo presidente Claudio Angelini, c'è quello di espandere le aree di interesse della Società per non restare focalizzati solo sugli aspetti linguistici, piuttosto con l'intento di liberare la cultura italiana a cominciare, in questo caso, dall'Opera per arrivare al cinema e alla letteratura.

Il documentario, della durata di 30 minuti circa, segue la soprano all'interno delle aule di Opera Studio, la scuola nata dal fortunato incontro di Renata Scotto e l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Opera Studio vede la luce nel 2004 con l'obiettivo di riportare la tradizione operistica ai valori di eccellenza del nostro passato e restituire al mondo la tradizione musicale italiana. «Tutti gli Italiani cantavano, si diceva un tempo», interviene Bruno Cagli, Presidente dell'Accademia, nel documentario: «ma oggi questa tradizione si è persa anche per la mancanza di buoni insegnanti».

La pronta risposta a questa mancanza arriva da Renata Scotto che dopo aver dedicato una vita all'arte della musica ora dedica la medesima passione all'arte di insegnare: «Volevo trasmettere alle nuove generazioni quello che io ho avuto la fortuna di apprendere dai più grandi maestri. Io sento il dovere di portare avanti quello che è stato insegnato a me. E' come aver ricevuto dei regali». La Scuola, che si divide tra le sedi dell'Accademia di santa Cecilia a Roma e la Juilliard School a New York, accoglie studenti provenienti da tutto il mondo ammessi secondo audizioni. Non c'è solo lo studio del canto lirico tra i suoi obiettivi, il cantante viene formato nella sua quintessenza: si va dallo studio dell'uso della voce, alla respirazione, all'interpretazione di un ruolo, allo stare in scena. «Aiutare i cantanti a capire la loro voce è affascinante», racconta la Scotto, «ma l'Opera non si riduce al canto..essa è Teatro in Musica, oltre a saper cantare bisogna essere anche dei bravi interpreti. E' necessario conoscere il significato delle parole e allo stesso tempo il ruolo che si deve impersonare. Non è sufficiente sapere a memoria solo un'aria all'interno di un'opera intera». Gli studenti ammessi affrontano 4 settimane di lavoro intensissimo e, come dice Renata Scotto con quel suo fare a mezza via tra il mater e il magister: «Se sei stanco o ti ammali..curati in fretta! Bisogna essere forti per fare il cantante, il cantante è un atleta». Gli allievi hanno a disposizione una maestra di canto che aiuta a comprendere le leggi della respirazione in modo da permettere al cantante contemporaneamente di respirare, appoggiare un suono e portarlo in testa, o in maschera nel gergo tecnico. Dopodichè è la volta del maestro di scena che porta il cantante a staccare se stesso dalla preoccupazione della nota e a diventare un personaggio. Da quel momento in avanti è il corpo che parla.

Renata Scotto ha lasciato l'Italia molti anni fa insieme al marito violinista della Scala, compagno di studi, consigliere e maestro. Si è trasferita a New York la quale al tempo offriva molte meno limitazioni soprattutto pensando alle allora nuove tecnologie come la televisione che era già un mezzo di comunicazione diffusissimo e la discografia che offriva numerose possibilità. Ma quello che Scotto apprezzò maggiormente fu «la disciplina. Qui ho imparato a non essere una prima donna ma una professionista».

E conclude: «Studiare, cantare e recitare è una gioia che riempie la vita artistica -e aiuta a volte quella privata- perchè crei e noi [artisti] in fondo siamo dei mediatori che creano e io trovo questo assolutamente divino, fantastico!»