IL NETWORK 20/20 AL CONSOLATO ITALIANO DI NY/ L’enigma prezzo del petrolio
Tra crisi dei mutui e crollo bancario vale la pena interrogarsi su cosa sta accadendo anche al mercato petrolifero. "Oil: what is really happening" è stato, infatti, il tema del panel svoltosi al Consolato Italiano di NY dove, giovedi 18 settembre, il viceconsole Maurizio Antonini ha dato il benvenuto ai membri dell'organizzazione promotrice Network 20/20. Davis Beim, Professore della Columbia Business School, ha moderato la discussione che ha visto partecipi: Larry Goldstein, esperto internazionale di mercati petroliferi, Hillary Lewis, presidente di River Foster Advisors, Andrea Fiano, corrispondente US di Milano Finanza e di Class-Cnbc, James Upton, direttore esecutivo del desk azionario per i mercati emergenti a Morgan Stanley. Nel 2008 si è assistito ad una feroce impennata dei prezzi del petrolio che ha portato a $150 il costo di un barile, seguita dalla recente caduta poco inferiore ai $100. Cosa accadrà in futuro? Secondo Beim, il lento cambiamento della domanda/offerta non è adatto a spiegare il recente e repentino cambiamento dei prezzi. Questa volatilità andrebbe invece attribuita ad agenti finanziari, anche marginali, che finora hanno versato circa $250 miliardi nel mercato del greggio, fissandone il prezzo. Ma fino a che punto questo circolo vizioso rappresenta una bolla finanziaria?
Andrea Fiano ritiene che un tema bollente sia l'urgente richiesta di regolamentazione del mercato del petrolio, tenendo conto delle pressioni provenienti da Washington e della trasformazione in atto nel mercato energetico. Hillay Lewis sottolinea: "Ci sono altre componenti in gioco (oltre alla domanda e all'offerta): il dollaro debole da un lato e la pressione politica derivante dai crescenti costi del greggio hanno spinto alla ricerca di altre fonti di approvvigionamento". James Lipton ha spiegato come gli Usa sia il più grande consumatore di petrolio al mondo, aggiungendo come finora sia sottostimata l'importanza della crescente domanda di petrolio da parte delle economie emergenti.
Secondo Larry Goldstein, anno dopo anno la struttura del mercato petrolifero è cambiata con un aumento dei prezzi che ha indebolito il dollaro; considerando il ruolo fondamentale svolto da madre natura, crisi, nuovi oleodotti, accanto alla solita domanda e offerta, ricorda come dal 2004 gli Usa abbiano usato tutto il surplus petrolifero. "Ci vorranno almeno 20 anni per diventare autosufficienti" - dice. Ma come fare? "Le soluzioni per gli Usa possono essere tre: risparmiare, ridurre la dipendenza estera cominciando a trivellare in mare aperto, o costruire proprie raffinerie".
Se qualcuno dal pubblico ha adossato la responsabilità dell'aumento dei prezzi del greggio all'amministrazione Bush e alla guerra in Iraq, la replica degli interlocutori è stata la smentita dell'esistenza di una relazione diretta. Goldstein ha infatti specificato: "Ognuno di noi in questa stanza è responsabile di quanto accade all'ambiente: pensiamo a quanto inquinano i campi da golf". Cosa si prevede dunque nel futuro? I prezzi, dicono, si manteranno al di sotto di $100 al barile ma nulla è certo. Quanto alle voci sul mercato nero del greggio come concausa della grossa speculazione? Quello non sembra aver giocato un ruolo fondamentale quanto invece lo è stato la sopravvalutazione della capacità di rifornimento di paesi ricchi di petrolio. "L'Arabia Saudita - dice Goldstein - non ha mai svelato quale fosse la sua reale capacità produttiva. Siamo noi (Usa) ad avere assunto che ci avrebbe rifornito di petrolio in surplus. L'America però ha adesso capito che non è capace di controllare cosa fanno questi paesi petroliferi, ma almeno sa come poter controllare sè stessa". Si può realmente parlare di controllo nell'America dei grandi fuoristrada e dell'aria condizionata a tutto volume? "In Europa - spiega la Lewis- esistono tasse sul consumo del petrolio, per cui c'è maggiore risparmio energetico. In America il petrolio è cheap". La Russia, dal canto suo, ha aumentato la produzione di fronte alla crescente domanda di nuovi paesi, quali Cina e India, divenuti i principali importatori netti di petrolio. "Ma - aggiunge Upton - quei paesi oggi sono stati costretti a tagliare le loro filiali e a ricorrere a forme alternative di energia, con una riduzione dei prezzi finali al consumo". "Una scelta indotta- precisa Goldstein - perchè sono minacciati di non ricevere più aiuti finanziari se non si attengono ai protocolli ambientali internazionali".
Se non è, dunque, possibile fare previsioni sull'andamento dei prezzi del petrolio, dal momento che quelle fatte finora sin son dimostrate non attendibili, almeno, dicono gli esperti, si prevede un contenimento dei prezzi al livello attuale, anche se, conclude Beim, il mercato continuerà ad essere volatile.





