ARTE-PERSONAGGI/INCONTRO A FIRENZE CON NERI BRUNACCI/ In attesa di tornare a New York

di Silvia Forni

Neri Brunacci ha iniziato la sua carriera artistica quando aveva solamente diciassette anni, un po' per divertimento, ma soprattutto a livello terapeutico e, come lui stesso afferma: «dopo la perdita di mia madre mi sono ritrovato piuttosto solo e dipingere era una delle cose che mi faceva tornare in vita». Brunacci, fiorentino doc, è sempre stato l'unico artista in famiglia: «mi è sempre piaciuto dipingere, ho iniziato con l'Istituto d'arte a Firenze, per poi proseguire con il Polimoda. La mia passione è sempre stata il ritrarre le mani e i piedi delle persone, o anche le mie. Le mani hanno un senso per me come "tracce volontarie", il passo, i piedi, invece, li vedo più come qualcosa di scorrevole, non fisso, di passaggio».

Neri ha fatto diverse mostre a Firenze, alla Fortezza da Basso, in alcuni locali della città e a Roma, ma la mostra che gli ha dato più soddisfazione si è svolta l'anno scorso in un locale di Williamsburg, quartiere di New York noto per il suo enorme ammontare di artisti. Ed è proprio qui, nel locale "Union Pool" in 484 Union avenue, che Neri ha esposto i suoi quadri e dove tornerà questo inverno. «L'esperienza di New York è stata sicuramente molto produttiva da una parte e costruttiva dall'altra. Trovarsi in un luogo dove ci sono altre centinaia di artisti che cercano di farsi conoscere non è stato per niente facile. L'esperienza newyorchese per me è iniziata qualche anno fa quando, solo per curiosità, sono venuto ad abitare nella città per circa sei mesi, poi, non riuscendo a trovare un modo per restare legalmente, con il visto, me ne sono dovuto andare, ma ho molti amici qui che mi hanno aiutato a tornare e a mostrare finalmente la mia arte». Brunacci ha una forte personalità, nascosta dal suo modo di fare a volte un po' sfuggente. L'ispirazione per i suoi quadri viene da Jodorowsky, Gurgev e Bucosky. Le tecniche usate dall'artista fiorentino sono diverse e alcune completamente inventate e create da lui stesso. Brunacci sperimenta per poi rimodellare a suo piacere. La variante del sale pigmentato è una di quelle che il giovane pittore fiorentino usa più spesso, aggiungendo puntine di colore acrilico al tutto e un po' di colla. Uno dei suoi quadri più famosi è "Tracce di umanità" del quale Brunacci stesso afferma: «Questo quadro ha un significato particolare per me. Mi è sempre interessato tutto ciò che fosse legato all'esoterismo, i tarocchi, i simboli soprattutto e questo quadro ha un significato in ogni sua parte. Al centro ho voluto disegnare un Mandala, che è un simbolo, in sanscrito la parola significa "cerchio". La civilità tibetana ha tradotto questo termine con "dkyl-khor", che vuol dire anche centro, quindi il significato è che tutto ciò che esiste è una circonferenza, che proprio in quanto tale ha bisogno del centro. Allo stesso modo dicono gli antichi che "senza l'anima del mondo non c'é mondo". Diversi significati si possono dare ad un Mandala, che può essere visto come un ritorno della molteplicità nell'uno, o può anche come un canale ritrovare l'unità della coscienza ed essere collegato a qualcosa di divino, più che altro è un impulso verso l'unità».

Brunacci ha voluto rimanere misterioso nel significato di alcuni simboli del suo quadro "Tracce di umanità", come il numero 156, la lettera K e il cammello; l'unica cosa che ha spiegato è che è stato in parte ispirato dal libro di Kenneth Grant "Il Dio occulto", legato ai misteri dell'esoterismo. Le mani disegnate sono uno dei simboli ricorrenti del giovane pittore, che fin da bambino suona la chitarra e a volte il pianoforte. «Le mani sono fonte di ispirazione fortissima per me, è come se non riuscissi a fare a meno di metterle nei miei dipinti».

Altro quadro di Brunacci che è stato esposto in diversi locali di New York e anche a Firenze è "L'ultima visione di un artificiere", dove, usando tecniche simili al quadro precedente e colori forti come il rosso, il nero, l'oro e il blu, l'artista aggiunge pezzi di rame per trasformare il quadro quasi in qualcosa di tridimensionale. Le tecniche usate si sovrappongono, oli, acquerelli, acrilici, acidi, ossidanti, zucchero e olio di lino. «Spesso mi ritrovo a dipingere come sotto ipnosi, preparo il quadro come sotto un rituale e non riesco a fermarmi fino a che non arrivo almeno a metà».

Brunacci, cresciuto in una famiglia fiorentina "pura", deve molto a sua nonna che lo ha ispirato e aiutato negli anni. «Mia nonna è riuscita sempre a darmi dei buoni consigli e grazie anche a lei adesso amo molto la pittura del 300, Cimabue, Giotto, anche se una delle mie grandi passioni rimane Kandinsky e perché no, anche Klee e Mirò». Brunacci in questo momento si trova nella sua casa a Firenze, vicino al Viale Michelangelo, dove, tra una partita di scacchi e l'altra, sta preparando nuovi quadri che esporra' tra qualche mese in un'altra mostra a New York - ancora è un segreto dove - e a Firenze; per ora sono conosciuti solamente i titoli: "Venere", "La musica" e "Nuclear Pontormo". Per qualsiasi informazione si può trovare l'artista a: neribrunacci@hotmail.com.