Libera

Tra i fortini di Berlusconi

di Elisabetta de Dominis

Non vi preoccupate: il pilota dell’Alitalia sono io”.
“O mangiate questa minestra o volate dalla finestra”.
Sono solo alcune delle vignette apparse sulla prima pagina del “Corriere della Sera” in questi giorni. Travestito da mago con la bacchetta magica, ovviamente, è sempre il nostro beneamato premier. Il quale ha dichiarato: “I sondaggi mi danno percentuali di consenso imbarazzanti”. La magia, è certo, agli italiani l’ha fatta in blocco. Che ingoiano la minestra senza rendersi conto che è avvelenata. Ma il veleno è dosato in proporzioni omeopatiche. Tanto da sembrare che faccia bene. E quando staremo veramente male, sarà troppo tardi.

Il berlusconismo è una sorta di populismo bieco: il fine è piacere alle masse con la promessa di risolvere i problemi del Paese. Le masse non amano i sistemi complessi, amano i sistemi semplici.
La gente non capisce che l’interesse collettivo, che ci ammannisce il Nostro, non è altro che un interesse personale di riflesso.
Gli italiani hanno tanta paura del fascismo perché l’hanno vissuto. Ma essendo un fatto culturale, si ripropone in diversi modi. È escludere e unire chi non è unito. Il razzismo nasce dalla necessità di uniformare la società. Se non ti adegui, sei un disertore sociale.
Il razzismo non è più un fatto di censo, ma di usi e costumi. E gli italiani sono un popolo di usanze non di tradizioni. La gente non dà più importanza a certi aspetti scandalistici: se uno appartiene a un partito politico, può comportarsi diversamente da quello che professa.
La gente ama vivere nel fortino: concepisce i rapporti sociali con sporadici rapporti tra un fortino e l’altro. Nel momento in cui si vanno a ledere degli interessi che coinvolgono entrambi i fortini e non si trova quello comune, si innesca la guerra. Il fortino tende a circoscriversi: dal fortino alla casa al pianerottolo alle stanze. Si finisce schiavi del proprio involucro, di se stessi, del proprio corpo. Bulimici o anoressici.

Uno condivide un’idea politica soltanto se rappresenta i propri interessi personali, senza concedere nulla del proprio interesse. Non esiste la lungimiranza. Si preferisce viaggiare con le guardie del corpo piuttosto che alleviare la tensione sociale. Alla gente non interessa se ci sono ladri, ma quanto protetta è.
Le nuove generazioni sono monoculari. Abituate a vedere tutto il mondo attraverso lo schermo. Invasione della presenza umana in noi. Non siamo mai soli. Quando la tv è spenta è come se ci mancasse qualcosa della nostra vita.
Siamo una società a cui non piacciono le ombre. Il sole di mezzogiorno appiattisce l’ombra ma perde la tridimensionalità. Nel nostro mondo non ha importanza che ci sia la tridimensionalità che testimonia la presenza fisica. L’ombra dà la proiezione del proprio corpo. Abbiamo un concetto negativo dell’ombra: fa paura. Invece ha molti significati. Un oggetto senza ombra potrebbe essere piatto. L’ombra fa paura perché è qualcosa di non identificato, delinea i profili, ma non ride, non piange: non ti dice niente. Delinea solo la fisicità.

La luna, se non avesse l’ombra, sarebbe un disco chiaro. Ci piace, paradossalmente, perché ha le ombre: è misteriosa, tutta maculata. Non è raggiungibile. E la luna non raggiunge noi. Non è sulla terra. L’ombra ci fa paura sulla terra. Può anticipare e non solo seguire le persone. Anticipa una presenza e fa paura. Quando invece si dice: seguo la tua ombra, non si ha paura.
Che poi il fortino sia popolato dal Popolo della Libertà, che questo esista solo dietro lo schermo, che sia piatto come un’ombra, che abbia menti, cuori e stomaci avvelenati non sono le prove generali di una grande recita, ma è la vita. E indietro non si torna.