Italiani in America

L’alba della nostra stampa in USA

di Generoso D'Agnese

E' difficile rintracciare i nomi dei fondatori del "Baltimore Portico", del "The Broadway Journal" o del "The Repubblican" della Lake Champlain Valley. I loro nomi sono sbiaditi dal tempo nonostante possano essere inseriti in un ipotetico guiness dei primati. Sono quelli di L.B. Alberti, John Bisco e John Fenno.

Quella nei mezzi di comunicazione é infatti una presenza che pesca abbondante nei cinquecento anni di presenza italiana negli Stati Uniti, arrivando a svilupparsi con percorsi singolari e autonomi attraverso i vari paesi che hanno accolto i nostri connazionali. E se negli Stati Uniti del Settecento difficilmente si poteva associare al temperamento italiano i gazzettini di Baltimora e Broadway, altrettanto non si può dire per il "Correo Atlantico", fondato nel Texas messicano dal coraggioso editore molisano Orazio de Attelis. Venuto alla luce nel 1836 e subito soffocato dal generale Santa Ana per i contenuti fortemente indipendentisti, il Correo ritornò a vivere a New Orleans, collocandosi storicamente come il primo periodico di stampa italo-americana. Il foglio divenne il pioniere di una lunga serie di testate a impronta italica, a iniziare dal settimanale dall' Europeo-Americano di Secchi de Casali che a sua volta poté vantare il primato di essere il primo periodico scritto in lingua italiana e inglese, nonché il nume tutelare de "L'Eco d'Italia" fondato nel 1849 e vissuto fino al 1894. L'Eco si impose con successo tra gli italiani d'America schiacciando nell'ombra numerosi altri tentativi editoriali.

In un'epoca segnata da fibrillazioni risorgimentali e nazionaliste, "L'Esule" si pose invece come capofila della stampa politica. La testata ebbe però poca fortuna mentre "Il Proscritto" fondato da Felice Foresti riuscì a sopravvivere per due anni. Nel 1852 toccò all' European Mercury, fondato da Tinelli, sperimentare la dura fatica della presenza editoriale mentre La Gazzetta italiana di Filadelfia, pubblicata dal piemontese A.Balbo si scontrò subito con la Eco della Patria di San Francisco, fondato nel 1859 da Federico Biesta. Nello stesso anno James Del Vecchio intraprese l'avventura editoriale con il "Brooklyn Standard", foglio di pregevole fattura. Il giornale fu chiuso dopo poco tempo per .... la chiamata alle armi dello stesso Del Vecchio, arruolato nelle file dell'esercito unionista per la guerra civile americana! Congedato con onore e con i gradi di Tenente colonnello, Del Vecchio ritentò nel 1865 l'impresa riuscendo a pubblicare i suoi "Brooklyn Union" e "Standard-Union" fino al 1877. Nel 1860 però un altro editore cercò di insidiare il primato all'Eco d'Italia. Si trattava dell'Almanacco Italiano che però non visse più di due anni. In quelli che sarebbero diventati per pochi anni gli Stati Confederati d'America, Paolo M.Botto tentò a sua volta un'avventura editoriale con il "Natchez Democrat" mentre nel selvaggio Ovest Pietro Cuneo tentò un'analoga avventura con la "Gazette" di Medina, con il "Wyandot Pioneer of Upper Sandusky" e infine con il "Wyandot Conty Repubblican". Padre Sestini decise di provare a conquistare i lettori cattolici con il suo "Sacred Heart Messenger" fondato nel 1866 e divenuto il maggior magazine cattolico dell'epoca.

Sulla costa occidentale Biesta intanto riprese nel 1869 la sua attività di editore facendo uscire nelle edicole l'Illustrated San Francisco News, pubblicato in lingua inglese e sei anni dopo l'Osservatore Cattolico , destinato a diventare un seguitissimo settimanale in lingua italiana. Fervente monarchico e fedele ai Savoia, Federico Biesta mantenne viva la fiamma della polemica con i repubblicani, editando con l'appoggio della colonia italo-svizzera anche "La Voce del popolo", che dal 1890 divenne un quotidiano. Il potere assoluto dell'Eco diretto da Casali venne intaccato solo nel 1871 quando due ottimi giornalisti, Cesare Orsini e Giuseppe Norton tentarono l'avventura de "L'Unione dei Popoli". L'attacco fallì perché il primo quotidiano antagonista visse solo nove mesi, ma l'idea di poter dare alla stampa nuove testate italiane di diversa matrice politica fece breccia e alla fine produsse ottimi risultati.

Toccò a Carlo Barsotti, un giovane toscano, fondare nel 1880 "Il Progresso Italo-Americano", che nel giro di pochi mesi scalzò dal piedistallo il giornale rivale edito da Casali. Ma questa è un'altra storia!