Libera

Anima, amore e istinto

di Elisabetta de Dominis

Il Papa sembra non essersi ancora accorto che Adamo ed Eva non vivono più nel paradiso terrestre. E che i figli non sono un dono di Dio come le mele dell'albero. Se noi non siamo alberi, loro non sono frutti. Non si mangiano, non ci nutrono, ma al contrario siamo noi che dobbiamo nutrirli e farli crescere. E non tutti noi siamo fatti per fare questo ovvero non tutti siamo venuti al mondo per mettere al mondo uomini a nostra immagine e somiglianza. Anche se l'idea, di primo acchito, è inebriante.

Quando Adamo ed Eva sono usciti dal giardino incantato, sono entrati nella consapevolezza. E hanno deciso se e quanti figli fare, a parte quelli che sono arrivati per caso. Ma neppure questi possono dirsi un dono di Dio. Il caso non c'entra con Dio, visto che noi disponiamo del libero arbitrio. Che la Chiesa, bontà sua, ci riconosce. Ma non si capisce in quali occasioni, poiché la nostra autodeterminazione non è totale. Non possiamo decidere né di fare figli né di aiutarli a morire.

Se ci comportiamo bene o male dipende dal nostro libero arbitrio, cioè Dio non interviene neppure a salvarci da un razzista che ci pesta a sangue, in caso si sia neri o gialli, come sta succedendo in questi giorni in Italia, con buona pace del Papa e di Berlusconi in altre faccende affaccendati.

Invece, dicevamo, di cosa fare del nostro corpo o di quello dei nostri figli in stato vegetativo - e il discorso è estensibile ai genitori - decide la Chiesa. La pietà cristiana è altra cosa dalla pietas romana. Perciò se io ho un padre che sta morendo di tumore, devo lasciarlo soffrire le pene dell'inferno fino all'ultimo, perché se l'aiuto a morire dignitosamente, brucerò nell'inferno per l'eternità e magari prima finirò in carcere e pure la mia vita terrena sarà un inferno. Ugualmente il padre di Eluana Englaro, la ragazza che da 17 anni si trova in stato vegetativo, non può porre fine all'esistenza del suo corpo, benché l'anima sia volata via da molto tempo.

"Io non decido per Eluana - ha spiegato suo padre alla radio - io le do voce, decido con lei, perché questa era la sua volontà che più volte ha espresso. Lei vive in uno stato vegetativo permanente, in una situazione iatrogenica che non esiste in natura. La vita è disponibile, lo prevede anche la Costituzione, non posso essere protetto da me stesso. Bisogna lasciare che la vita faccia il suo corso, secondo natura. Altrimenti la libertà di vivere si trasforma in condanna a vivere".

I vescovi incombono sul Parlamento - quindi sulla nostra esistenza terrena, cioè di genitori e figli - dicendosi favorevoli a una "legge sul fine della vita" (testamento biologico) che non favorisca "forme mascherate di eutanasia".

Sono esclusi dal discorso gli animali. Grazie a Dio, non hanno anima e pertanto possiamo porre fine alle loro sofferenze senza che soffrano ad oltranza.

La Chiesa difende la vita umana ad ogni costo, perché in fin dei conti la religione governa i corpi, non l'anima che è libera sempre. Di amare, di uccidere, di migrare.

Ecco perché alla Chiesa interessa tanto regolare i rapporti sessuali. Pensa che sia una faccenda di corpi e i corpi si possono costringere a delle regole, anche e soprattutto spirituali. Lo spirito è il mezzo cristiano per impadronirsi delle anime pagane. Un plagio culturale. Se possiedi l'anima, hai il corpo - pensa la Chiesa - e non si può lasciare all'anima decidere cosa fare del proprio corpo, perché i corpi si allontanerebbero dalla religione. Deve intervenire lo spirito cristiano.

Solo che la Chiesa non prende in considerazione il terzo incomodo, che però esiste: l'istinto. Sì, l'abbiamo in comune con gli animali, ma non è roba da poco: trascina anima e corpo. Trasformava perfino gli dei greci in tori, cavalli, cigni, che poi si ritrovavano - per caso - con diversi figli illegittimi.

L'ultima trovata di Ratzinger, ossia rispolverata, è che "l'amore all'interno del matrimonio deve esser legato alla procreazione". Dunque bandite pillole e preservativi. Sì ai metodi naturali. Perché la bellezza dell'amore coniugale si riscopre con la conoscenza dei cicli della fertilità femminile. Ma chiude un occhio: ci lascia il libero arbitrio di scegliere tra astensione o coito interrotto. Si vede che non ha mai giocato ad Adamo ed Eva: non conosce la potenza dell'istinto.