PUNTO DI VISTA/ Donne moderne e cavalier serventi
E 'giusto che la donna lavori e che nei mestieri e nelle professioni abbia lo spazio garantito all'uomo? E' giustissimo. Come l'uomo, anche la donna avverte l'esigenza di fare, agire, costruire. Dopo l'avvento della luce elettrica, del treno, dell'automobile, della radio, del cinema, della televisione, del jet, non potrebbe essere altrimenti. Questo, da oltre mezzo secolo è il divenire della nostra società. Opporvisi sarebbe sciocco, assurdo. Buffo, ancor prima che ingiusto.
L'argomento non è di poco conto. Esso abbraccia antropologia, fisiologia, biologia, filosofia, costume, razze, ceppi, etnìe. Pone interrogativi ai quali forse non potremo mai dare risposta: la donna "è" come l'uomo o non è come l'uomo...? La donna è portata, o no, all'analisi quanto alla sintesi? Ma cercare in questo senso risposte sarebbe futile, sarebbe sterile; oltretutto, in una data società dimostrerebbe inaccettabili tendenze al nazionalsocialismo, all'"ingegneria" sociale, biologica...
La questione non può nemmeno essere codificata, regolamentata. Strutturata. Richiederebbe una classe dirigente costituita da lucidissimi folli. Si tenta, però, e ci si riesce, di regolamentare il "problema" . Tuttavia, lo si regolamenta a favore della donna, in ossequio al principio d'importazione delle "quote" nell'apparato statale e non solo statale: un principio, questo, in cui è insita una arbitrarietà che, in quanto tale, non può far bene alla società. Non vi sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere alle "quote": la donna, se mai ve ne fosse stato bisogno, ha da un bel pezzo dimostrato il proprio valore, il proprio ingegno e raccolto perciò i grossi risultati che meritava di raccogliere.
In Italia, dove piace essere più realisti del re e più papisti del Papa, alla donna si fanno ponti d'oro, specie nel giornalismo e in politica. Affidare a una donna la direzione di un giornale per parecchi signori è segno evidente di "civiltà", di "progresso"; è dimostrazione di una mentalità "aperta". Non ci si chiede se la signora in questione abbia o no le qualità per guidare un quotidiano o una redazione tv o per ricoprire il ruolo di ministro della Repubblica. Quel che conta è conservare dinanzi al mondo e soprattutto alla Ue, la patente di "emancipati", di amabili personaggi del tutto privi di "pregiudizi". Ma non sempre la tale o la tal'altra alla prova dei fatti dimostrano di possedere le doti per dirigere un mezzo d'informazione o per dare la giusta linea e il giusto timbro a un dicastero, a un'azienda. Così come, d'altro canto, quelle stesse doti non le hanno neppure signori all'apparenza preparati, maturi, in gamba. Molte italiane non sembrano tuttavia accorgersi che spesso il grosso incarico lo ottengono non per meriti propri, bensì perché l'indirizzo ormai è questo. Ma a parecchie di esse, ciò non importa. A loro importa (come agli uomini) raggiungere e conservare il potere. Spesso con ogni mezzo. Tagliando anche teste.
Donne moderne quindi? Mica tanto... Pensate: hanno fatto resuscitare una figura di uomo che era spartita da un pezzo: quella del cavalier servente... Basta passeggiare nel centro di Roma per rendersene conto: numerose le donne "d'assalto" dietro le quali o a fianco delle quali scodinzolano appunto i cavalier serventi. Individui che da tutto ciò sperano, eccome, di trarre grossi vantaggi. Lo spettacolo è deprimente. Perfino provinciale.
Ma, si sa, questo si chiama modernismo. L'opposto della modernità.





