CINEMA/ È anche un tributo al cinema italiano

di Stefano Albertini*

Allo Zigfield Theatre, alla prima dell’ultimo film di Spike Lee, ambientato in Italia, Miracolo a s. Anna, (si veda la recensione in questa pagina) in platea c’erano i cadetti di West Point e i marinai in divisa blu che da un momento all’altro potrebbero partire per il fronte iracheno. Sul palco il regista non ha chiamato gli attori e i suoi collaboratori, ma i reduci neri della Seconda Guerra Mondiale. Quattro vecchi soldati che si sono fatti commossi il saluto militare e davanti ai quali tutto il pubblico si è alzato in piedi. Soldati, come ha ricordato Lee nel presentarli, che hanno combattuto la giusta guerra per liberare l’Europa e il mondo dal nazismo e dal fascismo e che hanno rischiato le loro vite sotto la bandiera di un paese che, al loro ritorno, ha continuato a trattarli da cittadini di serie B.

Spike Lee non ha fatto, come alcuni si aspettavano, un discorso politico in questo infuocato clima elettorale così fortemente caratterizzato dalla questione razziale, ma il gesto simbolico di questo invito era più eloquente di un discorso. Spike Lee nel volume che accompagna il film (Miracle at St. Anna. The Motion Picture, Rizzoli, 2008, $45) rende “grazie e lode” ai grandi maestri del neorealismo: Rossellini, De Sica, Visconti, citando i loro film più significativi come modello e come ispirazione del suo film che presenta come il miracoloso risultato dell’ibridazione del cinema “African American” con quello italiano. I cultori del nostro cinema coglieranno senz’altro nel film una serie di omaggi e citazioni dei registi citati, ma non potranno non ricordare un film che è stato identificato da Millicent Marcus come l’epitome della tradizione neorealista, La notte di s. Lorenzo dei fratelli Taviani (1982).

Come nel film dei Taviani infatti anche in Miracolo a s. Anna all’elemento e all’ambientazione neorealista per eccellenza (la Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza), allo sfondo della campagna toscana, violata dai massacri nazisti, si aggiunge un elemento magico che diventa addirittura risolutivo in diversi momenti di entrambi i film. In s. Lorenzo la bimba protagonista (e voce narrante) vince le sue paure e sembra riuscire a sopravvivere grazie a una filastrocca scioglilingua che recita a bassa voce nei momenti più critici; in s. Anna il “gigante di cioccolato” insegna al bimbo che “adotta” durante un’operazione militare a toccare la testa della Primavera per diventare invisibile. In entrambi i film poi traspare sia visualmente che narrativamente un forte afflato religioso che trasfigura i fatti e li fa percepire in modo completamente diverso.

Una delle scene più commoventi e riuscite di Miracolo a s. Anna è senza dubbio la preghiera che viene salmodiata con un montaggio magistrale in inglese, tedesco e italiano dai diversi protagonisti del film, mentre nel film dei Taviani il canto del Panis Angelicus nella cattedrale assediata è un riuscitissimo abbinamento fra musica e sviluppo della narrazione. Queste assonanze con il film dei Taviani, non sono una critica a Spike Lee, anche se forse avrebbe potuto riconoscere un piccolo debito nei loro confronti. Il film di Lee funziona e vale la pena di essere visto anche e soprattutto per l’assenza di manicheismo: ci sono partigiani traditori e tedeschi buoni che leggono Pascoli, e anche i Buffalo soldiers non sono presentati tutti come eroi. In questo onesto realismo nella presentazione dei personaggi e nello studio delle dinamiche di interazione sociale e razziale tra i personaggi sta forse il merito più grande di Miracolo a s. Anna.

*Direttore Casa Italiana Zerilli Marimò, New York University