SPECIALE POLITICA/INTERVISTA/ Il voto americano arrivato dall’Italia

di Monica London

Per alcuni era dai tempi di Kennedy che non lo facevano, per molti è la prima volta. Ma dopo "otto anni di buio" si dichiarano pronti ad agire da oltreoceano perché sperano di cambiare le sorti della politica del proprio paese. Sono gli "Americans in Italy for Obama", il più grande gruppo nazionale di espatriati per Obama, che con grande entusiasmo hanno creato una campagna per convincere gli italo-americani e gli americani con doppia cittadinanza in Italia a votare per le presidenziali del quattro novembre. «In passato - riconosce la fondatrice e responsabile del gruppo, Nina Gardner - dei 150.000 americani residenti in Italia, in grande maggioranza, a parte i 40.000 con permesso di soggiorno, si trattava di italoamericani con doppio passaporto andati in pensione che delle presidenziali si occupava ben poco. Oggi i risultati della nostra campagna sono esaltanti, siamo riusciti a mobilitare molte persone».

Abbiamo incontrato l'avvocato Nina Gardner, figlia dell'ex ambasciatore americano in Italia Richard Gardner e della giornalista Daniela Luzzato. Gardner vive tra Roma e Washington ed è direttrice di Strategy International, una ditta di consulenza specializzata in affari esteri fondata nel 1999. Con grande entusiasmo ci ha raccontato l'esperienza politica del gruppo in Italia.

Com'è nato il gruppo "Americans in Italy for Obama"?

«L'idea è nata in ottobre del 2007 mentre facevo una raccolta fondi per la campagna Obama in Europa e mi sono resa conto che non avevamo un gruppo organizzato in Italia. Così prima delle feste natalizie abbiamo cominciato a prendere nominativi degli americani e italo-americani con doppia cittadinanza che non erano per Hillary ma per Obama, e mi sono resa conto che erano tantissimi. Quindi mi sono detta che valeva la pena fare qualcosa di più organizzato. In pochi giorni, senza fare nessuna pubblicità, abbiamo superato gli 80.000 contatti, tanto che la notizia è stata ripresa anche dal telegiornale della Cnn».

E il suo ruolo di coordinatrice per la campagna Obama?

«Nel 2004 ho ascoltato un discorso di Obama quando ancora nessuno pensava che si sarebbe candidato come presidente. Mi ricordo che quasi con le lacrime agli occhi ho chiamato mio marito e gli ho detto: "Francesco, quest'uomo è una persona straordinaria". Poi è iniziato il nostro attivismo in Europa grazie anche al fatto che è stata la prima campagna elettorale ad aver assunto otto persone con il ruolo di coordinare e dare voce agli espatriati americani che sono circa sette milioni nel mondo. Insieme a Bob Barad, coordinatore della campagna Obama nel Mediterraneo e Molly Gage co-coordinatrice degli eventi in Italia, è iniziata la nostra campagna».

Quanti americani e italo-americani con doppia cittadinanza ci sono in Italia?

«Sono circa 150.000. In grande maggioranza, a parte i 40.000 con permesso di soggiorno, si tratta di italoamericani con doppio passaporto andati in pensione. E' dagli anni Novanta che si è verificato il fenomeno della "reverse migration": 5.000 americani e italo-americani all'anno dall'America si trasferivano in Italia per ragioni di lavoro o si trattava di pensionati che hanno deciso di tornare in patria».

In un'intervista alla rivista Atlas che risale al tempo delle primarie, lei ha dichiarato che c'erano ancora dei punti deboli nella campagna di Obama, e questi si riferivano alla posizione della working class e degli italo-americani in quanto avrebbero avuto qualche pregiudizio nei confronti di un candidato di colore. La pensa sempre così?

«Purtroppo la working class dimostra ancora un po' di reticenza, per quanto riguarda gli italo-amercani bisogna fare una distinzione generazionale. I giovani democratici sono per Obama sin dalle primarie, dimostrando una mentalità molto aperta anche verso un candidato di colore. Il nocciolo duro sono le vecchie generazioni anche se ora sembra che si stiano riposizionando. È su questi che dobbiamo ancora lavorare, sottolineando che Obama rappresenta il sogno americano. Un'iniziativa che promuoviamo è "Talk to your nonni" che è parte della nostra strategia perché crediamo che le giovani generazioni possano esercitare un potere persuasivo sulle vecchie e convincerle a votare per Obama».

Qual è la percentuale di democratici e repubblicani italo-americani e americani che vivono in Italia? Pensa che potenzialmente voteranno per Obama solo i democratici o può verificarsi anche la "conversione" di qualche repubblicano?

«Non abbiamo incontrato nessun italo-americano in Italia per McCain e, in generale, il supporto per McCain é debolissimo all'estero. Da parte del gruppo "Republicans Abroad" - che non sono in molti - c'è stata poca organizzazione e mobilitazione. Invece ci sono i "Republicans Abroad for Obama" capeggiata dall'ex ambasciatore Frederick Vreeland e Larry Grey con sede virtuale a Roma, che hanno trovato parecchie adesioni».

Come spiega questo entusiasmo pro-Obama anche da parte dei repubblicani più moderati?

