Il rimpatriato

Non passa lo straniero

di Franco Pantarelli

Evviva! L’Alitalia è salva ed è italiana. Sono così felice che vorrei correre sulle rive del Piave e cantare a squarciagola “Non passa lo straniero” e se non fosse per la brutta musica andrei perfino a unirmi ai cori di “Meno male che Silvio c’è”. Ma come era saltato in mente a Romano Prodi di vendere l’Alitalia agli odiati francesi? Doveva essere proprio ammattito. Per fortuna il suo governo è caduto in tempo e Berlusconi ha avuto la possibilità di bloccare quella nefandezza, oltre che di mostrare a Prodi come si fa, che poi non è che sia molto difficile. In pratica, basta fare appello al patriottismo e gli imprenditori con il cuore davvero italiano spuntano come funghi. Prodi invece, affezionato al vecchiume com’è, era probabilmente rimasto fermo alla superatissima massima di Samuel Johnson, “il patriottismo è l’ultimo rifugio di tutti i mascalzoni” e non aveva verificato se ci fosse in giro qualche coraggioso disposto a opporre il suo petto nudo all’arroganza di Air France. Berlusconi quella verifica l’ha fatta (per darle più forza aveva perfino minacciato che se nessuno si faceva avanti l’Alitalia potevano prendersela i suoi figli, quest’uomo è un genio!) ed ecco il risultato: a prendersi cura della compagnia di bandiera sarà un gruppo di persone fra cui figurano i più bei nomi dell’imprenditoria italiana.

Certo, ci sarà qualche sacrificio da fare. Uno è quello degli “esuberi”, cioè i dipendenti che resteranno senza lavoro. Se l’Alitalia fosse stata acquistata dall’Air France loro sarebbero stati circa 2.000, mentre ora saranno circa 7.000. Ma cosa volete che sia questo particolare di fronte al trionfo del tricolore? Un altro è quello dei debiti dell’Alitalia. L’Air France aveva pattuito che se li sarebbe accollati, ma che figura si sarebbe fatta con i patriottici imprenditori se gli si fosse chiesto di fare altrettanto? Così quei debiti li pagheranno tutti gli italiani, 100 euro a testa. A me un po’ scoccia di pagarli e capisco che scocci ancora di più a quelli che inoltre dovranno pagare i 100 euro per ogni figlio, per la moglie, per il nonno se ce l’anno, eccetera. Ma, signori miei, qui è in ballo l’orgoglio del nostro Paese! Dopotutto, in nome di quell’orgoglio gli imprenditori hanno perfino accettato di mettersi a capo di una compagnia senza neppure sapere come esattamente funziona, visto nessuno di loro ha esperienza di trasporto aereo. Era sorto il problema che per consentire agli imprenditori di vedere remunerato il loro investimento - una media di ben 70.000 euro a testa, mica una bazzecola - era necessario che i voli più frequentati, quelli che vanno da Roma a Milano e viceversa, fossero di loro esclusiva, una cosa che le norme dell’Unione europea sulla concorrenza non consentono. Ma qui è stata decisiva la ben nota creatività di Berlusconi quando ci sono delle leggi ad hoc da fare. In quattro e quattr’otto lui ne ha sfornate due o tre e il monopolio della Roma-Milano è stato assicurato. Tanto, anche se l’Unione europea decidesse di intervenire, le sue procedure sono così lunghe che ci sarà tutto il tempo perché i nostri imprenditori possano incassare quella che la dottrina sociale della Chiesa definisce “la giusta mercede”.

Scommetto che siete curiosissimi di sapere chi sono i “capitani coraggiosi” di questa bellissima storia. E’ tutta gente di primo’ordine, ve lo assicuro. Uno si chiama Gianluigi Aponte, è di Sorrento e fa l’armatore, quindi in fondo è del ramo. Che differenza c’è fra il trasporto navale e quello aereo? Per la sua sicurezza, Aponte ha trasferito la propria residenza in Svizzera, molte delle sue compagnie sono off shore e le sue navi battono bandiera panamense. Ma basta questo per mettere in dubbio il suo patriottismo? Di un altro, Rocco Sabelli, destinato ad essere l’amministratore delegato della nuova Alitalia, si dice che abbia paura di volare. Non vi sentite commossi dal coraggio che quest uomo ha mostrato imbarcandosi in un’impresa del genere? Poi c’è Salvatore Mancuso, titolare del fondo Equinox. La sede legale di quel fondo è in Lussemburgo, ma qui vale lo stesso discorso fatto per Aponte. E poi c’è lei, la Emma Marcegaglia, che ha conquistato il titolo di presidente della Confindustria e neanche quelli che hanno messo in dubbio la qualificazione delle ministre del governo Berlusconi ha mai messo in discussione la sua competenza imprenditoriale. Il “Sole 24 Ore”, giornale che appartiene proprio alla Confindustria, ha avuto l’ardire di chiedersi come mai faccia la signora Marcegalia a sostenere il valore del “rischio d’impresa” quando è nella sua veste istituzionale e poi, in privato, partecipare a un’avventura praticamente senza rischi. Ma questo è solo un esempio di come la stampa, in Italia, sia ormai entrata in un avanzato processo di degenerazione.

Ah, avevo detto che nessuno dei nuovi padroni dell’Alitalia è competente del ramo? Mi sbagliavo. Fra loro infatti c’è anche Carlo Toto, il gran capo dell’Air One, che finora ha fatto concorrenza all’Alitalia. Ora le due compagnie si fonderanno nell’interesse supremo della Patria. I debiti di Air One scomparirano perché anch’essi saranno pagati da cittadini italiani. Ma se pensate che questo sia un privilegio illegittimo vi faccio notare che il signor Toto, d’ora in poi, i suoi voli Roma-Milano-Roma li farà esclusivamente sotto le insegne dell’Alitalia perché la sua compagnia non esisterà più. Fra tutti, è quello che paga il prezzo più alto, soprattutto nei sentimenti.