PRIMO PIANO/CINEMA/ Un film che prende allo stomaco

di Laura Caparrotti

Arriva finalmente sugli schermi newyorkesi il tanto celebrato “Gomorrah”, film diretto da Matteo Garrone e tratto dall’ormai best-seller omonimo di Roberto Saviano. La settimana entrante, precisamente il 3 e il 5 ottobre, il New York Film Festival offrirà due volte la possibilità di vedere il film vincitore del Grand Prix a Cannes e rappresentante fresco fresco dell’Italia nella corsa all’Oscar. Anche se del film “Gomorrah” – e del libro – ne abbiamo parlato molto, vale la pena rinfrescare un po’ le idee di quello che andrete a vedere. Innanzitutto, chi ha letto il libro, non si aspetti assolutamente una trasposizione fedele delle storie e della tessuto narrativo del libro stesso. Le storie raccontate da Saviano, storie che bisogna ricordare sono vere, ancora più vere oggi visti gli ultimi fatti di Castelvolturno e non solo, sono spunti per un film di immagini, dal sapore essenzialmente corale.

“Ho voluto narrare le storie poco raccontate, quelle degli schiavi e non dei boss. All’inizio avevo pensato di fare un’opera di dieci ore per la televisione, così da poter approfondire molti dei personaggi che compaiono nel libro di Saviano. Poi però abbiamo scelto la via del film e allora abbiamo dovuto scegliere cosa raccontare.” Così ci dice al telefono Matteo Garrone, che sarà presente a New York per le proiezioni di “Gomorrah”.

“Ho fatto un film che non commenta o giudica la situazione presentata. Ho semplicemente cercato di essere all’interno di una certa realtà e di fare entrare lo spettatore con me in quella realtà. Mi auguro che il film possa suscitare emozioni e che doni immagini da portarsi a casa.”
Immagini che sinceramente si vorrebbero dimenticare perché parlano di una realtà (è bene rammentare che non è finzione) squallida, priva di speranza, priva di luce – il film è fatto di luci e colori cupi -, una realtà che esiste nel napoletano, come in tanti altri posti del mondo. “Vorrei che il mio film prendesse allo stomaco e non rimanesse nella testa. Quello che racconto non è solo un problema napoletano e non è solo un problema del sud del mondo. È invece un qualcosa che è alimentato dal Nord, dagli affari cosiddetti legali, da tutto un mondo che dice di essere contro una situazione del genere, ma da quella stessa situazione ricava profitti e favori. Chi vive immerso in quella situazione in fondo non è colpevole. Come si può notare, nel mio film non ci sono buoni o cattivi, c’è solo molta confusione. Questo film non è contro la camorra, è sulla camorra.”

Tutto il mondo istituzionale italiano, alla notizia della scelta di proporre agli Oscar “Gomorrah”, ha applaudito con forza. Il capo dello Stato Napolitano ha detto: “‘È un film molto duro, ma è un film di verità. È anche un forte richiamo alla coscienza comune degli italiani perchè situazioni come quella in cui domina il clan camorristico dei Casalesi si superino e non si ripetano più”. Il sindaco di Castelvolturno Francesco Nuzzo - diretto interessato visto che la Camorra ha compiuto una strage proprio nella zona pochi giorni fa - ha sottolineato quanto sia “un giusto riconoscimento ad un lavoro di denuncia che ha fatto conoscere a tutti gli italiani quel cancro della camorra dal quale noi campani dobbiamo liberarci”, mentre il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha detto che “é una denuncia di straordinaria efficacia comunicativa, e rappresenta quindi un’arma potente di lotta contro questa organizzazione criminale”.

Tanti bei discorsi, insomma, che caricano questa candidatura di un significato di cui abbiamo voluto parlare con Garrone. “Sono indubbiamente molto contento e voglio condividere questa felicità con tutti coloro che hanno partecipato al film. Questo non vuol dire che il film o il libro possano risolvere la situazione camorra. Il compito di cambiare lo stato delle cose è dei politici, non di noi che facciamo cinema. Sono loro che devono trovare la via per il risanamento. Posso dire che ho una mia opinione, piccolissima, che mi sono fatto durante la lavorazione del film. Nelle aree di cui parliamo, da Scampia che è la più famosa, a tutti gli altri centri intorno, c’è un grossissimo problema di disoccupazione, unito al problema della carenza di scuole, vale a dire di una educazione e su tutto non esistono rapporti fra chi vive lì e le istituzioni, dunque la camorra diventa l’istituzione, diventa l’organizzazione che conosce le necessità e i punti deboli della gente sul territorio. E li difende, li fa campare, trova loro lavoro, soldi, casa. L’esercito purtroppo non basta, è più un atto che fa bene agli occhi, ma per risolvere veramente le cose bisogna partire dall’interno. Dico questo senza puntare il dito su una sola parte politica, perchè credo che questa situazione sia stata trascurata da tutti.”

Il film verrà proiettato il 3 ottobre alle 6 pm e il 5 ottobre alle 9 pm. Per acquistare i biglietti, andate sul sito www.filminc.org. Per sapere se sono rimasti biglietti, telefonare al 212-875 5050. Per chi non si volesse rassegnare all’eventuale “sold out”, consigliamo di andare davanti al cinema e sperare che sia rimasto qualche biglietto.