PUNTO DI VISTA/ Per una sana rinascita venga pure un altro ‘29

di Tony De Santoli

Si prepara, forse, un altro '29. Il crollo, nei giorni scorsi, della Lehman Brothers - a sua volta preceduto mesi prima dall'improvvisa crisi dei mutui statunitensi - può voler dire proprio questo: gli Usa, e quindi gran parte del resto del mondo, filano senza speranza di salvezza verso la catastrofe. Il disastro può avvenire nei prossimi giorni come fra un anno, due, ma, appunto, è solo questione di tempo. Inutile che gli "esperti" ci ripetano che ora abbiamo tali e tanti meccanismi bancari da poter scongiurare un altro '29. Da almeno venti o trent'anni l'Occidente si è affidato a loro, ai sommi "esperti", e adesso si vede con quali risultati...

Mai il mondo occidentale era stato dominato come lo è oggigiorno dalla finanza speculativa. Mai, dalla prima metà dell'Ottocento agli Anni Settanta del Novecento, ci si era sognati di porre in discussione la civiltà dell'industria pesante (indispensabile anche per quella leggera). La civiltà dell'industria pesante, pur con i traumi provocati a tanti esseri umani, pur con le storture che ne accompagnarono il cammino, servì ad alzare in tempi neanche tanto brevi, e di parecchio, il tenore di vita degli americani, degli inglesi, dei francesi, dei tedeschi, anche di noi italiani. Poiché negli Anni Settanta e Ottanta certe scoperte e certe realizzazioni nel campo della chimica, della comunicazione, della tecnologia moderna in genere, ci sembrarono come una rampa di lancio che avrebbe proiettato tutti noi in un mondo fatto di gioia e di ricchezza materiale inesauribili, volemmo liquidare in quattro e quattr'otto l'industria appunto pesante. L'idea fu degli americani, immancabilmente seguiti dagli europei e dai giapponesi. Si cominciò col dire che, in fondo, ferro e acciaio non erano poi così necessari per il genere umano... Se ne poteva fare a meno... Meglio puntare sui "servizi", ci dicevano venti o venticinque anni fa i soliti modernisti con la loro sconcertante sicumera. Ecco che cosa ci dànno la società dei servizi e la società che per i propri luridi interessi fa rinascere il lavoro minorile e la schiavitù di fatto e inventa il precariato. Mentre un barile di petrolio costa un occhio...

In una società internazionale privata di un elemento concreto quale appunto quello dell'industria classica, è nata quindi una finanza che avrebbe fatto accapponare la pelle ai primi Rotschild: la finanza (eccoci!) speculativa. La finanza del "nulla". La finanza del più grande, e devastante, illusionismo della Storia. Ora, ci dicono L'Espresso e altre testate italiane ed estere, tremano tutti. Tremano gli investitori americani e gli investitori italiani. Trema perfino la Cina mentre una certa paura serpeggia anche in India, in Giappone, in Canada. Ma se questo mondo deve crollare, ebbene crolli. Se questo mondo è un organismo talmente marcio, perfino putrido, a che cosa serve tenerlo per forza in vita...? Serve a rimandare di volta in volta la soluzione del problema e ad aggravare quindi il già diffuso malessere morale e materiale. Metà della popolazione europea conduce una vita grama, se non disperata. Dell'altra metà un 20-30 percento vive nel lusso, i restanti tirano a campare in modo appena dignitoso. Ma vi pare giusto? Vi pare umano?

Venga pure un secondo '29. Esso, forse, darebbe luogo a una vera, sana rinascita.