EVENTI-LIBRI/ Delitto d'onore a Detroit: Karen Tintori e gli scheletri familiari svelati

di Michelina Zambella

Lunedi 15 settembre si è aperto al John D. Calandra il ciclo di letture "Verba Volant, scripta manent" con la presentazione del libro di Karen Tintori, intitolato Unto the Daughters: The Legacy of an Honor Killing in a Sicilian-American Family (St. Martins Press, 2007).

"Indagando nell'albero geneologico della mia famiglia, dopo circa 17 anni di ricerche, ho rimesso insieme i pezzi di una storia mai svelata". È con questa premessa che Karen Tintori racconta dell'omicidio di Francesca Costa, la sua prozia brutalmente assassinata dai suoi stessi fratelli nella Detroit del 1919, dove con la famiglia era emigrata da Corleone nel 1914.

"È stato un lavoro difficile- dice- perchè ho dovuto strappare informazioni a mia nonna e aspettare che morisse prima di pubblicare. Oggi i miei parenti nemmeno più mi parlano". Come in un film, la Karen giornalista si incuriosisce nel vedere foto tagliate: pezzi mancanti che, lo sentiva, celavano un segreto. Mille e contrastanti versioni ma alla fine ce l'ha fatta a ricostruire il puzzle. Ricordando di essere la prima figlia di una lunga generazione tutta al femminile, la Tintori ripercorre la storia delle donne siciliane della sua famiglia materna. "Storia - precisa - di omertà e silenzi". Proiettate sin dai 7 anni alla vita coniugale, ogni bambina veniva introdotta al lavoro del ricamo e di sartoria per la preparazione della "dote", ovvero il corredo necessario per potersi maritare. Promesse ad uomini prescelti dai padri-padroni, queste giovincelle imparavano a cucire, cucinare e pulire: a diventare, insomma, delle buone casalinghe. Il massimo grado di istruzione era la terza elementare, mentre gli uomini lavoravano i campi ininterrottamente. Erano le donne a lavorare i pomodori per produrre le conserve che sarebbero bastate tutto l'anno. "Ancora oggi mia madre cucina la sua propria salsa"- ricorda la Tintori. Se le donne della Sicilia rurale anni '20 rimanevano in casa coi genitori fino al giorno del matrimonio, gli uomini partivano per l'America alla ricerca di ricchezza e fortuna.

Karen racconta, leggendo passi del suo libro, del classico fidanzamento anni ‘20: seduti lontani, da un capo all'altro del tavolo o della stanza, i promessi sposi potevano interloquire solo per intermediazione parentale, senza alcun contatto fisico. Tipica era la "fujitella", alias scappatella con l'uomo prescelto dalla ragazza, destino toccata a sua zia Francesca, che però ha pagato a duro prezzo il costo di aver macchiato di disonore la famiglia Costa.

"Le piaceva scherzare con gli uomini", raccontavano le donne della sua famiglia. "Spiegazione non plausibile - commenta Karen- dal momento che le donne erano obbedienti e segregate in casa". La realtà è che Frances era stata promessa in sposa ad un mafioncello che avrebbe aiutato a sistemare i suoi fratelli a Detroit. La bella inamorata, invece, scappa col suo principe azzurro, un giovane barbiere distruggendo i piani familiari.

Nell'esplorare le sue origini, la Tintori ha voluto testardamente e contro il volere di tutti portare a galla questo segreto. "Inizialmente avevo pensato di scrivere una fiction, poi mi sono detta che non sarebbe stato giusto". Ma cosa le ha fatto cambiare idea? Mia nonna era senza denti perchè la mela del peccato l'aveva indotta a darne un morso in tempo di fame. "Un atto non concesso che l'ha vista punita, con una mela conficcata tra i denti"- confessa, tra pietà e anche vergogna per una simile violenza.

Una storia femminile degna del Padrino. Verosimile, come tante nella Sicilia che non vede e non sente, che non parla e cerca di dimenticare, ma che la Tintori racconta ponendo fine alla storia di omertà che ha delineato la storia di cinque generazioni di donne. "Nemmeno mia nonna- conclude Karen - l'aveva mai raccontata a mio nonno, portandosi indietro questo enorme segreto".