SPECIALE EVENTI/ Maria Carta celebrata a NY

di Donatella Mulvoni

Sorry, I not speak english, I speak italian and a little sardinia language”. Il concerto, in onore di Maria Carta, è iniziato così, domenica scorsa, con le parole sincere e la voce un po’ emozionata di Luciano Marras, il presidente della Fondazione che porta il nome della grande artista sassarese. Per due ore e mezza il pubblico, sia americano che sardo, nel teatro Helen Mills a New York, è stato accompagnato in un viaggio che ha riproposto, attraverso le poesie, le musiche e i canti popolari, l’antica e ricca tradizione etnomusicale sarda.

A raccontare Maria Carta e la sua terra ci hanno pensato alcuni fra i più significativi artisti isolani, che si sono da sempre distinti per le capacità e l’impegno con il quale hanno sposato la tradizione della regione, rivisitandola in chiave moderna e divulgandola attraverso la loro arte. I ritmi del gruppo olbiese dei Corda et Cannas, la voce profonda e calda della cantante cagliaritana Clara Murtas e le melodie delle Launeddas suonate dal virtuoso Andrea Pisu hanno dato vita a un mosaico di emozioni e riflessioni tematiche, intrecciate tra i diversi stili e strumenti musicali.

E’ stato un momento toccante quando, al calar delle luci nella sala, le launeddas di Pisu hanno intonato “L’Ave Maria”, una delle preghiere più rappresentative della Sardegna, che, soprattutto, Maria Carta aveva saputo interpretare al meglio, facendola conoscere anche fuori dai confini isolani. La voce e l’interpretazione della Murtas hanno reso omaggio all’artista sassarese, regalando ai presenti un forte momento di ricongiungimento con i valori e le atmosfere della terra sarda.

Il pubblico americano, inizialmente spiazzato da una lingua impossibile da comprendere, è stato poi letteralmente coinvolto dai ritmi e dalle musiche dei Cordas et Cannas, che hanno riproposto alcune delle più importanti canzoni popolari. Sulle note di “Nanneddu Meu” molti piedi hanno iniziato a picchiettare e scandire il ritmo, mentre il cantante del gruppo, Francesco Pilu, improvvisava qualche passo di ballo sardo. “Ho seguito attentamente, sono anche io un musicista- ha affermato Andy Gutterie, di New York- certo non è stato facile entrare nella vostra mentalità e capirne la cultura, ma ciò che mi ha suscitato è stato bello. Sono rimasto impressionato dal suono così poliedrico di quello strumento- le launeddas- che non avevo mai visto prima”.

Le emozioni sono state diverse per il folto gruppo sardo emigrato qui negli Usa. Gli artisti hanno, infatti, riproposto un po’ tutti gli stili musicali delle diverse parti dell’isola, scegliendo le musiche più conosciute, che hanno accompagnato la adolescenza di molti presenti. “Abbiamo chiuso gli occhi per riassoparare e rivivere le tradizioni di casa nostra”, hanno raccontato Antonio e Francesca, una coppia sarda emigrata da 40 anni nel Connecticut “La Sardegna ha dei suoni e degli odori che queste musiche sembrano incorporare, attraverso i ricordi che ci suscitano”.

E il finale, dopo un alternarsi di duetti inediti fra gli artisti, non poteva essere migliore. Richiamati a gran voce per il bis, Murtas, Pisu e i Corda et Cannas, che per la prima volta si trovavano a suonare insieme, si sono scatenati riproponendo Nanneddu Meu che ha portato un gruppo di spettatori sardi a ballare “su ballu sardu” sul palco, mentre il resto del pubblico, tutto in piedi, batteva le mani e provava a seguire i passi. “Siete un grande popolo- ha affermato il console generale d’Italia, Franceso M. Talò, che ha voluto essere presente all’evento. Manifestazioni come queste sono importanti per conservare l’identità fra i sardi che vivono qui in America. Mi farebbe piacere però se questa Terra riuscisse a dar maggior visibilità a ciò che fa e ai propri artisti, perché se lo merita”.
Il concerto si inseriva all’interno della manifestazione “Sapori e suoni della memoria sarda”, organizzata in collaborazione dalla Fondazione Maria Carta e dal gruppo Shardana.

Le altre tappe dell’evento hanno portato la delegazione sarda prima al Consolato, per presentare gli artisti e poi lunedì scorso nel New Jersey, nella Montclair State University, per confrontarsi con gli studenti e registrarne le reazioni. Tutto l’evento è stato dedicato a “un grande Shardana, Bruno Orrù, scomparso poco tempo fa, ma che ha dato tanto perché potessimo essere tutti qui oggi”, ha ricordato all’inizio della serata Giacomo Bandino, presidente del circolo Shardana.