Il rimpatriato

Succedeva in Italia

di Franco Pantarelli

Chiedo scusa se torno sull'annoso problema di "che sta succedendo in Italia", ma le cose sembrano andare ogni giorno peggio. Non saranno certo i miei poveri articoli a cambiare un andazzo che sembra sempre più inarrestabile, ma che altro può fare uno che fa questo mestiere ed è tornato dopo una lunga permanenza all'estero ed è sempre più sotto shock per ciò che ha trovato, se non scriverne senza sosta? Chissà, magari un giorno, se e quando ci sarà un ravvedimento (non disperiamo, a volte accade), qualcuno si prenderà la briga di andare a vedere cosa succedeva al tempo dell'ignominia e avrà bisogno di materiale da consultare, vicende da ricostruire, episodi da analizzare, per vergognarsi di un tristissimo "come eravamo". Ecco così un po' di materiale per quei futuri curiosi, semmai dovessero prendere corpo in questo Paese. E' probabile che il periodo su cui concentreranno la loro ricerca sarà la fine estate-inizio autunno del 2008; ma visto come vanno le cose non è da escludere che in seguito la situazione peggiori ulteriormente. Siccome però la speranza è la cosa che fa vivere, sforziamoci di credere che questo periodo risulti in futuro un "picco" mai più eguagliato.

Nelle poche settimane che ci hanno portato dal caldo asfissiante durato troppo a lungo al fresco autunno in cui gli innumerevoli alberi di Roma cambiano colore dando luogo allo spettacolo chiamato "ottobrata romana", accade che a Milano un ragazzo nero, proveniente dal Ghana, viene ucciso a sprangate al grido di "sporco negro". I responsabili vengono arrestati ma il magistrato incaricato della pratica esclude che si sia trattato di razzismo. Pochi giorni dopo un altro ragazzo nero, questa volta a Parma, viene picchiato e sbattuto in cella addirittura dai vigili urbani, che poi al momento di rilasciarlo perché non aveva fatto nula, non avendo voglia di capire come si scrive il suo nome, scrivono sbrigativamente "negro" sulla pratica. Ora sono sotto inchiesta, negano tutto e soprattutto l'idea che li si possa considerare razzisti. Qualche altro giorno ed ecco a Roma un distinto signore cinese che sta tranquillamente aspettando l'autobus, pestato a sangue da un gruppo di ragazzini per i solo fatto di avere gli occhi a mandorla. Lui finisce in ospedale con il setto nasale rotto e ferite in tutto il resto del corpo. Loro vengono arrestati, interrogati "non sanno spiegare" perché lo hanno fatto e la gente del loro quartiere li assolve perché "quelli non sanno neanche cosa sia il razzismo". Nel frattempo, in vari punti della città appaiono scritte razziste un po' più sofisticate: se la prendono infatti con Anna Frank, la ragazza olandese il cui diario è diventato un dei simboli più toccanti della persecuzione nazista contro gli ebrei.

E poi c'è la storia di Amina, anche questa a Roma, all'aeroporto di Fiumicino, che in effetti è avvenuta due mesi fa ma solo ora - per la denuncia presentata - se n'è venuti a conoscenza. Amina è una cinquantene somala che ha sposato un italiano tanti anni fa ed è diventata cittadina italiana a tutti gli effetti. I controllori di Fiumicino notano che il cognome di Amina menzionato sul suo passaporto è diverso dal cognome dei quattro bambini che hanno viaggiato con lei da Londra. "Qui c'è qualcosa che non va", esclamano i controllori con un tono da Watson, l'assistente di Scherlock Holmes che non capisce mai nulla. E invece di chiedere una spiegazione all'interessata - che sarebbe stata semplicissima: i bambini sono figli di due delle sue figlie ed hanno il cognome dei loro padri inglesi - decidono che "quella negra" è come minimo una trafficante di bambini. Ma l'accusa non regge perché i piccoli non hanno proprio l'aria impaurita dei "rapiti" e anzi sono molto affettuosi con la loro nonna. Allora cambiano accusa: Amina è una trafficante di immigrati clandestini. Neanche questa accusa però regge e viene di nuovo cambiata: Amina è un corriere della droga e si serve dei bambini come "copertura".

Ma dove nasconde la droga? Vediamo subito. La signora viene portata in una stanza e denudata completamente per vedere se come nascondiglio usa le sue cavità femminili. Lei però si è stufata e rifiuta l'ispezione corporale. La disputa dura quattro ore. Quattro ore in cui lei è lì, nuda, e nella stanza va e viene un sacco di gente a discutere sul da farsi con "quella negra pazza". Il compromesso che si raggiunge è che a compiere l'ispezione sarà un medico. Così la portano in un ospedale - con la manette che la inchiodano alla barella - e il sedicente medico (sedicente perché non fornisce nessuna prova che si tratti davvero di uno che ha pronunciato il "giuramento di Ippocrate") stabilisce che di droga non cè traccia. Finalmente la rilasciano e per nascondere tutto non stilano nessun verbale. Ma la denuncia, come si è detto, scatta, e speriamo che la paghino cara, se non altro per la loro imbecillità. Milano è la città che i suoi abitanti amano definire con "il coer in man". Parma è da sempre un esempio vivente dell'allegra bonomia emiliana. Roma è nota per averne viste così tante, nel corso della sua storia, che i suoi abitanti trattano tutto (e tutti) con una sorta di ironica tolleranza. Sicché quei curiosi del futuro che speriamo arrivino prima o poi, racconteranno che il "morbo" colpì l'Italia partendo dai suoi aspetti migliori.