«Obama è visto come un candidato storico. Era dal tempo di Kennedy che espatriati italo-americani non votavano. Oggi Obama rappresenta il sogno americano, dell'uomo che dal niente è diventato la persona che è oggi. Francamente questa storia mi da fiducia che l'America che amiamo tanto esiste ancora, nessuno ne era più sicuro».

Qual è invece la posizione dei militari americani nelle basi italiane? Rientrano nel conteggio dei 150.000?

«No, i militari sono fuori conteggio, ma sappiamo che molti sostengono Obama e soprattutto le consorti. Non abbiamo il permesso di entrare nelle basi».

Com'è riuscito il gruppo "Americans in Italy for Obama" a guadagnare visibilità internazionale?

«Ovviamente ogni paese ha il suo gruppo, ma "Americans in Italy for Obama" è uno dei primi gruppi organizzati sul sito www.mybarackobama.com/italy - ed è il più grande gruppo nazionale di espatriati per Obama. Abbiamo un gruppo molto numeroso e attivo, siamo stati i primi ad usare il sito che permette di comunicare con l'intero gruppo e di far circolare news ed eventi con grande facilità. All'inizio pensavamo che le persone non si sarebbero iscritte, ma invece molti hanno utilizzato questa tecnologia più sofisticata che ha facilitato molto le operazioni. Pensa che la persona che ha ideato il sito è la stessa che ha fatto Facebook».

Quali sono state le iniziative e gli eventi organizzati dal gruppo?

«Il 25 gennaio scorso abbiamo deciso di fare un grande evento presso il centro di studi americani a Roma invitando tutti per parlare di Obama, mostrando i suoi clip e i suoi discorsi. Non avevamo idea di quante persone sarebbero venute, mi ricordo che mio padre mi diceva: "tu sei matta, il 25 gennaio sarà tutto finito perché avrà già vinto Hillary". Io, invece, fiduciosa, mi sono messa ad organizzare l'evento che si è rivelato un grande successo. Il giorno dopo ho ospitato a casa mia a Roma una serata dedicata alla raccolta fondi per la campagna elettorale, e attraverso una conference call ci siamo messi in contatto con le altre città non solo italiane, ma anche europee. Quindi abbiamo creato una rete di collegamento internazionale che dimostra come abbiamo saputo organizzarci condividendo il nostro impegno con gli altri paesi europei. Il rally al Foro Traiano tenuto il dodici aprile scorso è stato memorabile con i centinaia d'espatriati arrivati da tutte le regioni, che dopo tanto tempo si sentivano finalmente fieri di essere americani e di sventolare liberamente la propria bandiera».

Gli eventi avvengono anche fuori Roma e Milano?

«Si, si è venuto a creare un vero e proprio movimento anche nelle regioni, così abbiamo deciso di avere rappresentanti regionali. Quando, tre settimane fa, abbiamo organizzato una call conference con Nancy Pelosi, per esempio, ci siamo collegati con tredici città italiane. E' stata una conversazione commovente, ci ha espresso il suo apprezzamento per il nostro lavoro e ci ha detto che avrebbe chiamato Obama per dirgli quello che stiamo facendo e con quanto entusiasmo».

Ha detto che il movimento è cresciuto in tutta Italia. In che modo le altre regioni hanno partecipano alla campagna?

«La candidature di Obama ha provocato la fioritura di moltissimi gruppi spontanei di base in tutta l'Italia, adesso oltre ai gruppi di "Democrats Abroad" che avevamo (a Roma, Milano, Firenze) abbiamo gli "Apulians for Obama" che hanno regalato una bellissima torta e dei confetti diventati famosi nel mondo sul quale è disegnato il volto di Obama, realizzati da un pasticciere di Chicago che vive ad Altamura, e che ho consegnato io stesso ad Obama durante la convention di Berlino. Pensa che nell'Italia meridionale abbiamo scoperto che i pensionati italoamericani con doppia cittadinanza aventi diritto di voto sono ben 80.000. Poi c'è il gruppo Veneto che è sceso in piazza con i gondolieri che cantano per Obama, quello torinese anche molto forte. Insomma, è stata un'esperienza bellissima perchè molti di noi "espatriati" o di doppia cittadinanza eravamo inseriti nei nostri ambienti professionali o sociali senza frequentare necessariamente altri americani, ma poi ci siamo trovati, i nostri coniugi hanno partecipato con entusiasmo ed ecco che é nato tutto un altro circolo di amici che hanno in comune la voglia di mettere nella Casa Bianca una persona che ci può veramente rappresentare e di cui possiamo essere fieri. Sono stati "otto anni di buio" per noi espatriati, quindi puoi immaginare quanto siamo commossi di frequentarci come AMERICANI apertamente, fieramente e con l'appoggio dei nostri amici italiani».

Come ci si registra per votare dall'Italia?

«La procedura è diventata semplice: basta andare sul sito www.votefromabroad.org e stampare l'apposito modulo dove accanto all'indirizzo in Italia bisogna indicare anche l'ultima residenza negli Usa. Poi il modulo deve essere spedito negli Stati Uniti entro il 4 ottobre, e così tutti gli elettori riceveranno a casa in Italia la scheda, sempre per posta».