EVENTI/ARTE/"LANGUAGE BARRIER” DI ALINA E JEFF BLIUMIS/Oltre le barriere della lingua

di Filomena Troiano

Il termine inglese “barrier” in italiano si traduce in diversi modi, il più comune è “barriera”, ne segue “ostacolo”, “impedimento”, può inoltre significare qualcosa a volte fisica a volte mataforica, demarcare uno spazio conosciuto da uno sconosciuto o conosciuto tempo addietro, può essere un ricordo enfatico della differenza tra il qui e l’altrove ma significa anche posizione di arresto, esposizione alla rottura nella routine quotidiana, ha un significato permeabile dunque. E questo è il senso di “Language Barrier”, il progetto artistico di Alina e Jeff Bliumis, coppia originaria dell’ex Unione Sovietica. Alina 36 anni, trasferitasi a New York dalla Bielorussia nel 1994, lavora e vive con Jeff, cinquantenne di origine moldava negli Usa dal 1974. I due lavorano in coppia dal 2000, anno della creazione del primo documentario “Videolog”.

Il progetto itinerante “Language Barrier” dopo installazioni in diverse location, tra cui l’ultima a Andes a nord di New York State approda nella Grande Mela. Infatti da domani e per cinque giornate consecutive l’installazione in loco di coloratissimi dizionari in resina e stoffa posti a mo’ di muro, o meglio a mo’ di “barriera” si potranno ammirare nel quartiere di Tribeca a Lower Manhattan. Il progetto comprende e mette in primo piano temi legati all’immigrazione, all’assimilazione e all’alienazione tra le varie comunità presenti in questa particolare zona, con la selezione di cinque posti diversi, ognuno per importanza e significato attuale e storico. In un’intervista a Oggi7, in occasione del progetto, Alina ha detto: “Quando si parla di ‘Language Barrier’ a New York City, la maggiorparte della popolazione associa l’espressione agli immigrati, alle strutture sociali nonché alla comunicazione e quindi alle divisioni. Il progetto è legato dunque al tessuto e alla storia della città”.

Bloccando passaggi, finestre, ostacolando fisicamente la routine quotidiana, si pone l’accento sulle differenze sociali e culturali che permeano il tessuto sociale di New York City attraverso la sua storia. Così per l’installazione di Lower Manhattan si parte dalla sua importanza come centro agricolo, attraverso la propria Rivoluzione Industriale nel XIX secolo fino alla cosiddetta gentrificazione che parla dei giorni nostri, uno dei più ricchi e fiorenti mercati immobiliari al mondo. In questi contesti, in questo mare di cambiamenti, le barriere sottolineano la fragilità della comunicazione, la costruzione della lingua e il nostro bisogno di traduzione. Proprio il 22 luglio 2008 il sindaco Michael Bloomberg ha approvato una legge per cui in tutta l’isola si dovranno fornire traduzioni nelle sei lingue straniere più parlate, spagnolo, cinese, russo, coreano, italiano e francese creolo. “Da immigrato dopo un po’ di tempo acquisti fiducia con la lingua e in un certo senso dimentichi le difficoltà avute da appena arrivato, ma sappiamo che ogni giorno ci sono nuovi immigrati che necessitano di aiuto, da qui il bisogno di tradurre, e da qui l’importanza della legge appena approvata”, ha detto Alina.

La prima installazione, il 29 settembre, sarà a Duane Park, Duane St. e Hudson St., 3-7 pm, ultimo angolo di una fattoria di 62 acri appartenuta ad una famiglia olandese nel 1636.
Il 30, 8-11 am, Patel News Stand all’angolo di Church e Park Place, l’edicola per ciò di cui dispone riflette la demografia della popolazione, gli interessi e le scelte esposte sugli scaffali.
Jin Market, 1 ottobre, 111 Hudson St. 3-6 pm, i “deli” rappresentano la quintessenza di New York City, posseduti storicamente dagli immigrati.

Il 2 ottobre al 28 Hubert St., 3-6 pm, sarà la volta della Civitella Ranieri Foundation che si prende cura di artisti provenienti da tutto il mondo con due sedi, l’altra in Umbria, per questo è simbolo di unione fra i diversi popoli e le diverse culture.

L’ultima giornata il 3 ottobre “Language Barriers” si potrà ammirare da Express Shoe Repair and Barber Shop, 59 Franklin St., nel negozio di Yurev Israelov, ebreo russo, uno degli ultimi commercianti di questo isolato che fu un attivissimo centro tessile alla fine del XIX secolo.