SPECIALE/MEDICINA/ Il chirurgo contro il diabete

di Michelina Zambella

Si è concluso con risultati più che soddisfacenti il "Primo Congresso Mondiale sul Diabete Tipo 2"svoltosi a NY il 15 e 16 settembre 2008, sotto la direzione del Dott. Francesco Rubino, Direttore del Centro Chirurgia per il diabete al Weill Cornell Medical College.

Un forum multidisciplinare che, sulla scia delle linee guida tracciate lo scorso anno al Summit di Roma, ha raccolto a Times Square più di 1000 esperti mondiali del settore scientifico e, per la prima volta, policy maker. Un'interessante discussione sugli ultimi dati e le ultime teorie concernenti il diabete, allo scopo di realizzare un'agenda di politiche sanitarie che sappia afferrare le opportunità offerte dalla chirurgia gastrointestinale e dalle nuove terapie di intervento. Conferenza interattiva e all'avanguardia, come il sistema elettronico di risposta simultanea che ha consentito ai presenti di contribuire, con le loro opinioni e il loro sapere, alla redazione delle conclusioni finali.

Il diabete è una delle maggiori cause di mortalità, malattie cardiovascolari, insufficienza renale e cecità nei Paesi occidentali, che affligge oggi circa 240 milioni nel mondo e oltre 380 milioni previsti nel 2025, con consequenze severissime sui sistemi sanitari. Le cause rimangono tuttora ignote e le terapie convenzionali non ne consentono la guarigione. Nel 90-95% dei casi si tratta della forma cosidetta "tipo 2", caratterizzata da insulino-resistenza e spesso associata a sovrappeso e obesità. Negli ultimi anni si è osservato che pazienti trattati chirurgicamente per obesità patologica manifestavano anche una remissione rapida e duratura del diabete di tipo 2. Tale remissione è stata a lungo attribuita semplicemente alla perdita di peso e alla riduzione dell'introito calorico conseguenti a questi interventi. Solo recentemente, grazie soprattutto alle ricerche del chirurgo italiano Francesco Rubino, si è compreso che il bypass dell'intestino prossimale (caratteristica fondamentale di alcuni degli interventi per obesità patologica), ha un effetto antidiabetico diretto, possibilmente dovuto a meccanismi neuro-ormonali. Questa osservazione suggerisce la possibilità che il diabete tipo 2 sia una malattia di per sé potenzialmente operabile anche in pazienti non necessariamente affetti da obesità patologica. Tale ipotesi è ora anche sostenuta da alcuni studi clinici preliminari eseguiti in diversi Paesi del mondo, i cui risultati sono stati presentati in anteprima al Summit di Roma nel 2007 e riproposti, in versione aggiornata, all'appena concluso Congresso di NY.

Chi è, dunque, quest'italiano di cui la stampa e TV estera e americana tanto si occupa e, soprattutto, perchè? Francesco Rubino ha risposto alle domande di Oggi7.

Dottor Rubino dove è nato e dove ha iniziato la sua carriera?

«Sono nato a Cosenza e ho lavorato in Francia e Italia (Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli). Dal novembre 2007 mi sono trasferito al Weill Medical College of Cornell University, dove sono Associate Professor of Surgery e Chief of the Section on Gastrointestinal Metabolic Surgery. Alla Cattolica di Roma ho ancora un adjunct title come ricercatore».

Qual è la sua area di specializzazione?
«Mi occupo di chirurgia laparoscopica con particolare specializzazione in chirurgia dell'obesità e del diabete. La chirurgia del diabete è una delle più importanti novità in campo medico-scientifico che, sia per l'importanza della malattia che per l'aspetto rivoluzionario dell'approccio, sta interessando non solo la comunità scientifica ma anche l'opinione pubblica in generale».

Com'è andato il Congresso di New York e cosa intende per "Non si tratta della vita col diabete, ma senza" e "Insieme si pùo fare un passo tempestivo e critico verso uno dei traguardi più importanti per la medicina del 21 secolo: trovare una cura per il diabete" (rispettivamente citazioni di apertura e chiusura della brochure congressuale)?

«La conferenza è andata anche oltre le aspettative con circa 1000 persone provenienti da 46 paesi, con rappresentanti di tutti i continenti. Perchè il diabete e l'obesità, contrariamente a quanto si crede, non sono un problema "tipicamente" americano ma affliggono tutto il mondo. Si è trattato di un congresso storico, non solo perchè è il primo sull'argomento ma anche perchè ha consentito di discutere, oltre alle implicazioni cliniche della chirurgia del diabete, anche i costi e benefici per le economie sanitarie di tutto il mondo. Esperti della comunità scientifica ma anche esponenti della politica hanno analizzato il ruolo che la chirurgia gastrointestinale e le nuove terapie di intervento possono avere non solo nella cura ma anche nella comprensione delle cause del diabete tipo 2».

.Lei la cura l'ha trovata?

«Non posso dire che abbiamo trovato la cura. Sappiamo di avere un'arma eccezionale, la chirurgia gastrointestinale, che offre una grande opportunità. Ma sappiamo anche che dobbiamo agire con molta cautela perchè non esiste un candidato ideale, ovvero quello con obesità severa e diabete, che dovrebbe essere sottoposto ad intervento chirurgico».

Cosa è venuto fuori dal Congresso?

«Innanzittutto, il riconoscimento che la chirurgia può svolgere un ruolo importante nel trattamento del diabete. Ma ancora più importante, il riconoscimento che, in aggiunta al potenziale impatto clinico-terapeutico, lo sviluppo e lo studio della chirurgia del diabete potrebbe rivoluzionare le attuali conoscenze, creare un'opportunità per comprendere meglio le cause di questa malattia e portare alla identificazione di nuovi target per una più efficace terapia farmacologica».